Più che una notizia, si tratta di un divertimento, riportato dal Wall Stree Journal.
In parole povere, gli impiegati di Microsoft sono caldamente scoraggiati da Steve Ballmer (CEO di Microsoft) ad acquistare iPhone: è del settembre scorso la scena in cui un impiegato provò a scattare una foto con il suo iPhone, che gli venne simbolicamente "sequestrato" da Steve, con minaccia di distruzione. Per dare il buon esempio, il CEO usa infatti telefonini di alcune marche, ma tutti utilizzanti il sistema mobile di Microsoft, Windows Phone.
Che queste pressioni servano a poco, lo si vede dal fatto che, da notizie trapelate dall'interno, almeno il 10% degli impiegati Microsoft accedono al sistema di posta interno tramite un iPhone; questo sarebbe confermato anche da voci autorevoli nella dirigenza Microsoft, in quanto anche tra loro ci sarebbe una percentuale di utenti iPhone, anche se viene ufficialmente comunicato che lo fanno per conoscere la concorrenza.
Oltre alle misure psicologiche, l'azienda di Redmond ha cambiato la sua politica di rimborso per i costi dei cellulari, riservandola solo a telefoni che usino Windows Phone; per questo motivo, sembra che alcuni impiegati, anche ad alto livello, abbiano cammuffato i loro iPhone per farli apparire diversi (salvo poi a non rispondere alle telefonate quando sono troppo in vista :-)
Ma c'è di più: alcuni sviluppatori Microsoft sembra impieghino parte del loro tempo libero a sviluppare per iPhone… D'altra parte, secondo alcune ricerche, iPhone negli ultimi 3 mesi ha rappresentato il 25% del mercato degli smartphone, mentre il totale di quelli con Windows Phone è arrivato al 16%
In effetti, per noi italiani (e forse anche per gli europei), queste cose ci appaiono come ridicole: come se un impiegato FIAT usasse normalmente una Ford, cioé una cosa normalissima. Negli USA invece di solito prevale la politica corporate: si acquistano di preferenza prodotti della ditta per cui si lavora, in una sorta di spirito che accomuna il gruppo azienda. In Italia invece si fanno guerre di religione non leagte al posto di lavoro: Mac-Windows, Nikon-Canon, TomTom-Garmin… A meno che la propria azienda non permetta l'accesso a prezzi ridotti!
Visualizzazione post con etichetta windows. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta windows. Mostra tutti i post
2010-03-14
2010-01-05
Class action
Siete tra quelli che hanno acquistato un normale pc e poi, senza nemmeno utilizzarlo, hanno formattato immediatamente l'hard disk, per installarvi sopra Linux in uno dei molti sapori in circolazione?
Bene, allora sappiate che potreste ottenere un rimborso per la licenza di Windows, qualunque essa sia, che non avete utilizzato.
Infatti, l'associazione consumatori ADUC sta preparando una cosiddetta class action per far ottenere il rimborso.
Qualcuno potrebbe obiettare di non aver pagato la licenza di Windows, ma non è così: infatti, la presenza del sistema operativo di Redmond è stata certamente valutata dal produttore dell'hardware e quindi in qualche modo pagata; in altre parole, avreste potuto pagare meno il computer se il produttore non ci avesse messo una copia di Windows.
Solitamente, questo viene considerato un plus: si acquista un computer con già il sistema installato, senza necessità di effettuare operazioni che per la media degli acquirenti non sono certo intuitive; però alcuni acquistano l'hardware per farci girare, p.es. Ubuntu, ottenibile gratuitamente dalla rete o su media ottico: per questi utenti non è un problema dover installare un altro sistema, ma per il loro portafoglio sì!
Ma quanto può incidere il costo del sistema operativo di Microsoft? Il listino ufficiale italiano indica 209€ per la Home Premium (la versione a minor costo), fino ad arrivare a 339€ per la Ultimate. Naturalmente questi sono i costi per l'utente finale; un produttore di pc avrà degli sconti, dovuti al maggior volume di vendite: da indicazioni trovate in rete (questa, per esempio) si può vedere che il prezzo si aggira attorno alla metà o poco meno, cioé 100€ per la Home, fino ai 175€ per la Ultimate. All'incirca, questo sarà il costo massimo che il produttore si accolla per dare Windows pre-installato e questo dovrebbe essere quanto i seguaci di Linux pagano per un sistema che non usano; ho detto "dovrebbe", poiché ogni azienda che si rispetti di solito effettua un ricarico sulle spese sostenute.
Comunque, nella migliore delle ipotesi, possiamo pensare di aver pagato circa la metà del valore della licenza; che non sono poi bruscolini, soprattutto se non viene usata. Non possiamo nemmeno pensare di rivendere la licenza, in quanto questa di solito è valida solo se abbinata al computer su cui è stata installata.
Il sito ADUC, in questa pagina, annuncia che sta organizzando una class action su questo argomento, basata anche sul fatto di aver già vinto una causa pilota, indetta nel 2005 e vinta nel 2007 (sul sito sono riportati tutti i documenti corrispondenti).
Vi comunque alcuni vincoli, dettati dalla legge italiana: si può accedere alla class action se si ha fatto l'acquisto come privato (senza utilizzare la partita IVA) e se, in questo caso, non si ha mai usato il software. Questo equivale in pratica o a formattare l'hard disk alla prima accensione (caso migliore) o a non accettare la licenza d'uso; questo vale anche nel caso in cui la licenza viene considerata accettata al momento dell'acquisto.
La class action partirà non appena i tribunali saranno in grado di accettarla (la legge fa riferimento a strutture che al momento non esistono); nel frattempo la ADUC sta chiedendo inviare informazioni: questo non equivale ad aderire, che potrà essere fatto solo quando l'azione sarà aperta. Nei link riportati, chi è interessato può trovare i dettagli.
Auspicabilmente, si dovrebbe arrivare ad una situazione in cui chi vuole acquisterà un pc con Windows, pagandolo meno di una licenza separta, ma coloro ai quali Windows non interessa potranno comprare l'hardware ad un costo inferiore.
Mi sono chiesto se questo sia il caso anche per i Mac della Apple, però mi pare che la situazione sia un poco diversa. Secondo me, chi acquista un Mac lo fa prima di tutto per utilizzarlo con il MacOS, anche se poi può decidere di farne girare altri, virtualizzandoli. Secondo, la licenza di MacOS è costata al massimo 130€ di listino (l'ultima versione è di 29€ a prezzo pieno); terzo: computer e sistema operativo sono prodotti dalla stessa ditta, per cui è pensabile che Apple non conti nel prezzo del Mac alcun costo di sistema. Inoltre, il motore di MacOS è Unix, il che rende quasi inutile l'installazione di Linux.
Bene, allora sappiate che potreste ottenere un rimborso per la licenza di Windows, qualunque essa sia, che non avete utilizzato.
Infatti, l'associazione consumatori ADUC sta preparando una cosiddetta class action per far ottenere il rimborso.
Qualcuno potrebbe obiettare di non aver pagato la licenza di Windows, ma non è così: infatti, la presenza del sistema operativo di Redmond è stata certamente valutata dal produttore dell'hardware e quindi in qualche modo pagata; in altre parole, avreste potuto pagare meno il computer se il produttore non ci avesse messo una copia di Windows.
Solitamente, questo viene considerato un plus: si acquista un computer con già il sistema installato, senza necessità di effettuare operazioni che per la media degli acquirenti non sono certo intuitive; però alcuni acquistano l'hardware per farci girare, p.es. Ubuntu, ottenibile gratuitamente dalla rete o su media ottico: per questi utenti non è un problema dover installare un altro sistema, ma per il loro portafoglio sì!
Ma quanto può incidere il costo del sistema operativo di Microsoft? Il listino ufficiale italiano indica 209€ per la Home Premium (la versione a minor costo), fino ad arrivare a 339€ per la Ultimate. Naturalmente questi sono i costi per l'utente finale; un produttore di pc avrà degli sconti, dovuti al maggior volume di vendite: da indicazioni trovate in rete (questa, per esempio) si può vedere che il prezzo si aggira attorno alla metà o poco meno, cioé 100€ per la Home, fino ai 175€ per la Ultimate. All'incirca, questo sarà il costo massimo che il produttore si accolla per dare Windows pre-installato e questo dovrebbe essere quanto i seguaci di Linux pagano per un sistema che non usano; ho detto "dovrebbe", poiché ogni azienda che si rispetti di solito effettua un ricarico sulle spese sostenute.
