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2010-12-06

Edicola digitale... ma anche virtuale

È notizia recente che un certo numero di quotidiani e settimanali francesi stanno organizzando una propria piattaforma digitale per la distribuzione dei contenuti: in parole povere, vogliono offrire un servizio a pagamento per accedere al giornale in formato elettronico.

Non è la prima volta che l'argomento viene a galla: tempo fa, scoppiò una polemica tra Google ed i giornali americani, dove questi lamentavano di essere loro a fornire le notizie, mentre Google ricavava soldi dalla pubblicità inserita nelle proprie pagine di ricerca. Goggle, d'altro canto, rispose che ogni giornale poteva togliersi dal motore di ricerca quando voleva, sia impostando certi parametri nelle pagine del sito, sia chiedendo a Google di non ricercare le proprie pagine.

A rigor di logica, si potrebbe ricordare ai giornali che le pubblicità di Google sono sulle pagine di ricerca, ma non appena si clicca su uno dei risultati, si entra nel sito del giornale, di solito pieno di pubblicità per proprio conto ed i cui proventi vanno appunto al giornale. E ricordiamo anche che per comparire fra i risultati di ricerca non si paga nulla: il lettore anzi viene portato al sito del giornale proprio dalla ricerca, che quindi giova al giornale. Infatti la cosa si chiuse lì.

Tuttavia, le pubblicità sui giornali sono in calo, a favore delle pagine web e il tutto rappresenta una cifra ragguardevole, che fa gola a molti. Apple è entrata in sordina nell'ambiente, dato che non vende contenuti, né effettua ricerche o altri tipi di elaborazione; però dal successo di iPhone e iPad Apple ha elaborato una piattaforma pubblicitaria: gli sviluppatori delle cosiddette App possono inserire codice apposito con un effetto simile a GoogleAds e che permette di distribuire gratuitamente l'applicazione, contando sui ricavi pubblicitari.

Sia Google che Apple si prendono una bella fetta dei guadagni (30% dichiarato per Apple, piuttosto nebulosa quella di Google). La nuova piattaforma francese vorrebbe portare avanti una percentuale più bassa (attorno al 10%), guadagnare in popolarità e poi tornare da Google e Apple per discutere la quota. Difficile dire se ce la faranno.

Un'altra possibilità è stata quella scelta da alcuni giornali, l'unica secondo me attuabile: hanno infatti deciso di permettere l'accesso agli articoli tramite abbonamento. Su questa posizione non c'è nulla da dire: il giornale paga i servizi e li fa pagare a chi è interessato (aggiungendo poi la sempre presente pubblicità, visibile agli abbonati); mi sembra la cosa più ovvia: tempo fa si comprava il giornale in edicola, oggi lo si compra sul web, nulla da dire. L'indicizzazione dei motori di ricerca a questo punto è un vantaggio: il lettore avrebbe trovato un articolo interessante, ma il suo proprietario se lo fa pagare, non fa una grinza.

L'iniziativa francese invece mi sembra un po' pretenziosa: vorrebbe applicare un metodo valido per la carta allo strumento elettronico. Google e Apple non c'entrano: se questi giornali forniscono un servizio che vale il costo proposto, ci saranno certamente clienti pronti a pagare per averlo.

Pochissimo hanno capito che internet, la comunicazione elettronica ed i vari mezzi con vi si accede (computer, telefoni, televisioni interattive) richiedono un cambio di mentalità, non possono essere affrontati con i metodi vecchi. Qui non c'entra la libertà di informazione, che è sempre esistita anche senza il web; qui si tratta di elaborare nuovi modelli di commercio. Che però dovranno, come prima, fare leva sulla qualità del servizio: quando compro un giornale (ma anche un'auto, un telefono, qualunque cosa) faccio un paragone tra il costo e quello che cerco; se il bilancio è positivo, lo compro, altrimenti no.

Posso anche decidere che il mio desiderio di informazione è soddisfatto dal leggere siti gratuiti di commenti o forum, oppure che ho bisogno di essere abbonato ad almeno 6 quotidiani web e 4 su carta. Purtroppo negli ultimi anni, non si è più abituati a pensare all'informazione come a qualcosa di prezioso: difficile trovare una tv a pagamento che offra l'informazione come punto principale; questa è spesso accessoria ed i guadagni arrivano dalla pubblicità, magari legata a trasmissioni di intrattenimento: l'informazione sembra che non paghi.

Quindi, cari editori, non lamentatevi di chi sembra portarvi via fette di pubblicità: mantenete alti livelli di informazione e vedrete che ci sarà gente disposta a pagare per leggervi (magari con meno pubblicità).

2010-05-20

Attenzione alle interferenze

Come da titolo, oggi voglio parlarvi delle care interferenze: non tanto per quanto riguarda la salute, argomento che è già stato toccato da molti, ed è ancora controverso, ma vorrei concentrarmi su quelle onde che creano i cosiddetti "disturbi" nelle casse audio, sui vecchi monitor CRT e così via.
Ho recentemente acquistato un set 2.1 (sub-woofer + due satelliti) di casse audio da collegare al mio fido iMac per ascoltare un po' di buona musica, ad una qualità un po' superiore rispetto a quella (già ottima) delle casse integrate. Superato l'entusiasmo iniziale, ho cominciato a rilevare rumori di fondo sui satelliti: il rumore era ad intermittenza, quindi ho immediatamente escluso la mancanza della terra; la colpa è quindi ricaduta sul filo non schermato che va dal sub-woofer fino ai satelliti.
Sul momento il rumore è andato via, dopo aver tolto il cavo dai fili che collegano Playstation, antenna e iMac al TV LCD esterno, ma poco dopo è ritornato. Il fastidio non si presentava su canzoni agitate, ma si poteva udire solo su canzoni tranquille, rendendole quindi inascoltabili (rovinava l'atmosfera!).