Comunque, nella migliore delle ipotesi, possiamo pensare di aver pagato circa la metà del valore della licenza; che non sono poi bruscolini, soprattutto se non viene usata. Non possiamo nemmeno pensare di rivendere la licenza, in quanto questa di solito è valida solo se abbinata al computer su cui è stata installata.
Il sito ADUC, in questa pagina, annuncia che sta organizzando una class action su questo argomento, basata anche sul fatto di aver già vinto una causa pilota, indetta nel 2005 e vinta nel 2007 (sul sito sono riportati tutti i documenti corrispondenti).
Vi comunque alcuni vincoli, dettati dalla legge italiana: si può accedere alla class action se si ha fatto l'acquisto come privato (senza utilizzare la partita IVA) e se, in questo caso, non si ha mai usato il software. Questo equivale in pratica o a formattare l'hard disk alla prima accensione (caso migliore) o a non accettare la licenza d'uso; questo vale anche nel caso in cui la licenza viene considerata accettata al momento dell'acquisto.
La class action partirà non appena i tribunali saranno in grado di accettarla (la legge fa riferimento a strutture che al momento non esistono); nel frattempo la ADUC sta chiedendo inviare informazioni: questo non equivale ad aderire, che potrà essere fatto solo quando l'azione sarà aperta. Nei link riportati, chi è interessato può trovare i dettagli.
Auspicabilmente, si dovrebbe arrivare ad una situazione in cui chi vuole acquisterà un pc con Windows, pagandolo meno di una licenza separta, ma coloro ai quali Windows non interessa potranno comprare l'hardware ad un costo inferiore.
Mi sono chiesto se questo sia il caso anche per i Mac della Apple, però mi pare che la situazione sia un poco diversa. Secondo me, chi acquista un Mac lo fa prima di tutto per utilizzarlo con il MacOS, anche se poi può decidere di farne girare altri, virtualizzandoli. Secondo, la licenza di MacOS è costata al massimo 130€ di listino (l'ultima versione è di 29€ a prezzo pieno); terzo: computer e sistema operativo sono prodotti dalla stessa ditta, per cui è pensabile che Apple non conti nel prezzo del Mac alcun costo di sistema. Inoltre, il motore di MacOS è Unix, il che rende quasi inutile l'installazione di Linux.
2009-07-30
AVG e iTunes
L'ultimo aggiornamento di AVG, l'antivirus gratuito, non ha avuto nulla di meglio da fare che considerare due componenti di iTunes come trojan, mettendoli in quarantena e impedendo il funzionamento del software.
L'azienda ha avvertito del problema tramite il suo sito ed ha fatto uscire un nuovo aggiornamento che risolve; a parte il fatto che gli utenti Windows dovranno reinstallare iTunes che, tra l'altro, è indispensabile per la sincronizzazione di iPhone e dei vari iPod (a meno di trighi vari).
Non è la prima volta che succede una cosa simile: l'anno scorso AVG aveva messo in quarantena alcuni file indispensabili di Windows, impedendo l'uso del pc.
I virus sono diventati così difficili da fermare che la linea di intervento è sempre più sottile.
L'azienda ha avvertito del problema tramite il suo sito ed ha fatto uscire un nuovo aggiornamento che risolve; a parte il fatto che gli utenti Windows dovranno reinstallare iTunes che, tra l'altro, è indispensabile per la sincronizzazione di iPhone e dei vari iPod (a meno di trighi vari).
Non è la prima volta che succede una cosa simile: l'anno scorso AVG aveva messo in quarantena alcuni file indispensabili di Windows, impedendo l'uso del pc.
I virus sono diventati così difficili da fermare che la linea di intervento è sempre più sottile.
2009-06-09
Un nuovo Safari
Qualcuno l'aveva già installato sul proprio computer in versione beta, solo in inglese. Ora è arrivata la versione definitiva: Safari 4, da Apple.
Già con la beta si poteva notare una velocità superiore al normale; ma questa versione stabile è incredibile! Le più grandi differenze si notano soprattutto sui siti più elaborati, dove il javascript abbonda: è lì infatti che il nuovo motore javascript fa sentire la sua potenza. E oggi molti siti utilizzano javascript per la programmazione avanzata, come per esempio ajax.
Consiglio di prendersi la briga di scaricare la versione 4 dal sito Apple (gratis, ovviamente), sia che abbiamo un Mac (si dice che funzioni anche con Panther, cioé due versioni fa di MacOS!) che con Windows: il confronto con la velocità di qualunque altro browser è vincente: non ho potuto programmare finora delle prove quantitative, ma l'annuncio di essere anche più veloce di Chrome non dovrebbe essere uno scoop pubblicitario. Provate ad andare su un sito di qualche giornale on-line: con tutto il beneficio del dubbio sulle mie misure "a occhio": meno di un secondo per il sito della BBC-UK; un secondo pieno per LaStampa, lo stesso per il sito del Corriere; meno di 3 secondi per la home page di yalp, con tutto il suo carico di Silverlight... e potrei continuare!
Safari 4 si presenta con un'interfaccia tornata più standard (i tab sono tornati sotto l'address bar, dove dovevano essere: mi dava fastidio la loro posizione in alto, subito sotto ai menu, come con Chrome), ma senza perdere i plus: oltre ai preferiti, anche la Cronologia può essere esplorata col sistema CoverFlow, che mi permette di vedere la pagina reale; pagina TopSites sempre disponibile, da cui lanciare immediatamente i siti più visitati. In questo modo è facile sfruttare i 7 Mega (nominali) della connessione.
Questo ci fa scoprire che quando ce la prendiamo col nostro provider... potremmo anche essere in torto: magari è il browser a metterci tutto quel tempo per costruire la pagina (a meno che non si tratti di un sito completo in Flash, che allora anche la connessione gioca il suo ruolo).
Per chi interessa, questa versione è in italiano (la beta era solo inglese).
Finora ho riscontrato solo un (piccolo) problema: se cambio la toolbar aggiungendo qualche pulsante, non è detto che restino sempre: qualche volta ritorna la toolbar di default. Poca roba: tra shortcut di tastiera e gesture sulla trackpad, capita poche volte che vada a cercare un pulsante.
Non l'ho ancora provato su Windows: altri dicono che va benissimo.
Insomma, un aggiornamento da fare subito e un nuovo record nelle prestazioni!
Già con la beta si poteva notare una velocità superiore al normale; ma questa versione stabile è incredibile! Le più grandi differenze si notano soprattutto sui siti più elaborati, dove il javascript abbonda: è lì infatti che il nuovo motore javascript fa sentire la sua potenza. E oggi molti siti utilizzano javascript per la programmazione avanzata, come per esempio ajax.
Consiglio di prendersi la briga di scaricare la versione 4 dal sito Apple (gratis, ovviamente), sia che abbiamo un Mac (si dice che funzioni anche con Panther, cioé due versioni fa di MacOS!) che con Windows: il confronto con la velocità di qualunque altro browser è vincente: non ho potuto programmare finora delle prove quantitative, ma l'annuncio di essere anche più veloce di Chrome non dovrebbe essere uno scoop pubblicitario. Provate ad andare su un sito di qualche giornale on-line: con tutto il beneficio del dubbio sulle mie misure "a occhio": meno di un secondo per il sito della BBC-UK; un secondo pieno per LaStampa, lo stesso per il sito del Corriere; meno di 3 secondi per la home page di yalp, con tutto il suo carico di Silverlight... e potrei continuare!
Safari 4 si presenta con un'interfaccia tornata più standard (i tab sono tornati sotto l'address bar, dove dovevano essere: mi dava fastidio la loro posizione in alto, subito sotto ai menu, come con Chrome), ma senza perdere i plus: oltre ai preferiti, anche la Cronologia può essere esplorata col sistema CoverFlow, che mi permette di vedere la pagina reale; pagina TopSites sempre disponibile, da cui lanciare immediatamente i siti più visitati. In questo modo è facile sfruttare i 7 Mega (nominali) della connessione.
Questo ci fa scoprire che quando ce la prendiamo col nostro provider... potremmo anche essere in torto: magari è il browser a metterci tutto quel tempo per costruire la pagina (a meno che non si tratti di un sito completo in Flash, che allora anche la connessione gioca il suo ruolo).
Per chi interessa, questa versione è in italiano (la beta era solo inglese).
Finora ho riscontrato solo un (piccolo) problema: se cambio la toolbar aggiungendo qualche pulsante, non è detto che restino sempre: qualche volta ritorna la toolbar di default. Poca roba: tra shortcut di tastiera e gesture sulla trackpad, capita poche volte che vada a cercare un pulsante.