Il dubbio delle interferenze restava e, non potendo spegnere il wireless (unica fonte di internet), ho optato per la base del telefono cordless, posizionata a pochi centimetri dalla scrivania. In preda alla "rabbia", l'ho presa, spostata poco più in là e... Magia: il rumore è completamente sparito.
Dopo averne gioito, ho fatto qualche ricerca su internet ed ho scoperto che i nuovi cordless utilizzano una tecnologia (chiamata DECT - Digital Enhanced Cordless Telecommunication) che è molto simile a quella utilizzata dai telefoni cellulari, ma è limitata ad una specifica area geografica (ad esempio: all'interno di un appartamento, una villa o un'azienda), delimitata da diversi ripetitori. La particolarità di questa tecnologia, proprio come la GSM, è la possibilità di spostarsi da un ripetitore all'altro (per capirsi, le basi dove potete ricaricare il cordless), senza perdere il segnale.
Il difetto, però, è che non disattivano mai la trasmissione tra cordless e base, e quindi creano interferenze (con rumori simili a quelle create dai telefoni cellulari) continue e fastidiose.
In sostanza: i vostri cordless sono super tecnologici e sempre pronti all'uso, ma se utilizzate delle casse non schermate, vi consiglio di tenerli a debita distanza!

PS: Per quanto riguarda il discorso della salute, Wikipedia consiglia di tenerli almeno a mezzo metro da luoghi di soggiorno o di riposo.

2010-05-17

Facebook e i nostri dati

Ancora un problema di privacy: da un po' di tempo Facebook sembra aver perso un po' di smalto, dopo i segnali di poca privacy avanzate da più parti. Il fondatore del network si deve essere spinto un po' troppo oltre per ottenere più guadagni; infatti un sito principalmente gratuito deve basarsi sulla pubblicità per coprire le spese, ma può anche (a dispetto delle leggi) comunicare a clienti paganti informazioni ambite: i gusti dei propri clienti.
Infatti, se non si ha l'avvertenza di cancellare i cookie all'uscita di una sessione di Facebook, si potrebbe entrare in un sito e trovarlo un po' diverso da come potrebbe essere, in quanto il sito stesso vede che avete un account Facebook, può conoscere la vostra musica preferita, libri, ecc... e mostrarvi quello che potrebbe stuzzicare.
A prima vista potrebbe anche essere comodo, se siete entrati nel sito per cercare qualcosa, ma alla fin fine significa che le vostre preferenze sono state comunicate in giro per internet. Per questi motivi, Facebook ha ricevuto richieste di porre un freno a queste procedure da vari garanti della privacy. Ma alcuni utenti sono andati anche oltre, proponendo di cancellare le proprie utenze per protesta il 31 maggio.
Nell'ultimo mese sta facendo parlare di sé un nuovo network, non ancora aperto, che, secondo le promesse, permetterebbe a ciascuno di decidere per proprio conto se condividere i propri dati e a che livello. Il sito è Diaspora che afferma di aver ricevuto contributi volontari per cominciare le operazioni (data prevista: settembre).
Ovviamente la privacy è una cosa seria; uno dei motivi per cui siamo tempestati di telefonate da parte di call center che ci vogliono vendere di tutto, è proprio la condivisione non voluta dei propri dati (ricordo di aver negato via fax il mio permesso all'utilizzo del mio numero telefonico per le offerte commerciali, ma non è servito un granché). Tuttavia, rendiamoci conto che il semplice uso di una carta di credito, l'acquisto via internet o per corrispondenza, addirittura le donazioni a società onlus, portano tutte condividere i propri dati con soggetti che non conosciamo nemmeno. Avete mai notato che anche le società più serie, al momento di chiedervi le firme, affermano che i vostri dati saranno passati a organizzazioni terze per necessità imprescindibili? E di cui non sono riportati gli estremi.
Purtroppo viviamo in un momento in cui non si tratta di rendere un prodotto appetibile, ma bensì di convincere il potenziale cliente che non ne può proprio fare a meno. Per evitarlo si può fare veramente poco. Almeno per ridurre il rischio, impostate il vostro browser per dimenticare i coockie all'uscita ed utilizzate le funzioni di memorizzazione delle password, che restano sul proprio computer. In questo modo farete dei login quasi automatici nei vostri siti preferiti, ma non vi porterete dietro nessuna traccia!

2009-10-25

Centrali nucleari americane

Per circa un anno, circa 400 tra operai e progettisti hanno lavorato vicino alla cittadina di Ardacia, in Florida, per costruire quella che al momento è la più grande centrale ad energia foto-voltaica americana e alla fine del mese l'impianto dovrebbe entrare in funzione, avvenimento che sarà sottolineato dalla visita del presidente Obama.
Il sistema copre circa 70 ettari di terreno e fornirà una potenza attorno ai 25 MW; assieme ad altri due progetti dello stesso stato americano, porterà a circa 110 MW l'energia rinnovabile della Florida. Rispetto alla richiesta attuale di energia, queste cifre sono piccole, ma corrispondono comunque all'eliminazione di più di 3 tonnellate all'anno di gas responsabili dell'effetto serra, una quantità pur sempre ragguardevole.
Il progetto è costato 150 milioni di dollari e potrà servire circa 3000 utenze. Quindi al momento il costo di un progetto fotovoltaico è un po' meno di 3 volte di quello di una centrale nucleare della stessa potenza; d'altra parte, nel caso nucleare si deve tener conto del costo di smaltimento delle scorie. È prevedibile che con la conoscenza e gli investimenti, i costi delle fotovoltaiche debbano diminuire, come succede per tutte le fonti energetiche.
Per i costi di esercizio invece, non c'è storia: il costo dell'Uranio (che si esaurirà probabilmente nei prossimi 50 anni), quello del trattamento delle scorie e quello legato al personale necessario per il funzionamento e controllo sono di ordini di grandezza più alti della manutenzione di una centrale solare.
Il governo americano negli ultimi anni ha dato un forte impulso alle energie rinnovabile e in particolare quella foto-voltaica, pensando anche allo sviluppo economico del futuro. Infatti, in Europa Spagna e Germania stanno spingendo questo tipo di energia in modo particolarmente aggressivo ed anche la Cina ha presentato un programma energetico fortemente solarizzato, tra cui una centrale da 2GW!!. Gli Stati Uniti potrebbero quindi rischiare di dover comprare la tecnologia dei pannelli foto-voltaici all'estero, se non stessero correndo ai ripari e guadagnando know-how. È recente l'annuncio della costruzione di una centrale da 48MW nel Nevada.
Se ricordiamo che la prima centrale nucleare sperimentale forniva 5MW di potenza e la prima di tipo commerciale arrivava a 50MW, possiamo pensare che anche in questo caso le future novità tecnologiche ci forniranno altri appigli per aumentare il peso delle fonti rinnovabili. D'altra parte, il nucleare ha raggiunto un picco di potenza (e numero di centrali) tra gli anni '70 e '80, per diminuire nel seguito (i 2/3 dei progetti dagli anni '90 in poi sono stati cancellati a causa dei costi e dei tempi).