Non l'ho ancora provato su Windows: altri dicono che va benissimo.
Insomma, un aggiornamento da fare subito e un nuovo record nelle prestazioni!
2009-05-25
Pronti a riavviare?
Qualunque sia il sistema che utilizziamo sul nostro personal, sia Mac OS, sia Windows, Linux o Unix non siamo mai molto contenti quando vediamo comparire il segnale, diverso a seconda del sistema, che ci avverte che sta per essere installato un aggiornamento; infatti, spesso l'aggiornamento vuol dire un riavvio, soprattutto se si tratta di sicurezza. Per gli utenti Mac o Linux, il riavvio sembra quasi un affronto: se il sistema sta su, perché riavviarlo, magari dopo due mesi di uptime? Ma anche per l'utente Windows l'aggiornamento con riavvio "rompe" abbastanza, magari mentre si è in ritardo con il lavoro.
Certo, possiamo posticipare, ma ci resta il dubbio: aggiornamento importante? Corregge un buco di sicurezza?
Ma ora si stanno mettendo le basi per effettuare qualunque aggiornamento senza riavviare! Si tratta di una cosa non da poco: pensiamo ad un server utilizzato da migliaia di utenti; o semplicemente sommiamo tutto il tempo perso in un anno per riavviare i nostri vari pc!
La società che sta affrontando questo problema è la Ksplice: di solito gli update devono sostituire parti di codice del sistema che in quel momento sta lavorando; la Ksplice affronta questo problema analizzando i cambi di basso livello che l'update dovrebbe fare ed implementandoli direttamente a basso livello, senza passare da linguaggi evoluti.
Gli esperimenti sono cominciati su Linux, sistema spesso utilizzato sui server: il sistema è stato in grado di installare quasi il 90% degli update tra il 2005 e il 2008 senza riavviare; i restanti sono comunque andati a buon fine senza riavvio con l'intervento del programmatore. Si tratta ora di fare in modo che tale intervento possa essere fatto nel processo di update.
Ora la Ksplice sta offrendo il sistema, consulenze comprese, a chi ha necessità di non interrompere il servizio ai propri utenti. Nel frattempo, al MIT viene usata dal 2008 questa tecnologia per aggiornare due server da 37 milioni di contatti al mese: direi che è un buon collaudo! Bisogna infatti bilanciare il rischio che proviene dal non aggiornare (e magari non chiudere un buco di sicurezza) e quello di farlo senza il riavvio: al momento le prospettive sembrano buone.
Per ora l'obiettivo sono server basati su Linux, ma come al solito, quando la tecnologia sarà matura, ci possiamo aspettare una sua diffusione agli altri sistemi, compresi i cellulari.
[fonte: www.technologyreview.com]
Certo, possiamo posticipare, ma ci resta il dubbio: aggiornamento importante? Corregge un buco di sicurezza?
Ma ora si stanno mettendo le basi per effettuare qualunque aggiornamento senza riavviare! Si tratta di una cosa non da poco: pensiamo ad un server utilizzato da migliaia di utenti; o semplicemente sommiamo tutto il tempo perso in un anno per riavviare i nostri vari pc!
La società che sta affrontando questo problema è la Ksplice: di solito gli update devono sostituire parti di codice del sistema che in quel momento sta lavorando; la Ksplice affronta questo problema analizzando i cambi di basso livello che l'update dovrebbe fare ed implementandoli direttamente a basso livello, senza passare da linguaggi evoluti.
Gli esperimenti sono cominciati su Linux, sistema spesso utilizzato sui server: il sistema è stato in grado di installare quasi il 90% degli update tra il 2005 e il 2008 senza riavviare; i restanti sono comunque andati a buon fine senza riavvio con l'intervento del programmatore. Si tratta ora di fare in modo che tale intervento possa essere fatto nel processo di update.
Ora la Ksplice sta offrendo il sistema, consulenze comprese, a chi ha necessità di non interrompere il servizio ai propri utenti. Nel frattempo, al MIT viene usata dal 2008 questa tecnologia per aggiornare due server da 37 milioni di contatti al mese: direi che è un buon collaudo! Bisogna infatti bilanciare il rischio che proviene dal non aggiornare (e magari non chiudere un buco di sicurezza) e quello di farlo senza il riavvio: al momento le prospettive sembrano buone.
Per ora l'obiettivo sono server basati su Linux, ma come al solito, quando la tecnologia sarà matura, ci possiamo aspettare una sua diffusione agli altri sistemi, compresi i cellulari.
[fonte: www.technologyreview.com]
2009-05-10
La grafica? La faccio su internet
Aveva cominciato Adobe con un test drive nel 2007 (ora si trova sutto sul sito di photoshop.com), all'inizio considerato un esercizio di programmazione e soprattutto come un modo per avvicinare più gente alla suite di Photoshop. Si va sul sito indicato, ci si registra gratuitamente (ma è possibile farci un giro senza bisogno di registrazione), si carica un'immagine dal proprio computer e la si edita quasi come si fosse sul proprio pc. Al termine si salva l'immagine sul proprio spazio, ottenuto con la registrazione; alla fine si può scaricare il risultato in locale. Adobe cominciò quindi l'era delle Rich Internet Applications (RIA), prima utilizzando la tecnologia Flash, poi impiegando questa esperienza nel miglioramento di Flex, il linguaggio ActionScript e XML ereditato da Macromedia. Infatti photoshop.com è realizzato in Flex (lo si riconosce dall'icona del caricamento), anche se il prodotto finale è un vero e prorio componente Flash.
Ora la cosa si sta espandendo e non è detto che i figli non superino i padri: l'ultimo sito è Aviary.com; qui si sono superati: addrittura si hanno a disposizione quattro applicazioni, ciascuna specializzata: Phoenix (editing di immagini), Peacok (specializzato negli effetti speciali), Toucan (per schemi, immagini semplici, letteralmente "scarabocchi"), Raven (editor vettoriale, tipo il vecchio Freehand, per capirsi). Anche se tutte sono ancora in versione beta, già adesso soddisfano le esigenze di molti. Vi capiterà di dimenticare che state lavorando via internet, tanto la risposta del sistema è pronta. La tecnologia è quella che ormai si chiama Web 2.0, ma quello che è da sottolineare è che è stato fatto praticamente tutto in javascript (tecnologia Ajax), guadagnando molto in velocità rispetto a Flash.
Il punto divertente è che si può accedere direttamente a repository di immagini, come Flicker ed altri: da lì si possono caricare le immagini per poi salvarle al termine (photoshop.com invece mette a disposizione spazio su disco al suo interno). E' possibile comunque registrare su Aviary il proprio lavoro; in questo caso, si può decidere se permettere ad altri di modificare le proprie foto, generandone delle altre oppure vietandone l'accesso; la licenza richiede che Aviary abbia almeno il permesso di mostrarli nel proprio sito (se ne può vedere una parte nella sezione Gallery). Da notare l'editor vettoriale, di cui non si conosce l'utilità fino a che non se ne prova uno. Si può anche scaricare il prodotto finale sul proprio computer, ma solo in formati "piatti" (jpeg, png,...): restano sul sito i file con i vari layer (sì, è possibile utilizzare anche quelli, completi di trasparenza!).
L'accesso base alle applicazioni è gratuito, spazio server compreso; se si vuole maggiore spazio e funzioni avanzate, il costo è contenuto (circa 10 dollari) rispetto all'acquisto di un costoso software desktop. Inoltre, Aviary afferma di stare sviluppando una versione AIR (tecnologia Adobe) per far girare lo stesso sistema in locale sul proprio pc, anche se non è chiaro se sarà a pagamento o meno e se si dovrà comunque collegare al sito per salvare.
Mentre Photoshop.com fa sapere di aver ampliato il sistema in modo da lavorare su immagini da 25MB, Aviary non dice nulla al proposito: meglio fare un aprova di upload per vedere se viene accettato. D'altra parte, una reflex digitale di costo intermedio oggi può generare immagini tra 10 e 15 MegaPixel, per cui dovremmo trovarci a nostro agio. Essendo un servizio web, un qualunque browser è sufficiente: sia Firefox, Safari e Explorer sono a posto su Windows, Mac e Linux; meglio avere un motore javascript veloce (al momento Safari 4 è il più veloce).
Se quindi abbiamo bisogno di editare o creare immagini non troppo grosse e non vogliamo spendere, pur avendo praticamente gli stessi strumenti, può valer la pena di farci un giro! naturalmente, c'è sempre anche Gimp...