2009-10-11

Batterie nucleari e virali

Alcuni ricercatori dell'Università del Missouri stanno provando a ridurre ai minimi termini una pila nucleare, in modo che sia possibile utilizzarla al posto delle attuali pile alcaline.
Il sistema è semplice: un preparato radioattivo decade emettendo particelle cariche (la normale radioattività) e queste possono essere raccolte per generare corrente elettrica. L'idea non è nuova: simili apparati sono utilizzati da tempo per dare energia ad alcune navicelle spaziali e (manco a dirlo) in campo militare; ma mentre da un lato c'è l'enorme vantaggio che un decadimento radioattivo può durare migliaia di anni, con conseguente durata della batteria, dall'altro c'è il fatto che questi dispositivi sono troppo grandi per alimentare qualcosa di più piccolo di un sottomarino.
In effetti l'energia a disposizione garantirebbe una corrente costante per moltissimo tempo, ma le particelle ad alta energia emesse, a lungo andare danneggiano il semiconduttore solido che deve raccoglierle: è ovvio. È proprio per questo che la pila deve avere grandi dimensioni, in modo da avere sempre un guscio di semiconduttore che fornisce corrente. Allora la scelta dei ricercatori è stata di utilizzare un semiconduttore liquido, che le particelle non possono danneggiare.
Ora la ricerca sta cercando di miniaturizzare il tutto, per arrivare a batterie di dimensioni normali, ma con una durata milioni di volte maggiore di quelle attuali.
Naturalmente, il nome "nucleare" può può far pensare ad una via non praticabile, visti i problemi di sicurezza p.es. dei reattori di potenza; tuttavia, alcuni sistemi basati sulla radioattività atomica sono normalmente usati nella vita comune: pensiamo ad esempio ai pacemaker! Inoltre proprio il liquido che estrae corrente elettrica serve anche per schermare l'esterno dalle radiazioni potenzialmente dannose.

Qualche mese si è parlato ancora di batterie, ma questa volta basate su virus modificati geneticamente: in questo modo, tali virus non sono pericolosi per l'uomo e verrebbero usati per costruire micro-poli elettrici delle dimensioni di un decimo di un capello. I ricercatori del MIT sono così riusciti a produrre una sotticle pellicola che agisce come un anodo. Al momento le pile così costruite hanno le dimensioni di una moneta, ma si pensa di poter ulteriormente scendere più in basso, fino ad avere batterie che prendono la forma dello strumento elettronico che alimentano. Al momento possono subire un centinaio di cicli di carica-scarica prima di perdere efficienza, ma ci si attende di migliorare ulteriormente. Inoltre non verrebbe usato alcun materiale potenzialmente dannoso per l'ambiente.

2009-07-29

Yahoo-Microsoft: è fatta.

Alla fine, ci sono riusciti: Microsoft e Yahoo hanno finalmente raggiunto un accordo!
Se avete seguito la telenovela, ricorderete prima una sequenza di tentativi di acquisto da parte di Microsoft, seguiti da aumenti di capitale di Yahoo per eludere la scalata. Poi il lamento degli azionisti di Yahoo, ai quali interessa la crescita del proprio denaro e vedevano l'ostacolo all'acquisto come un danno ai propri investimenti. Da qui il cambio alla guida di Yahoo. Per finire oggi in questo accordo.
Niente acquisto, Yahoo continuerà ad esistere, ma gli accordi con Microsoft saranno sempre più stretti. L'accordo riguarda infatti niente meno che 10 anni: un tempo lunghissimo per quel che riguarda il web.
Yahoo userà il motore di ricerca di Microsoft, quel Bing che sta riscuotendo un certo successo, almeno rispetto al LiveSearch; Microsoft invece avrà la licenza di usare le tecnologie Yahoo per i propri prodotti, dando a Yahoo un po' meno del 90% dei guadagni che nei primi 5 anni arriveranno dalle pubblicità inserite nei motori di ricerca.
Ok, al momento non ci sarà una grande variazione sul mercato: le due aziende assieme rappresentano meno del 30% del volume delle ricerche, dove ovviamente il resto appartiene a Google. Inoltre, Bing è cresciuto negli ultimi tempi, ma l'ha fatto sottraendo volume a Yahoo, mentre Google è rimasto stabile. Le quote parlano chiaro: Google 65%, Yahoo 20%, Bing 9%: è chiaro chi guadagnerà popolarità da questo accordo (Bing al momento viene indicato come ancora in versione beta).
Bing raddoppierà i propri volumi, attirando quindi più inserzionisti, l'unico modo di guadagnare con le ricerche web. Inoltre, se la tendenza attuale verrà confermata, alcune applicazioni (e magari anche una parte dei sistemi operativi) potrebbero migrare sul web: Bill Gates lo propone da alcuni anni, anche se per ora con poco successo: Adobe con le versioni online di Photoshop e Google con le sue varie applicazioni, hanno fatto certamente di più. Per Microsoft quindi la presenza su questo mercato potrebbe essere importante; guarda caso, i propri guadagni provenienti da licenze stanno diminuendo; per avere un'idea, date un'occhiata alla home page di Bing: i link proposti riguardano immagini, shopping e cose simili, ben distanti dai servizi offerti sulla pagina corrispondente da Google; poi date un'occhiata alla home di Yahoo e capirete perché Microsoft stava corteggiando Yahoo da tempo.
Yahoo otterrà certamente un buon vantaggio economico nel breve periodo, a spese però della sua popolarità sul web; l'impressione è che i propri conti non dovevano essere molto esaltanti.
Al momento Google resta sempre irraggiungbile: però vi sono segnali secondo cui Bing starebbe raccogliendo approvazioni tra gli utilizzatori; inoltre, cosa piuttosto strana, sembrerebbe che gli utenti di Bing siano più propensi a cliccare sulle pubblicità, rispetto a quelli di Google. Vera o falsa, questa cosa potrebbe spingere gli inserzionisti a preferire Bing. Personalmente, ho provato a fare qualche ricerca uguale su Bing e Google: almeno le prime 2 pagine sono praticamente uguali; la differenza potrebbero farla le applicazioni collegati e su questo Google è maestra.
Di solito, la concorrenza è buona cosa per gli utenti; staremo a vedere cosa salterà fuori.

2009-06-13

Pietre dal cielo

E' stato raccontato in alcuni film (ricordate Armageddon?), ma l'impatto di un meteorite con la Terra è considerato una cosa non proprio remota, anche se poco probabile, tanto che qualche anno fa è stato attivato un programma di ricerca internazionale per tenere sotto controllo i vari "pezzi di roccia" vaganti per lo spazio. Il sistema solare infatti non è così stabile come siamo sempre portati a pensare e non c'è ragione di pensare che quanto già successo in passato non possa più accadere.
Anzi, la Terra è sottoposta ogni giorno ad una sorta di pioggia di meteoriti, la maggior parte di quali evaporano al loro ingresso nell'atmosfera. Ma ogni tanto qualcuno, più grosso, riesce ad arrivare a terra.
È quanto è successo ad un ragazzino tedesco, il cui racconto è riportato dal Telegraph: un piccolo meteorite lo ha colpito ad una mano, lasciando al ragazzo una cicatrice di 5 centimetri e nel terreno un piccolo cratere di una ventina di centimetri. Oltre a questo, il rumore creato dal meteorite gli ha abbassato l'udito per qualche ora.
Il direttore dell'Osservatorio Hohmann ha esaminato il "sasso", confermando tramite test chimici la sua origine spaziale.
Meteoriti che superano l'atmosfera non sono così rari, la maggior parte cade in mare (che ricopre la maggior parte del nostro pianeta), ma ogni tanto succede anche sulla terra ferma. Uno studio del 1990 ha confermato almeno 57 casi nel 20esimo secolo, di cui almeno 25 hanno sfiorato un essere umano.
Se sentite un forte rumore che sembra provenire dall'alto... mettetevi al riparo!

2009-05-28

Ancora batterie calde calde...

Non si ferma l'epidemia delle batterie per portatili: forse ricorderete qualche anno fa, quando Apple e Sony organizzarono un un ritiro dal mercato di una grossa partita di batterie Li-Ion per grossi problemi di incendio potenziale. Anzi, girò per la rete la foto di un MacBook praticamente distrutto dalla batteria di notte, <span style="font-style: italic;">mentre era spento</span>. Mentre qualcuno stava già sparlando di Apple, altri portatili cominciarono a diventare fornellini. Le batterie erano tutte Sony e vennero tutte ritirate: circa 10 milioni.
Nel novembre scorso, altri principi di incendio: Sony disse di aver trovato le cause: un difetto negli elettrodi ed un aggiornamento degli impianti di produzione, evidentemente non a posto. Per qualche motivo, questa volta i portatili Sony non erano dichiarati affetti, comunque ci fu un ritiro anche di alcuni di quelli.
Un mese fa, un'altra ripetizione: questa volta a dover ritirare batterie è stata HP (ma batterie sempre di Sony). Ora però ci risiamo: sempre HP, per portatili venduti in Cina.
Personalmente, ne venni a contatto durante la prima ondata: acquistata una batteria per il Powerbook G4, non feci a tempo a caricarla: visto il numero di serie, contattai via web la Apple, che spedì un corriere a ritirare la batteria difettosa, sostituendola con una nuova (che oggi va ancora benissimo). Potete immaginare con quali costi: il recupero fu di Apple, ma suppongo che i costi fossero sostenuti da Sony.
Che però evidentemente ancora oggi non è riuscita a capire le cause: praticamente tutte le marche di laptop in qualche modo sono state toccate. Non ci è dato sapere quanto sta costando a Sony: forse il resto della produzione, non difettosa, copre tutte le spese?
Tutti i possessore di portatili farebbero bene a tenere sott'occhio il sito web della marca scelta: non si si mai...

2009-02-20

Impariamo... dalle formiche

Non voglio parlare della famosa formica della storiella, che lavorando tutta l'estate riesce a sopravvivere durante l'inverno; si tratta invece di formiche vere.
Conosciamo tutti il frenetico andirivieni delle formiche: il fatto è che sembra proprio che non sia così frenetico come appare! Nessuno infatti ha mai osservato un ingorgo, anche quando esiste un flusso in entrambe le direzioni ed il percorso obbligato permette il passaggio di una sola formica per volta.
Le formiche che portano cibo hanno la precedenza, ma non solo. Anche se queste sono ovviamente più lente, nessuna di quelle scariche tenta un sorpasso, ma si tengono ordinatamente dietro alla formica lenta; la situazione è la stessa di quando ci troviamo dietro ad un TIR in una strada trafficata: certamente cercheremmo il modo di sorpassarlo.
Invece le formiche ci insegnano che tutti questi sforzi sono inutili: infatti è stato calcolato che la differenza nel tempo di percorrenza medio tra un traffico con possibilità di sorpasso ed uno senza tale possibilità su un percorso fisso (nell'esperimento si trattava di una lunghezza di 3 metri) è di 32 secondi: ma a favore del comportamento senza sorpasso! Cioè: se non si sorpassa la formica lenta, il tempo di percorrenza è più breve! Nel caso con sorpasso, solo alcune auto impiegheranno meno tempo: la maggioranza sarà più lenta.
Secondo lo studioso di traffico A.Schadschneider, il fattore dominante del traffico di umani è l'egoismo: infatti i guidatori cercano di ottimizzare il proprio tempo di viaggio, senza pensare agli altri. Questo porta a ingorghi che non hanno alcun motivo apparente e che allungano considerevolmente il tempo necessario. Le formiche invece non sono egoiste e in qualche modo badano che tutte possano ottimizzare il loro tempo; il risultato è che la media dei tempi di percorrenza di tutte è molto più bassa.
Detto in altro modo, seguendo la teoria dell'ottimizzazione, nel traffico umano si bada all'ottimizzazione del singolo, mentre in quello delle formiche si segue quella del sistema, che può essere significativamente diversa e produce modi di comportamento diversi.
Viene spontaneo chiedersi come possano molti individui prendere decisioni che migliorano il comportamento di tutta la colonia: le formiche si basano su aggiornamenti continui sul traffico forniti dal contatto fisico e dalle tracce di ferormoni; il fatto divertente è che, mentre riusciamo a comprendere il meccanismo dei ferormoni, quello basato sul contatto fisico non è chiaro. Sappiamo infatti che l'incontro tra formiche che entrano ed escono è importante (avrete certo notato che spesso due formiche che provengono da direzioni opposte si fermano per toccarsi, per poi riprendere il loro cammino), perchè non solo gestiscono il traffico ma anche il flusso delle informazioni, ma non sappiamo come questo avviene.
Potrebbe sembrare qualcosa senza importanza, ma non è così: infatti uno dei tentativi di gestione del traffico consiste nell'installare un sistema di comunicazioni tra auto e con alcune basi fisse: il risultato non è per ora esaltante, chiaro indizio della complessità della cosa. Un esempio più semplice è il passaggio delle informazioni sulla velocità delle auto che precedono, dove in caso di rallentamenti il sistema può frenare il veicolo ben prima che il guidatore si accorga della necessità.
Con l'aumento della potenza dei computer, forse un simile compito sarà facilmente raggiunto, ma il punto più difficile sarà convincere noi che una simile gestione del traffico (in pratica senza guidatore umano) porterebbe vantaggi per tutti: infatti significherebbe porre un limite massimo alla velocità, cosa che sappiamo essere non ben accetta da tutti...