Ora la cosa si sta espandendo e non è detto che i figli non superino i padri: l'ultimo sito è Aviary.com; qui si sono superati: addrittura si hanno a disposizione quattro applicazioni, ciascuna specializzata: Phoenix (editing di immagini), Peacok (specializzato negli effetti speciali), Toucan (per schemi, immagini semplici, letteralmente "scarabocchi"), Raven (editor vettoriale, tipo il vecchio Freehand, per capirsi). Anche se tutte sono ancora in versione beta, già adesso soddisfano le esigenze di molti. Vi capiterà di dimenticare che state lavorando via internet, tanto la risposta del sistema è pronta. La tecnologia è quella che ormai si chiama Web 2.0, ma quello che è da sottolineare è che è stato fatto praticamente tutto in javascript (tecnologia Ajax), guadagnando molto in velocità rispetto a Flash.
Il punto divertente è che si può accedere direttamente a repository di immagini, come Flicker ed altri: da lì si possono caricare le immagini per poi salvarle al termine (photoshop.com invece mette a disposizione spazio su disco al suo interno). E' possibile comunque registrare su Aviary il proprio lavoro; in questo caso, si può decidere se permettere ad altri di modificare le proprie foto, generandone delle altre oppure vietandone l'accesso; la licenza richiede che Aviary abbia almeno il permesso di mostrarli nel proprio sito (se ne può vedere una parte nella sezione Gallery). Da notare l'editor vettoriale, di cui non si conosce l'utilità fino a che non se ne prova uno. Si può anche scaricare il prodotto finale sul proprio computer, ma solo in formati "piatti" (jpeg, png,...): restano sul sito i file con i vari layer (sì, è possibile utilizzare anche quelli, completi di trasparenza!).
L'accesso base alle applicazioni è gratuito, spazio server compreso; se si vuole maggiore spazio e funzioni avanzate, il costo è contenuto (circa 10 dollari) rispetto all'acquisto di un costoso software desktop. Inoltre, Aviary afferma di stare sviluppando una versione AIR (tecnologia Adobe) per far girare lo stesso sistema in locale sul proprio pc, anche se non è chiaro se sarà a pagamento o meno e se si dovrà comunque collegare al sito per salvare.
Mentre Photoshop.com fa sapere di aver ampliato il sistema in modo da lavorare su immagini da 25MB, Aviary non dice nulla al proposito: meglio fare un aprova di upload per vedere se viene accettato. D'altra parte, una reflex digitale di costo intermedio oggi può generare immagini tra 10 e 15 MegaPixel, per cui dovremmo trovarci a nostro agio. Essendo un servizio web, un qualunque browser è sufficiente: sia Firefox, Safari e Explorer sono a posto su Windows, Mac e Linux; meglio avere un motore javascript veloce (al momento Safari 4 è il più veloce).
Se quindi abbiamo bisogno di editare o creare immagini non troppo grosse e non vogliamo spendere, pur avendo praticamente gli stessi strumenti, può valer la pena di farci un giro! naturalmente, c'è sempre anche Gimp...
2009-05-08
Windows 7: sembra quasi un SO opensource
La notizia ha già fatto il giro di tutti i blog mondiali: la prima Release Candidate di Windows 7 è stata resa disponibile per il download gratuito. In poche parole, qualsiasi utente che voglia provare la nuova versione, potrà accedere al suo account Windows Live e dal sito Microsoft, in tutta legalità, scaricare la RC di Windows Seven.
Non si era mai visto, prima di Windows Server 2008, un sistema operativo, prima della sua reale comparsa sul mercato, in download gratis dal sito del produttore: Microsoft sta cercando di rendere Windows più accessibile e più amico di tutti, un po' come Apple ha sempre pubblicizzato Mac OS X; ma se la mela morsicata è molto riservata sulle novità, a Redmond devono ovviamente fare il contrario: ed ecco perché ora possiamo tranquillamente scaricare Windows Seven dal sito Microsoft!
Durante il download del sistema operativo, possiamo guardare alcuni video sulle nuove funzionalità di Windows Seven. I filmati sono strutturati in modo sostanzialmente in modo simile alle pubblicità Apple: due tizi, su sfondo nero, seduti davanti a due computer portatili (la cui marca è coperta da un adesivo "I'm a PC"), che raccontano e discutono le nuove funzionalità di Windows.
Escludendo le funzionalità già viste in altri sistemi operativi (e tengo a precisare: non solo in Mac OS X, giusto per evitare che qualche utente contro Apple si scagli addosso a questo post!), rimangono davvero poche cose: di queste, la maggior parte non sono nel cuore di Windows, ma nelle sue applicazioni aggiuntive (come Internet Explorer 8 e Windows Live Messenger).
A breve, pubblicheremo una recensione di Windows Seven in tutte le sue novità. Come sempre, stay tuned.
2008-10-12
Il framework .NET su *nix
Chi ogni tanto passa da queste pagine avrà certamente notato il mio apprezzamento per i progetti OpenSource: non si ringrazierà mai a sufficienza quei gruppi di persone che, in modo completamente gratuito, spende giorni del suo tempo per costruire e portare avanti progetti di complessità analoga ai prodotti commerciali, per il puro scopo (e probabilmente, divertimento) di fornire alternative gratuite che girano, talvolta meglio, sui nostri computer.
Due esempi famosi: OpenOffice (alternativa a Microsoft Office) e GIMP (con le funzionalità di Adobe Photoshop, anche se i menu differenti fermano molta gente).
Oggi voglio portare un altro esempio. A questo indirizzo si trova il progetto Mono, che ha il ragguardevole scopo di portare sui sistemi Unix, Linux e derivati (come MacOS X) il framework Microsoft denominato con lo strano nome di dotNET. Cosa buffa è che sia in grado di funzionare persino su Windows, dove esiste già! Chissà quale dei due funziona meglio :-)
Con questo framework sarà possibile sviluppare in molti linguaggi, tra quali anche quelli esclusivi Microsoft: C#, LINKQ, VB8, Python, Java, Ruby e altri. Può far girare ASP.NET, ADO.NET ed anche Windows.Form.
Chi sviluppa usando Microsoft Visual Studio sa che questo gira solo su piattaforma Windows; allora nel progetto viene anche fornita una IDE per C# e .NET. In questo modo è possibile non solo far girare programmi costruiti per Windows ma anche sviluppare direttamente su *unix! Questa IDE si chiama MonoDevelop, si trova a questo indirizzo in versione 1, ma esiste già una alfa della versione 2. Come ogni IDE che si rispetti, prevede il completamento del codice e la gestione delle classi.
Un progetto che ogni sviluppatore dovrebbe seguire!
Due esempi famosi: OpenOffice (alternativa a Microsoft Office) e GIMP (con le funzionalità di Adobe Photoshop, anche se i menu differenti fermano molta gente).
Oggi voglio portare un altro esempio. A questo indirizzo si trova il progetto Mono, che ha il ragguardevole scopo di portare sui sistemi Unix, Linux e derivati (come MacOS X) il framework Microsoft denominato con lo strano nome di dotNET. Cosa buffa è che sia in grado di funzionare persino su Windows, dove esiste già! Chissà quale dei due funziona meglio :-)
Con questo framework sarà possibile sviluppare in molti linguaggi, tra quali anche quelli esclusivi Microsoft: C#, LINKQ, VB8, Python, Java, Ruby e altri. Può far girare ASP.NET, ADO.NET ed anche Windows.Form.
Chi sviluppa usando Microsoft Visual Studio sa che questo gira solo su piattaforma Windows; allora nel progetto viene anche fornita una IDE per C# e .NET. In questo modo è possibile non solo far girare programmi costruiti per Windows ma anche sviluppare direttamente su *unix! Questa IDE si chiama MonoDevelop, si trova a questo indirizzo in versione 1, ma esiste già una alfa della versione 2. Come ogni IDE che si rispetti, prevede il completamento del codice e la gestione delle classi.
Un progetto che ogni sviluppatore dovrebbe seguire!
2008-08-18
Salviamo i preferiti!
Di sicuro, durante la navigazione capita spesso di trovare quasi per caso un sito interessante, di cui non volete perdere traccia. Allora è semplice aggiungerlo alla lista dei preferiti (bookmarks = segnalibri, in inglese), pronto ad essere richiamato in seguito.
Poi avrete certamente scoperto che avere una sola lunghissima lista è poco utile: come si chiamava quel certo sito che... ecc ecc... Quindi avete cominciato ad usare le cartelle, che possono raccogliere preferiti di argomento simile. Questo non è un lavoro da poco; ma... e se all'improvviso tutto sparisse?
Come? Il sistema diventa lento e non si può far altro che installare da zero; anche su Mac, su cui di rado occorre re-installare, può succedere l'irreparabile, per qualche click in più... e trovarsi con la lista dei preferiti azzerata! Oppure potrei aver bisogno di accedere alla stessa lista su computer diversi, magari anche con sistemi operativi diversi.
Diamo allora un'occhiata ai metodi che abbiamo a disposizione.
Esportazione della lista: molti browser lo permettono, anche se si tratta di un comando poco sfruttato: con Firefox, Safari, Camino, Internet Explorer è semplice; basta trovare il comando Esporta/Importa (di solito nel menu File o dal menu Organizza i Preferiti) ed il gioco è fatto. Con IE7 viene addirittura caricato un wizard, ma l'effetto finale è lo stesso (dovete girare un po' nei menu, vista la loro insolita collocazione).
Il file, di solito un HTML, può essere messo su un proprio spazio su un server o più semplicemente su una memoria USB: dovunque potremo avere a disposizione gli stessi preferiti del nostro computer.
Nota 1: se il secondo computer è aperto ad altri utenti e noi non vogliamo che i nostri preferiti siano visti, invece di fare un Import, potremo utilizzare i preferiti come pagina HTML, impostandola come Home Page (l'impostazione è di solito nelle preferenze; nel caso di IE7 si trova direttamente da menu). Oppure, se proprio vogliamo la comodità di avere i preferiti nei menu, ci dovremo ricordare di cancellarli tutti prima di abbandonare il computer.
Nota 2: non tutti hanno accesso ad un proprio spazio web, ma ci sono molti servizi che mettono a disposizione spazio su disco, come i servizi di backup e di condivisione; basta indicare le informazioni come private ed anche i servizi di condivisione diventano... privati! Box.net, Evernote ed altri sono tutti utili a questo scopo. Attenzione che alcuni siti gratuiti non ammettono di essere usati per file diversi dal previsto (p.es. solo fotografie, ecc...)
Delicious; se non vogliamo che siano condivisi, basta che ogni volta che salviamo un preferito lo marchiamo come privato. Se si usa Firefox, esiste un add-on che permette di salvare contemporaneamente una copia del preferito in locale ed una sul server e, se viene indicata come privata, nessuno a parte noi, potrà accedervi. L'unico problema: ricordatevi di marcarlo come privato ogni volta che ne salvate uno.
Foxmark: accessibile solo a Firefox, tramite un add-on, funziona perfettamente. Bisogna creare un account sul sito e ripetere nome/password nella finestra dell'add-on. Da allora in poi, ad ogni chiusura di Firefox il server sarà aggiornato e ad ogni apertura verranno aggiornati i preferiti del browser. E' il metodo che ho scelto io. Problema: non adatto se ci capita di lavorare su computer per una volta sola, dato che è necessaria l'installazione dell'add-on che accederà sempre ai nostri preferiti.
Google: fino a poco tempo fa, il servizio di Google di sincronizzazione dei preferiti funzionava perfettamente ma ora non è più disponibile. Dobbiamo sperare che tale progetto venga ripreso. D'altra parte, nella sezione Documenti è pur sempre possibile fare l'upload del file HTML dei preferiti esportati dal nostro browser: si tratta di un file di testo, che poi può essere aperto ed usato direttamente (i link sono cliccabili) o a scelta può essere scaricato ed importato nel browser quando necessario. L'importante è ricordarsi di non editarlo e salvarlo in formato Word: al browser non piacerebbe granché!
Poi avrete certamente scoperto che avere una sola lunghissima lista è poco utile: come si chiamava quel certo sito che... ecc ecc... Quindi avete cominciato ad usare le cartelle, che possono raccogliere preferiti di argomento simile. Questo non è un lavoro da poco; ma... e se all'improvviso tutto sparisse?
Come? Il sistema diventa lento e non si può far altro che installare da zero; anche su Mac, su cui di rado occorre re-installare, può succedere l'irreparabile, per qualche click in più... e trovarsi con la lista dei preferiti azzerata! Oppure potrei aver bisogno di accedere alla stessa lista su computer diversi, magari anche con sistemi operativi diversi.
Diamo allora un'occhiata ai metodi che abbiamo a disposizione.
Esportazione della lista: molti browser lo permettono, anche se si tratta di un comando poco sfruttato: con Firefox, Safari, Camino, Internet Explorer è semplice; basta trovare il comando Esporta/Importa (di solito nel menu File o dal menu Organizza i Preferiti) ed il gioco è fatto. Con IE7 viene addirittura caricato un wizard, ma l'effetto finale è lo stesso (dovete girare un po' nei menu, vista la loro insolita collocazione).
Il file, di solito un HTML, può essere messo su un proprio spazio su un server o più semplicemente su una memoria USB: dovunque potremo avere a disposizione gli stessi preferiti del nostro computer.
Nota 1: se il secondo computer è aperto ad altri utenti e noi non vogliamo che i nostri preferiti siano visti, invece di fare un Import, potremo utilizzare i preferiti come pagina HTML, impostandola come Home Page (l'impostazione è di solito nelle preferenze; nel caso di IE7 si trova direttamente da menu). Oppure, se proprio vogliamo la comodità di avere i preferiti nei menu, ci dovremo ricordare di cancellarli tutti prima di abbandonare il computer.
Nota 2: non tutti hanno accesso ad un proprio spazio web, ma ci sono molti servizi che mettono a disposizione spazio su disco, come i servizi di backup e di condivisione; basta indicare le informazioni come private ed anche i servizi di condivisione diventano... privati! Box.net, Evernote ed altri sono tutti utili a questo scopo. Attenzione che alcuni siti gratuiti non ammettono di essere usati per file diversi dal previsto (p.es. solo fotografie, ecc...)
Delicious; se non vogliamo che siano condivisi, basta che ogni volta che salviamo un preferito lo marchiamo come privato. Se si usa Firefox, esiste un add-on che permette di salvare contemporaneamente una copia del preferito in locale ed una sul server e, se viene indicata come privata, nessuno a parte noi, potrà accedervi. L'unico problema: ricordatevi di marcarlo come privato ogni volta che ne salvate uno.
Foxmark: accessibile solo a Firefox, tramite un add-on, funziona perfettamente. Bisogna creare un account sul sito e ripetere nome/password nella finestra dell'add-on. Da allora in poi, ad ogni chiusura di Firefox il server sarà aggiornato e ad ogni apertura verranno aggiornati i preferiti del browser. E' il metodo che ho scelto io. Problema: non adatto se ci capita di lavorare su computer per una volta sola, dato che è necessaria l'installazione dell'add-on che accederà sempre ai nostri preferiti.
Google: fino a poco tempo fa, il servizio di Google di sincronizzazione dei preferiti funzionava perfettamente ma ora non è più disponibile. Dobbiamo sperare che tale progetto venga ripreso. D'altra parte, nella sezione Documenti è pur sempre possibile fare l'upload del file HTML dei preferiti esportati dal nostro browser: si tratta di un file di testo, che poi può essere aperto ed usato direttamente (i link sono cliccabili) o a scelta può essere scaricato ed importato nel browser quando necessario. L'importante è ricordarsi di non editarlo e salvarlo in formato Word: al browser non piacerebbe granché!
2008-08-04
Apple avanza nelle imprese
Lo Yankee Group, una ditta indipendente di consulenze e ricerche, ha effettuato uno studio sulla penetrazione di alcune marche di computer nelle aziende.
Il risultato, incredibile solo qualche anno fa, mostra che circa l'80% delle aziende esaminate ha almeno un Macintosh al suo interno! Lo stesso studio, effettuato due anni fa, aveva fornito un ben diverso 47%.
Inoltre, il numero di utenti reali accertati è salito. Non si tratta solo di una sorta di onda lunga, magari dovuta ad iPod e iPhone e le loro campagne pubblicitarie: dal 2% di market share, Apple è passata al 10% del mercato aziendale. Il 20% delle aziende intervistate ha affermato di avere almeno 50 Mac in uso, fino ad arrivare a qualche migliaio in qualche caso.