2009-02-07

Numeri, numeri, numeri!

Questa curiosità non ha assolutamente alcuna importanza e non avrà influenza su alcuno.
Tanto per saperlo, il 13 febbraio di quest'anno, alle ore 23:31:30 UTC, il tempo UNIX, cioé il numero di secondi passati dal 1 Gennaio 1970 a mezzanotte UTC, sarà pari a...
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Cibo per i sostenitori della cabala!
Sostenitori che avevano già notato come le Olimpiadi di Pechino fossero partite alle 8:08:08 pomeridiane del giorno 8/8/08.
Ora attendiamo che qualcuno ci spieghi i pericoli che corriamo a causa di questi numeri!

2008-10-14

Privacy e posta elettronica

Le campagne elettorali per la presidenza negli USA sono sempre state una sequenza di colpi bassi e pubblicazioni sui media di quello che l'altro vorrebbe nascondere; in effetti, qualunque scheletro nell'armadio viene riesumato ed esaminato (in effetti, può essere anche un buon metodo!).
Questa volta ci si sono messi di mezzo anche gli hacker: è infatti notizia di qualche giorno fa di un'intrusione nella casella di posta elettronica della candidata repubblicana alla vice-presidenza (fatto importante, in quanto per la legge americana, è già un problema che un politico usi una mail non ufficiale per la corrispondenza di lavoro).
A quanto sembra, l'indirizzo sarebbe xxxxx@yahoo.com; l'hacker ha fatto sapere di non aver utilizzato nessun mezzo strano e di aver trovato tutte le informazioni per accedere alla casella semplicemente girando su internet: luogo e data di nascita e persino la risposta alla domanda segreta in caso di smarrimento della password (metodo usato per entrare nella casella).
Lasciando da parte le implicazioni politiche, si apre nuovamente la questione della sicurezza delle caselle di posta comuni, tipo gmail, yahoo, hotmail e molte altre. Infatti, mentre possono essere considerate quasi sicure per la gente normale, non lo sono altrettanto per le persone che per qualche motivo sono comparse sulla rete, lasciando tracce dei propri dati personali; tra siti di news, blog e social network, le informazioni si sprecano.
L'unico metodo sarebbe quello di fornire password e domande segrete completamente slegate dalla vita reale: però... bisogna ricordarsele!
Personalmente, non penso che qualcuno possa essere così interessato a quello che scrivo; tuttavia uso nick e password diverse su ogni sito in cui decido di registrarmi; l'elenco totale è mantenuto sul Palm, con backup regolari sul computer. Però, accidenti che fatica!

2008-09-21

Diventare è difficile, restare lo è ancora di più

Ciascuno di noi ha dei siti che preferisce più di altri e a cui accediamo spesso. Sotto questo punto di vista, siamo portati a pensare che la ragnatela mondiale sia qualcosa di molto statico, dato che i siti più importanti e visitati sono sempre lì, tanto che mettiamo i loro link nei nostri preferiti e talvolta anche nei vari blog che scriviamo.
Se però scendiamo ad un livello più basso e misuriamo la popolarità usando il numero di pagine esterne che puntano ad un sito (come fanno i motori di ricerca), troviamo che mantenere la popolarità sul web è molto, molto difficile: infatti, solo circa la metà delle pagine che erano famose l'anno scorso lo sono anche oggi.
Questo è il risultato di uno studio delle Università della California (UCLA) e di Regina, pubblicato su "Proceedings of the National Academy of Sciences of the U.S.A.".
L'ipotesi di partenza dei ricercatori era un'altra, secondo la quale maggiore era il tempo di permanenza sul web, più numerosi avrebbero dovuto essere i link a tale pagina, dato che era pensabile che si accumulassero nel tempo. Lo studio definiva come pagine affermate quelle con più di 1000 link e come pagine vincitrici quelle che avevano più di 1000 link dopo un anno.
Il risultato dimostra che dopo un anno, il 48% delle pagine vincitrici non era stato classificato come affermato; questo nonostante i motori di ricerca spingano gli utenti verso le pagine affermate!
La spiegazione sembra stare nel fatto che ogni anno arrivano nuove pagine, ad un tasso di crescita che può arrivare al 35%; ma ci sono anche molte pagine che vengono cancellate ad un tasso del 10% al mese. Per ogni pagina che viene cancellata, le pagine a cui puntava perdono importanza! In pratica, per ogni pagina creata, ne vengono cancellate 0,77; questo significa che il web è un qualcosa sempre in movimento; si può dire che in circa un anno e mezzo, ci troviamo con un web totalmente rinnovato!
In questo modo, ogni pagina, per quanto famosa sia, sarà facilmente superata da nuove pagine; questa ricerca si spinge anche a fare un parallelo con la società meritocratica: le persone con maggiori mezzi avranno sempre accesso alle migliori risorse, ma ci sarà anche sufficiente probabilità che nuove persone, senza mezzi iniziali, possano raggiungere il livello dei primi.
È una versione web del sogno americano: forse nel caso del web le probabilità per gli altri sono un po' più alte...
Che aspettiamo allora? Chi di noi creerà la nuova pagina web campione di link? Però ricordiamo: diventare popolari è difficile, ma lo è ancora di più rimanerlo!
C'è una cosa del web a non risentire del tempo: provate a mettere la vostra email su un forum: la vostra casella riceverà spam per anni, anni e anni! E nuovo spam si aggiungerà al vecchio, fino a costringervi a chiudere la casella di posta.

2008-07-19

Le stanze virtuali di Lively

Qualche giorno fa, Google ha annunciato il suo ingresso nelle realtà virtuali rilasciando Lively, un sistema per costruire ambienti virtuali sul web.
Alcuni operatori del settore hanno visto in questo annuncio una sorta di laurea: se anche un'azienda innovativa come Google entra nel ramo, allora avevamo ragione a farlo anche noi!
A quante sembra, secondo gli stessi responsabili di Google, questo era un progetto 20%: infatti ogni sviluppatore di Google passa un giorno a settimana su progetti di proprio interesse, anche senza nessun legame con la propria responsabilità lavorativa (questo spiega perché le iniziative di Google sono spesso molto diverse tra loro e con punti di innovazione). In seguito comunque questo è diventato un progetto vero e proprio, a tempo pieno.
Viene subito da pensare a Second Life, dove ogni partecipante si può costruire una vita virtuale parallela (appunto, una seconda vita). Però Lively dovrebbe essere completamente diverso: si tratta infatti di un sistema per costruire sul web delle stanze virtuali personalizzate, in cui i visitatori possono muoversi con i loro avatar, per visitare quanto il proprietario del sito ha predisposto; quindi poca libertà per i navigatori: si vede e si interagisce solo come previsto.
I link alle varie stanze vengono inseriti in una pagina web e cliccandoli viene lanciato il plug-in di Lively (o si viene invitati a scaricarlo se non è installato) ed il tutto avviene in una finestra del browser. L'autore della stanza può aggiungere quadri legati a fotografie, altri link interni che portano in altre stanze e così via. Google fornisce quanto serve per integrarsi con altri siti del proprietario, come account YouTube o Picasa e per muoversi non si fa altro che spostare il proprio avatar con il mouse. Questo è certamente meno reale di quanto accade nei mondi virtuali, ma è molto semplice.
Gli oggetti da inserire nel proprio mondo devono essere scelti tra quelli messi a disposizione da Google, che si appoggia a designer esterni: nessuno potrà costruire un tavolo a due zampe! Questo significa che Google intende spenderci un po' per dare sempre più accessori da inserire nelle stanze. Ho detto spenderci: infatti si appoggia a due aziende che sviluppano appunto oggetti per i mondi virtuali. Notizie dicono che Google sta lavorando per aprire un po' di più le possibilità degli utilizzatori, ma per il momento non se ne sa nulla.
Altra limitazione: i possibili avatar sono solo 11 (ma si possono personalizzare gli abiti ed i capelli).
Alla fin fine, Lively non sembra essere un vero mondo virtuale, ma bensì un nuovo modo di concepire un sito web: invece di pagine si parla di stanze, i contenuti diventano oggetti; le condivisioni di fotografie potrebbero diventare quadri appesi sulle pareti della stanza, i racconti potrebbero essere letti dentro libri virtuali e così via. Se la pensiamo in questo modo, allora sì, sembra che Google si stia inventando un nuovo modo del web.

2008-07-05

Il fonino del desiderio

Tra meno di una settimana debutterà in Italia l'iPhone, l'incredibile giocattolino di Apple, atteso da molti dal momento della sua uscita negli States.
Come ogni oggetto ideato da Steve Jobs, ha già diviso gli eventuali acquirenti in due parti: c'è chi lo sogna di notte e farebbe di tutto per averlo (e ci sono quelli che l'hanno comprato fuori Italia già da un po', sfidando i vari update di Apple, all'installazione del quale ogni crack viene eliminato); e c'è chi lo odia con tutte le proprie forze e se ne fa un vanto di non volerlo nemmeno se gli venisse regalato (la scusa principale è che non si può scaricare roba pirata da installare...).
Restando obiettivi, non si può fare comunque a meno di notare la grande innovazione insita nel giocattolino, che diventa un oggetto nuovo, a metà tra notebook, telefono, iPod, palmare, GPS, fotocamera, archivio in genere. Chi pensa sia solo un concorrente del Blackberry o HTC è solo perché non si è soffermato sulle caratteristiche. Poi, ovvio, ciascuno può anche pensare che certe funzionalità non gli serviranno mai e che non valga la pena di spendere per averle.
Fatto sta che l'11 luglio verrà aperto il mercato italiano, dopo essere stato in catalogo nel resto dell'Europa; ritardo, sembra, dovuto a mancati accordi con gli operatori telefonici nel nostro paese.
Verrà quindi commercializzato da Tim e Vodaphone, in diretta concorrenza.
O meglio, così dovrebbe essere.
Se provate ad andare sui rispettivi siti, scoprirete che tali operatori non devono aver mai avuto in mano un iPhone e comunque non ne conoscono il funzionamento. Infatti, tutte le offerte sono tese a cronometrare fino al singolo byte e al singolo secondo, non esiste una tariffa flat, ma a questo punto meglio così, chissà quanto ci avrebbero fatto pagare un'accesso flat alla rete.
Basta dare un'occhiata al sito della AT&T americana per fare un piccolo confronto con le nostre tariffe, anche lasciando stare il passaggio favorevole da dollaro ad euro. Non sto a fare tabelle di confronto, c'è chi l'ha già fatte: sul sito iphoneaffossato ci sono tutte le prove. AT&T arriva a fornire su tutti i contratti una flat per i dati; guardiamoci gli altri dati e vedremo che siamo i più costosi.
Questa è solo un'altra dimostrazione delle alte tariffe che vengono mantenute in Italia, in genere.
Tornando all'iPhone, per chi non sa, è un aggeggio che sfrutta pesantemente internet: non appena gli viene chiesto qualcosa che non ha, l'attimo dopo è sulla rete per scovare l'informazione. Essendo un sistema operativo completo, con un browser normale, legge le pagine con le illustrazioni come fosse un computer. E per Tim e Vodaphone si parla ancora di spese diverse a seconda dell'operatore di arrivo!
Aggiungiamo anche 200 euro per lo stesso iPhone, mentre in altri paesi viene persino compreso nel contratto.
L'idea è chiara: i nostri operatori pensano che tutti impazziscano per l'iPhone e lo comprino a qualunque prezzo. Penso proprio che si sbaglino: qualche acquisto ci sarà, ma non la marea che è stata in America. Come al solito saremo l'esempio da non seguire per il resto del mondo.
Se avete qualcosa da dire ai nostri operatori in particolare per l'iPhone, ma anche in genere per le loro tariffe, passate da questo sito e firmate la petizione. Non so quanto sarà utile, ma per lo meno non saremo stati zitti.