La cosa più divertente è che il motivo dell'adozione dei Mac è spesso la possibilità di farci girare più sistemi operativi, da Windows a Linux a, ovviamente, MacOS. Anzi, più di un quarto degli intervistati ha detto di usare il Mac per farci girare Windows (che spreco, direi! :-) Un altro quarto usa computer Mac impostati in dual boot con MacOS e Windows XP o Vista (utilizzando BootCamp, fornito di serie da Apple); tuttavia anche la possibilità di far coesistere nello stesso momento entrambi i sistemi (con VMWare o Parallels) ha la sua importanza: si ha la possibilità di usare sempre MacOS e, quando si ha bisogno della completa compatibilità, si usa direttamente il software Windows, che gira condividendo tutto: lo schermo, la memoria, le varie risorse. Questo risolve il problema che molti software aziendali esistono solo su Windows; infatti, anche se su MacOS esistono le controparti, un'azienda preferisce non cambiare il software su cui si appoggia tutta la propria amministrazione. In questo modo, tale software può girare senza problemi sul Mac.
D'altra parte, non tutti mirano a Windows: sembra infatti che uno dei fattori importanti per questa scelta sia la maggiore stabilità e affidabilità di Unix, su cui gira MacOS. Yankee Groups conclude che questi numeri, ben diversi dagli scorsi, non rappresentano una moda, ma una vera scelta.
A pochi anni di distanza, si cominciano a vedere i risultati della scelta di Apple di cambiare da Motorola a Intel: oltre alle possibilità tecnologiche (consumi, potenza, ecc...), sembra che ora anche strategicamente stia pagando. La stessa Microsoft sta provando a cavalcare il successo, scoprendo che alla fine vende software e non PC: infatti uno degli scopi dichiarati di Ballmer sembra che sia quello di facilitare il funzionamento di Windows su macchine Apple.
Il risultato, incredibile solo qualche anno fa, mostra che circa l'80% delle aziende esaminate ha almeno un Macintosh al suo interno! Lo stesso studio, effettuato due anni fa, aveva fornito un ben diverso 47%.
Inoltre, il numero di utenti reali accertati è salito. Non si tratta solo di una sorta di onda lunga, magari dovuta ad iPod e iPhone e le loro campagne pubblicitarie: dal 2% di market share, Apple è passata al 10% del mercato aziendale. Il 20% delle aziende intervistate ha affermato di avere almeno 50 Mac in uso, fino ad arrivare a qualche migliaio in qualche caso.
La cosa più divertente è che il motivo dell'adozione dei Mac è spesso la possibilità di farci girare più sistemi operativi, da Windows a Linux a, ovviamente, MacOS. Anzi, più di un quarto degli intervistati ha detto di usare il Mac per farci girare Windows (che spreco, direi! :-) Un altro quarto usa computer Mac impostati in dual boot con MacOS e Windows XP o Vista (utilizzando BootCamp, fornito di serie da Apple); tuttavia anche la possibilità di far coesistere nello stesso momento entrambi i sistemi (con VMWare o Parallels) ha la sua importanza: si ha la possibilità di usare sempre MacOS e, quando si ha bisogno della completa compatibilità, si usa direttamente il software Windows, che gira condividendo tutto: lo schermo, la memoria, le varie risorse. Questo risolve il problema che molti software aziendali esistono solo su Windows; infatti, anche se su MacOS esistono le controparti, un'azienda preferisce non cambiare il software su cui si appoggia tutta la propria amministrazione. In questo modo, tale software può girare senza problemi sul Mac.
D'altra parte, non tutti mirano a Windows: sembra infatti che uno dei fattori importanti per questa scelta sia la maggiore stabilità e affidabilità di Unix, su cui gira MacOS. Yankee Groups conclude che questi numeri, ben diversi dagli scorsi, non rappresentano una moda, ma una vera scelta.
A pochi anni di distanza, si cominciano a vedere i risultati della scelta di Apple di cambiare da Motorola a Intel: oltre alle possibilità tecnologiche (consumi, potenza, ecc...), sembra che ora anche strategicamente stia pagando. La stessa Microsoft sta provando a cavalcare il successo, scoprendo che alla fine vende software e non PC: infatti uno degli scopi dichiarati di Ballmer sembra che sia quello di facilitare il funzionamento di Windows su macchine Apple.
2008-07-07
Remote Desktop
Vi siete mai trovati nella necessità di comandare un computer remoto dalla vostra postazione? Se siete in una rete, probabilmente è una necessità frequente. Gli utenti Windows devono essere previdenti ed installare sulla macchina remota un VNC server, magari free (molto bello UltraVNC); per gli utenti Mac, OS X lo permette di serie, senza aggiungere tool di terze parti.
E se avete un Mac, ma dovete collegarvi ad un server Windows e non volete passare dal web (tipo LogMeIn)?
Da pochi giorni è uscito dalla fase beta Microsoft Remote Desktop Connection 2, applicazione Universal per far comparire in una finestra del Mac la scrivania del server Windows, per mezzo della quale possiamo comandarlo. Tra le novità: la possibilità di aprire più collegamenti remoti, una interfaccia grafica rinnovata ed il supporto per NLA, autenticazione network, per la sicurezza della connessione.
Il prodotto è gratuito. Se però preferite usare OpenSource, provate a confrontarlo con CoRD.
Un punto che potrà fermare molti mac user: il prodotto di Microsoft richiede installazione ed anche la password dell'utente (a me fa sempre un po' impressione fornire la mia password di utente...) e a detta di alcuni non può rivaleggiare con CoRD, che però ha i suoi difetti (è ancora in beta).
Vedete voi!
E se avete un Mac, ma dovete collegarvi ad un server Windows e non volete passare dal web (tipo LogMeIn)?
Da pochi giorni è uscito dalla fase beta Microsoft Remote Desktop Connection 2, applicazione Universal per far comparire in una finestra del Mac la scrivania del server Windows, per mezzo della quale possiamo comandarlo. Tra le novità: la possibilità di aprire più collegamenti remoti, una interfaccia grafica rinnovata ed il supporto per NLA, autenticazione network, per la sicurezza della connessione.
Il prodotto è gratuito. Se però preferite usare OpenSource, provate a confrontarlo con CoRD.
Un punto che potrà fermare molti mac user: il prodotto di Microsoft richiede installazione ed anche la password dell'utente (a me fa sempre un po' impressione fornire la mia password di utente...) e a detta di alcuni non può rivaleggiare con CoRD, che però ha i suoi difetti (è ancora in beta).
Vedete voi!
2008-06-29
Niente Vista per Intel
Se vi ricordate, un po' di tempo fa, all'uscita di Vista, la Intel fece sapere che non avrebbe aggiornato i propri computer al nuovo sistema operativo, almeno fino all'uscita del primo service pack.
Ora che questa patch è uscita, Intel continuerà ancora ad usare al proprio interno il "vecchio" Windows XP. Evidentemente Vista al momento non fornisce sufficiente affidabilità, anche per Intel.
Questo non fa che aggiungersi alle molteplici opinioni dei vari utenti, che anzi nel passato hanno avanzato petizioni presso Microsoft, affinché mantenesse il supporto a XP; le petizioni non hanno ottenuto il risultato voluto, poiché Microsoft ha interrotto il supporto. E' ancora possibile avere XP, ma solo acquistando Vista e facendo il downgrade a XP; ciò nonostante Vista non decolla, nemmeno con questi mezzi. Evidentemente Microsoft deve imparare ad ascoltare i propri utenti.
Ora che questa patch è uscita, Intel continuerà ancora ad usare al proprio interno il "vecchio" Windows XP. Evidentemente Vista al momento non fornisce sufficiente affidabilità, anche per Intel.
Questo non fa che aggiungersi alle molteplici opinioni dei vari utenti, che anzi nel passato hanno avanzato petizioni presso Microsoft, affinché mantenesse il supporto a XP; le petizioni non hanno ottenuto il risultato voluto, poiché Microsoft ha interrotto il supporto. E' ancora possibile avere XP, ma solo acquistando Vista e facendo il downgrade a XP; ciò nonostante Vista non decolla, nemmeno con questi mezzi. Evidentemente Microsoft deve imparare ad ascoltare i propri utenti.
2008-05-20
Convertire doc in html
Avete mai provato ad usare la funzione "converti in HTML" di Microsoft Word? Il risultato ha molte caratteristiche divertenti: file enormi, con tag proprietari (che sono soltanto necessari a Word per poter ricostruire il tutto in .doc) e persino informazioni riservate (le Proprietà) che ciascuno potrebbe leggere chiedendo il codice della pagina al browser.
Non ci sono alternative? Certo! Vediamone qualcuna.
1) salviamo da Word come pagina web filtrata: questo dovrebbe eliminare buona parte dei tag proprietari, ma anche l'inserimento delle informazioni inserite nel dialogo Proprietà. Il file è ancora un po' pesantino, ma almeno nessuno legge le note che abbiamo inserito.
2) usiamo Gmail: è un tool di conversione semplice semplice, ma funziona. Spediamo su Gmail una posta con in allegato il documento Word che vogliamo tradurre. Tra i comandi di Gmail, clicchiamo su "View as HTML". Il documento verrà mostrato all'interno del browser; ora posizioniamo il mouse sulla pagina con il documento e scegliamo di vedere il codice della pagina: basterà copiarlo e incollarlo in un editor e salvarlo con l'estensione html. Se il nostro browser preferito non ci lascia copiare il codice, basta salvare la pagina dal menu File. Quando lo apriremo, noteremo che non è proprio un codice pulitissimo, ma è decente e possiamo sempre dargli una passata noi.
3) Editor Javascript: ce ne sono molti in giro per il web; come esempio, molto completo, consideriamo TinyMCE, nella cui pagina troviamo anche una demo che può essere utilizzata per il nostro scopo. Si tratta di copiare ed incollare il contenuto del file in questi editor. Di solito, come nel caso indicato, questi editor hanno anche un pulsante che mostra il codice HTML: selezioniamo tutto, copiamo, incolliamo nel nostro editor html preferito e siamo a posto! In questo modo abbiamo un codice pulitissimo.
4) Uso del HTMLTidy: è un programma open source che ha proprio lo scopo di pulire e correggere il codice html. In origine ha la sola interfaccia a linea di comando, cioé si usa dalla finestra DOS (Windows) o dalla shell (*nix, MacOS). Esistono però delle interfacce grafiche che ne facilitano l'uso; p.es. per il Mac consiglio l'ottimo Balthisar Tidy, (anche se viene indicato come versione 0.6 è praticamente completo) che permette l'accesso a tutte le caratteristiche della linea di comando in modo semplice. È sufficiente operare con il comando sul file html da ripulire, fornendo le opzioni corrette ed otteniamo in uscita un file che non solo è pulito e leggero, ma anche formattato in modo da poterlo leggere bene. Se usiamo la shell, un comando tipico è:
dove l'opzione --word2000 è quella esplicita per i file creati da Word.
Tutto questo nel caso dovessimo ripulire pochi file; se invece ne abbiamo molti, allora può valer la spesa di acquistare un software apposito: Word Cleaner è un esempio, anche se 75€ sono giustificati solo da un lavoro pesante. Da considerare anche Textism, gratuito per documenti fino a 20kB (oltre è necessaria un'iscrizione).
Non ci sono alternative? Certo! Vediamone qualcuna.
1) salviamo da Word come pagina web filtrata: questo dovrebbe eliminare buona parte dei tag proprietari, ma anche l'inserimento delle informazioni inserite nel dialogo Proprietà. Il file è ancora un po' pesantino, ma almeno nessuno legge le note che abbiamo inserito.
2) usiamo Gmail: è un tool di conversione semplice semplice, ma funziona. Spediamo su Gmail una posta con in allegato il documento Word che vogliamo tradurre. Tra i comandi di Gmail, clicchiamo su "View as HTML". Il documento verrà mostrato all'interno del browser; ora posizioniamo il mouse sulla pagina con il documento e scegliamo di vedere il codice della pagina: basterà copiarlo e incollarlo in un editor e salvarlo con l'estensione html. Se il nostro browser preferito non ci lascia copiare il codice, basta salvare la pagina dal menu File. Quando lo apriremo, noteremo che non è proprio un codice pulitissimo, ma è decente e possiamo sempre dargli una passata noi.
3) Editor Javascript: ce ne sono molti in giro per il web; come esempio, molto completo, consideriamo TinyMCE, nella cui pagina troviamo anche una demo che può essere utilizzata per il nostro scopo. Si tratta di copiare ed incollare il contenuto del file in questi editor. Di solito, come nel caso indicato, questi editor hanno anche un pulsante che mostra il codice HTML: selezioniamo tutto, copiamo, incolliamo nel nostro editor html preferito e siamo a posto! In questo modo abbiamo un codice pulitissimo.
4) Uso del HTMLTidy: è un programma open source che ha proprio lo scopo di pulire e correggere il codice html. In origine ha la sola interfaccia a linea di comando, cioé si usa dalla finestra DOS (Windows) o dalla shell (*nix, MacOS). Esistono però delle interfacce grafiche che ne facilitano l'uso; p.es. per il Mac consiglio l'ottimo Balthisar Tidy, (anche se viene indicato come versione 0.6 è praticamente completo) che permette l'accesso a tutte le caratteristiche della linea di comando in modo semplice. È sufficiente operare con il comando sul file html da ripulire, fornendo le opzioni corrette ed otteniamo in uscita un file che non solo è pulito e leggero, ma anche formattato in modo da poterlo leggere bene. Se usiamo la shell, un comando tipico è:
tidy -f errs.txt --word2000 mioFileWordHTML.htmldove l'opzione --word2000 è quella esplicita per i file creati da Word.
Tutto questo nel caso dovessimo ripulire pochi file; se invece ne abbiamo molti, allora può valer la spesa di acquistare un software apposito: Word Cleaner è un esempio, anche se 75€ sono giustificati solo da un lavoro pesante. Da considerare anche Textism, gratuito per documenti fino a 20kB (oltre è necessaria un'iscrizione).
2008-05-08
Microsoft e Apple
Arriva notizia che non può far altro che piacere agli sviluppatori: Microsoft ha deciso di includere in in alcune forme di abbonamento ai propri software di sviluppo, anche una copia di Parallel, il software che permette di far funzionare praticamente senza problemi su un Mac con CPU Intel i vari software nati per Windows.
La contentezza dovrebbe derivare non tanto dal vedersi comparire Parallel, dato che molti che hanno esigenze di utilizzare software Windows lo hanno già; quanto piuttosto che la comparsa di Parallel nell'offerta Microsoft apre possibilità future di appoggio Microsoft allo sviluppo su Mac, per qualunque piattaforma si sviluppi! Quindi una nuova considerazione del Mac, un po' come era all'inizio, quando Microsoft forniva il Basic e le versioni di Office comparivano prima per Mac che per Windows.
Per chi non lo sapesse, Parallel permette di far funzionare qualunque applicazione per Windows (oltre ovviamente a Windows stesso!) sulla stessa scrivania Mac. In pratica ci troveremo nel Dock, oltre ai software Mac anche quelli Windows; lanciandone uno, non fa differenza su quale piattaforma sta girando.
Fonte: MacProf
La contentezza dovrebbe derivare non tanto dal vedersi comparire Parallel, dato che molti che hanno esigenze di utilizzare software Windows lo hanno già; quanto piuttosto che la comparsa di Parallel nell'offerta Microsoft apre possibilità future di appoggio Microsoft allo sviluppo su Mac, per qualunque piattaforma si sviluppi! Quindi una nuova considerazione del Mac, un po' come era all'inizio, quando Microsoft forniva il Basic e le versioni di Office comparivano prima per Mac che per Windows.
Per chi non lo sapesse, Parallel permette di far funzionare qualunque applicazione per Windows (oltre ovviamente a Windows stesso!) sulla stessa scrivania Mac. In pratica ci troveremo nel Dock, oltre ai software Mac anche quelli Windows; lanciandone uno, non fa differenza su quale piattaforma sta girando.
Fonte: MacProf
2008-04-27
Lunga vita a Windows XP?
Di recente, si sono composti nella rete gruppi di utenti che chiedono a Microsoft di non smettere il supporto a Windows XP e chiedono anche di continuarne la commercializzazione. Al momento siamo attorno alle 160.000 firme!
Indubbiamente, per Microsoft non è un buon segnale: gli utenti stanno considerando il vecchio XP, giunto al SP3, un sistema operativo maturo e tutto sommato affidabile, pur con tutti suoi i limiti e preferibile rispetto al nuovo Vista, goloso di risorse e non del tutto stabile, come spesso succede con le nuove versioni dei SO.
Gli utenti stanno quindi chiedendo perché dovrebbero cambiare hardware, passando a un sistema nuovo, che li costringerebbe alla solita catena perversa "cambio sistema, devo cambiare hardware, devo cambiare i software, ottengo un sistema che non conosco, forse ho anche di meno, aspetto il nuovo OS".