2008-06-15

Carburanti a biomasse crescono...

È di pochi giorni fa la notizia di una possibile soluzione per la riduzione delle emissioni, ma usando le stesse auto che guidiamo oggi.
È stato infatti annunciato il nuovo SwiftFuel: pur essendo senza etanolo (usato per aumentare il numero di ottani al posto del piombo) può superare i 100 ottani, a bassa emissione, interamente costruito partendo da biomasse e fornisce fino al 20% di potenza in più rispetto al petrolio, permettendo un più basso consumo e, rispetto allo stesso petrolio, costa meno.
Come prima applicazione si pensa agli aerei, dove finora l'alto numero di ottani è raggiunto con il piombo e dove i carburanti a biomasse finora non potevano essere usati. Secondo i responsabili di Swift Enterprises, questo carburante non solo raggiunge le performance dell'attuale a base di petrolio, ma lo supera. Questo SwiftFuel è il 20% più efficiente, non ha emissioni di zolfo, ha un punto di solidificazione più basso di 30°C, non emette composti del carbonio e non contiene piombo. Secondo i costruttori, questa tecnologia può fornire quanto richiesto dall'aviazione civile americana usando solo il 5% delle attuali risorse di biomasse negli USA, superando quindi il problema di dover destinare quantità sempre maggiori di coltivazioni adibite ad energia, che sottrae quindi possibilità di cibo.
La cosa è rivolta all'aviazione proprio per l'impossibilità di ottenere quel numero di ottani in modo diverso, ma è perfettamente applicabile alle normali auto che oggi girano per le nostre città. Questo è molto importante, poiché in media un'auto può durare circa una decina d'anni, per cui auto più pulite impiegherebbero un po' di anni per diventare importanti: questo carburante potrebbe portare benefici già ora.

Fonte: www.gizmag.com

2008-05-11

Telefonini e sonno

Attaccarsi al telefonino alla sera prima di dormire potrebbe rivelarsi una pessima idea!
Nell'agosto del 2007, al Brain Sciences Institutes australiano, Università di Swinburne, è partita una ricerca sulle possibili interazioni tra i telefoni cellulari ed il nostro cervello. È stato fondato l'Australian Centre for Radio-Frequency Bioeffects Research, sotto la responsabilità del prof. Rodney Croft. Lo scopo era di determinare se le emissioni dei cellulari possano o meno influenzare le funzioni neuro-fisiologiche e se tale eventuali effetti siano dannosi.
Tutti gli esperimenti sono impostati in double-blind e sham-controlled, in modo da evitare falsi risultati. È previsto di testare anche i nuovi 3G, considerando anche l'età e le condizioni fisiologiche degli utenti.
Un primo risultato, riguardante l'effetto dei campi e.m. emessi dai telefonini sul sonno, è stato recentemente pubblicato su Neuroreport (vol.16, n.17). Oltre un centinaio di uomini e donne sono stati monitorati mentre usavano il telefonino nella posizione comoda, cioè appiccicato all'orecchio. È stato riscontrato un notevole aumento dell'attività delle onde alfa, che sono considerate legate alla differenza tra sonno e veglia.
In aggiunta, in uno studio parallelo dell'università inglese di Loughborough, allo Sleep Research Center, è stato dimostrato che le onde e.m. di un cellulare influenzano l'attività elettrica del cervello. Questi sono scesi più nei dettagli, in quanto il segnale emesso dal telefonino dipende dal suo stato, cioé se stiamo parlando, ascoltando oppure è solamente in stand-by; il risultato è stato che 30 minuti di esposizione al campo prodotto mentre si sta parlando (cioé il massimo, perché sta trasmettendo) è in grado di posticipare l'inizio del sonno di un tempo significativo.
Attenzione quindi: se siete soliti fare interminabili conversazioni serali, è consigliato usare il fisso: oltre al portafoglio, ne guadagnerà il vostro cervello! Se proprio vi siete costretti, usate l'auricolare, in quanto l'intensità del campo è proporzionale almeno al quadrato della distanza dalla sorgente; ma per favore, non mettetevi il telefonino in tasca, eh! Lì ci sono zone che potrebbero essere più sensibili ai campi e.m....

2008-05-08

Microsoft e Apple

Arriva notizia che non può far altro che piacere agli sviluppatori: Microsoft ha deciso di includere in in alcune forme di abbonamento ai propri software di sviluppo, anche una copia di Parallel, il software che permette di far funzionare praticamente senza problemi su un Mac con CPU Intel i vari software nati per Windows.
La contentezza dovrebbe derivare non tanto dal vedersi comparire Parallel, dato che molti che hanno esigenze di utilizzare software Windows lo hanno già; quanto piuttosto che la comparsa di Parallel nell'offerta Microsoft apre possibilità future di appoggio Microsoft allo sviluppo su Mac, per qualunque piattaforma si sviluppi! Quindi una nuova considerazione del Mac, un po' come era all'inizio, quando Microsoft forniva il Basic e le versioni di Office comparivano prima per Mac che per Windows.
Per chi non lo sapesse, Parallel permette di far funzionare qualunque applicazione per Windows (oltre ovviamente a Windows stesso!) sulla stessa scrivania Mac. In pratica ci troveremo nel Dock, oltre ai software Mac anche quelli Windows; lanciandone uno, non fa differenza su quale piattaforma sta girando.

Fonte: MacProf

2008-04-27

Lunga vita a Windows XP?

Di recente, si sono composti nella rete gruppi di utenti che chiedono a Microsoft di non smettere il supporto a Windows XP e chiedono anche di continuarne la commercializzazione. Al momento siamo attorno alle 160.000 firme!
Indubbiamente, per Microsoft non è un buon segnale: gli utenti stanno considerando il vecchio XP, giunto al SP3, un sistema operativo maturo e tutto sommato affidabile, pur con tutti suoi i limiti e preferibile rispetto al nuovo Vista, goloso di risorse e non del tutto stabile, come spesso succede con le nuove versioni dei SO.
Gli utenti stanno quindi chiedendo perché dovrebbero cambiare hardware, passando a un sistema nuovo, che li costringerebbe alla solita catena perversa "cambio sistema, devo cambiare hardware, devo cambiare i software, ottengo un sistema che non conosco, forse ho anche di meno, aspetto il nuovo OS".
Gli utenti professionali già ci pensano bene prima di un qualunque upgrade, per evitare di dover interrompere il flusso di lavoro per qualche incompatibilità non prevista. A questo aggiungiamo che il SP3 porta ad un miglioramento della velocità di XP, che diventa più veloce di Vista con SP1.
Microsoft ha annunciato che smetterà di vendere XP (sia retail che OEM) al 30 giugno, anche se Dell, per esempio, ha fatto sapere che continuerà per un po' di tempo a fornire XP pre-installato sui propri computer. Il problema però è che Microsoft offre un diritto di dowgrade (chi compra Vista Business o Ultimate può tornare a XP Professional), ma questo avviene fornendo un CD immagine, che è diverso da quello originale per XP. In pratica, si compra comunque Vista.
Per le statistiche Microsoft quindi si vende comunque una copia di Vista e risulterà che questo e non XP è il preferito dai clienti! Microsoft non è nuova a giochetti simili sulle statistiche di vendita: si dice che al lancio di Vista, tutti i computer venduti in quel periodo furono considerati come vendite di Vista, anche per quelli che non potevano supportarlo...
Inoltre, non ci possiamo aspettare che MS non faccia nulla per contrastare l'idea che il nuovo SO non sia stato accolto come previsto; Steve Ballmer ha detto che ascolteranno i propri clienti, ma la posizione ufficiale per ora è che MS deve dare credito ai propri partner e clienti, non a petizioni on-line.
Insomma, se state augurando lunga vita a XP... sarà meglio che vi prepariate a cambiare idea!

2008-04-23

Il baco di Safari

Ormai è una notizia conosciuta: durante una competizione pubblica, un hacker ha vinto un sostanzioso premio (10mila dollari ed un MacBook Air) per essere riuscito a forare il nuovo portatile di Apple, per raggiungere il contenuto di un file nascosto in qualche cartella all'interno del suo hard disk. Il primo tentativo era andato a vuoto (si doveva usare solo comandi di rete), ma il secondo, dove si poteva usare qualunque altro mezzo (escluso quello fisico...:-), è andato a segno dopo pochi minuti!
Questo ha lasciato di sasso gli addetti ai lavori, in quanto al momento la base unix di MacOS X è considerata fra le più sicure.
Poi è venuto fuori che il problema era legato a... codice Open Source! usato nel browser Safari. E tale codice nel frattempo era stato corretto dalla comunità!
In pratica, i tecnici Apple si erano dimenticati di fare l'aggiornamento! Chi di voi ha un sito con un CMS OpenSource sa quanto sia importante mantenere il codice aggiornato all'ultima versione: la notizia di una falla si propaga tra i cracker in un batter d'occhio. E in questo caso, il buco era stato scoperto quasi un anno fa: da allora si sono successi almeno due o tre rilasci di Safari, senza che venisse corretto: bastava scaricare la nuova versione.
Indubbiamente, non si tratta di una buona pubblicità per il browser Apple, sbarcato da qualche tempo anche su Windows; questo si va ad aggiungere a certe raccomandazioni da parte del gruppo eBay, che invitavano a non usare Safari per le transazioni. Su questa parte, ci sono state notizie contrastanti, in quanto la non-sicurezza, secondo eBay, sarebbe legata alla non implementazione di estensioni agli standard (ai quali invece Safari si attiene scrupolosamente). Strada in salita, quindi, su Windows.
Il vincitore del MacBook Air ha fatto sapere che si era preparato con alcuni colleghi, impiegando almeno 2 giorni per trovare la falla (evidentemente non si aspettava di trovare una versione vecchia!) ed altri 3 o 4 per avvantaggiarsene. Questo spiega come mai siano bastati pochi minuti per ottenere il risultato: c'era dietro il lavoro di una settimana.
Per la cronaca, sono stati necessari 2 giorni per Windows Vista (il vincitore ha detto che non aveva previsto la presenza del SP1, per cui ha dovuto cambiare strategia sul momento, trovando un buco nel Flash). Per quanto riguarda Linux, sembra che le falle siano state trovate, ma che nessuno sia riuscito a sfruttarle: malignamente, qualcuno ha osservato che in genere gli hacker operano su tale piattaforma e magari vi contribuiscono; secondo queste voci, quindi, vi sarebbe un certo conflitto di interessi...

2008-04-06

Il network si allarga!

Quei pochi che seguono questo blog, avranno notato che, dopo un inizio dedicato esclusivamente all'informatica, gli orizzonti si sono aperti ad una miriade di altre cose, sempre legate alla tecnologia, al web, all'ambiente, al.... al...
...Allora! Rischia di diventare un posto dove si parla di tutto, cioé di nulla in particolare! D'altra parte, certi argomenti sono interessanti e mi interessa proporveli... In più, da un po' di tempo su BufaleOnLine potete trovare commenti sui migliori (si fa per dire) tentativi di phishing...
Dall'altro lato, esiste un blog, sempre su Blogspot, ConnessioneCablata, molto più dedicato ai software. Ecco allora la novità: notiziaWare e ConnessioneCablata hanno deciso di unirsi, creando un nuovo network (vabbeh, la parola è un po' grossa, vero?) di aggiornamenti tecnologico-scientifici-informatici.
Nessun cambiamento sostanziale: entrambi continueranno ad essere quello che sono, ma aumentano gli scrittori: io entrerò come autore su ConnessioneCablata e Alessio entrerà come tale sui notiziaWare e BufaleOnLine.

Continuate a visitarci anzi, ora venite più spesso! Per tecnologia, scienza e informatica in generale, date un'occhiata qui dentro, ma per le ultime uscite di software specifici sia Mac che Windows, per prove e notizie, fate un giro su ConnessioneCablata.
Cosa dite? Certe volte il confine non è così definito? Ovvio, come sempre nella vita! Vorrà dire che in quei casi, un blog riporterà un brevissimo sommario del post, rimandando all'altro.
Buona lettura! E non dimenticate di segnalare a BufaleOnLine uno spam o phishing che vi è piaciuto o che comunque sia degno di nota!