Gli utenti professionali già ci pensano bene prima di un qualunque upgrade, per evitare di dover interrompere il flusso di lavoro per qualche incompatibilità non prevista. A questo aggiungiamo che il SP3 porta ad un miglioramento della velocità di XP, che diventa più veloce di Vista con SP1.
Gli utenti professionali già ci pensano bene prima di un qualunque upgrade, per evitare di dover interrompere il flusso di lavoro per qualche incompatibilità non prevista. A questo aggiungiamo che il SP3 porta ad un miglioramento della velocità di XP, che diventa più veloce di Vista con SP1.
Microsoft ha annunciato che smetterà di vendere XP (sia retail che OEM) al 30 giugno, anche se Dell, per esempio, ha fatto sapere che continuerà per un po' di tempo a fornire XP pre-installato sui propri computer. Il problema però è che Microsoft offre un diritto di dowgrade (chi compra Vista Business o Ultimate può tornare a XP Professional), ma questo avviene fornendo un CD immagine, che è diverso da quello originale per XP. In pratica, si compra comunque Vista.
Per le statistiche Microsoft quindi si vende comunque una copia di Vista e risulterà che questo e non XP è il preferito dai clienti! Microsoft non è nuova a giochetti simili sulle statistiche di vendita: si dice che al lancio di Vista, tutti i computer venduti in quel periodo furono considerati come vendite di Vista, anche per quelli che non potevano supportarlo...
Inoltre, non ci possiamo aspettare che MS non faccia nulla per contrastare l'idea che il nuovo SO non sia stato accolto come previsto; Steve Ballmer ha detto che ascolteranno i propri clienti, ma la posizione ufficiale per ora è che MS deve dare credito ai propri partner e clienti, non a petizioni on-line.
Insomma, se state augurando lunga vita a XP... sarà meglio che vi prepariate a cambiare idea!
2008-04-23
Il baco di Safari
Ormai è una notizia conosciuta: durante una competizione pubblica, un hacker ha vinto un sostanzioso premio (10mila dollari ed un MacBook Air) per essere riuscito a forare il nuovo portatile di Apple, per raggiungere il contenuto di un file nascosto in qualche cartella all'interno del suo hard disk. Il primo tentativo era andato a vuoto (si doveva usare solo comandi di rete), ma il secondo, dove si poteva usare qualunque altro mezzo (escluso quello fisico...:-), è andato a segno dopo pochi minuti!
Questo ha lasciato di sasso gli addetti ai lavori, in quanto al momento la base unix di MacOS X è considerata fra le più sicure.
Poi è venuto fuori che il problema era legato a... codice Open Source! usato nel browser Safari. E tale codice nel frattempo era stato corretto dalla comunità!
In pratica, i tecnici Apple si erano dimenticati di fare l'aggiornamento! Chi di voi ha un sito con un CMS OpenSource sa quanto sia importante mantenere il codice aggiornato all'ultima versione: la notizia di una falla si propaga tra i cracker in un batter d'occhio. E in questo caso, il buco era stato scoperto quasi un anno fa: da allora si sono successi almeno due o tre rilasci di Safari, senza che venisse corretto: bastava scaricare la nuova versione.
Indubbiamente, non si tratta di una buona pubblicità per il browser Apple, sbarcato da qualche tempo anche su Windows; questo si va ad aggiungere a certe raccomandazioni da parte del gruppo eBay, che invitavano a non usare Safari per le transazioni. Su questa parte, ci sono state notizie contrastanti, in quanto la non-sicurezza, secondo eBay, sarebbe legata alla non implementazione di estensioni agli standard (ai quali invece Safari si attiene scrupolosamente). Strada in salita, quindi, su Windows.
Indubbiamente, non si tratta di una buona pubblicità per il browser Apple, sbarcato da qualche tempo anche su Windows; questo si va ad aggiungere a certe raccomandazioni da parte del gruppo eBay, che invitavano a non usare Safari per le transazioni. Su questa parte, ci sono state notizie contrastanti, in quanto la non-sicurezza, secondo eBay, sarebbe legata alla non implementazione di estensioni agli standard (ai quali invece Safari si attiene scrupolosamente). Strada in salita, quindi, su Windows.
Il vincitore del MacBook Air ha fatto sapere che si era preparato con alcuni colleghi, impiegando almeno 2 giorni per trovare la falla (evidentemente non si aspettava di trovare una versione vecchia!) ed altri 3 o 4 per avvantaggiarsene. Questo spiega come mai siano bastati pochi minuti per ottenere il risultato: c'era dietro il lavoro di una settimana.
Per la cronaca, sono stati necessari 2 giorni per Windows Vista (il vincitore ha detto che non aveva previsto la presenza del SP1, per cui ha dovuto cambiare strategia sul momento, trovando un buco nel Flash). Per quanto riguarda Linux, sembra che le falle siano state trovate, ma che nessuno sia riuscito a sfruttarle: malignamente, qualcuno ha osservato che in genere gli hacker operano su tale piattaforma e magari vi contribuiscono; secondo queste voci, quindi, vi sarebbe un certo conflitto di interessi...
2008-04-22
C'è fumo sui docx!
C'è qualcuno che pensato di fare uno smoke text sulla conformità dei documenti dell'ultima versione di MS Office rispetto a quanto stabilito nello standard ISO 29500 che, per chi non lo sapesse, definisce nei dettagli il nuovo formato OOXML per i file cosiddetti Office. Prima di dare i risultati, due info per i non addetti:
1) il formato OOXML consiste in un file di testo strutturato (in pratica è un XML con determinati tag) in grado di contenere tutto quanto necessario per ricostruire un file Office (quindi editor di testi, spreadsheet, ecc...). Dopo la dichiarata adozione del formato da parte di OpenOffice (la suite gratuita) e MS Office, è diventato uno standard ben definito, descritto dalla ISO, l'organismo di standardizzazione internazionale.
2) Cosa è uno smoke test? Il nome proviene dai vecchi controlli di qualità sui prodotti elettrici: quando si costruiva un prototipo, per sapere se ci fossero problemi grossolani, si attaccava la spina... e si aspettava, guardando da distante: se usciva del fumo, qualcosa non andava! Il nome è rimasto nel caso del software: si fa girare il programma e si sta a vedere che le operazioni principali funzionino! Per esempio, è un ottimo metodo per gli sviluppi con frequenti nightly build, in cui si va a vedere che non ci siano problemi di base (...il fumo!), per poter proseguire verso una build vera e propria, che invece richiederà un test di qualità molto più approfondito.
Bene, questo smoke test è stato effettuato rispetto ad un modello ristretto (da cui sono eliminati molti tag: date non in formato ISO, settaggi di compatibilità, ecc...), verso il quale ci si poteva attendere molte incompatibilità; infatti, sono comparsi più di 100.000 messaggi di errore. Come atteso.
Allora, vai col modello di transizione (transitional): questo è stato definito in modo da comprendere molti tag necessari per i vari tipi di documento, quindi ci dovremmo attendere una compatibilità abbastanza buona, anche se magari non perfetta. Tutto sommato, la realtà è così, anche se ci si attendeva qualcosa di meglio: 84 non compatibilità.
I commenti dell'autore del test sono:
- ad oggi, i documenti MS Office 2007 non seguono lo standard ISO29500;
- l'aderenza al modello stretto richiede interventi pesanti sull'applicazione;
- l'aderenza a quello transitional richiede meno interventi, ma sempre non leggeri.
Ricorda inoltre che la veloce approvazione della ISO 29500 era giustificata proprio per evitare che Microsoft andasse per la propria strada, come spesso ha fatto nel passato, tentando (e spesso riuscendoci) di creare una propria deviazione dallo standard, per spingere i propri clienti ad utilizzare solo la propria suite per avere tutte le caratteristiche fornite.
Lo stesso autore propone di effettuare lo stesso test con la ISO 26300, che descrive la struttura di OpenDocument (ODF), formato tipico usato da OpenOffice. Vedremo cosa salterà fuori!
1) il formato OOXML consiste in un file di testo strutturato (in pratica è un XML con determinati tag) in grado di contenere tutto quanto necessario per ricostruire un file Office (quindi editor di testi, spreadsheet, ecc...). Dopo la dichiarata adozione del formato da parte di OpenOffice (la suite gratuita) e MS Office, è diventato uno standard ben definito, descritto dalla ISO, l'organismo di standardizzazione internazionale.
2) Cosa è uno smoke test? Il nome proviene dai vecchi controlli di qualità sui prodotti elettrici: quando si costruiva un prototipo, per sapere se ci fossero problemi grossolani, si attaccava la spina... e si aspettava, guardando da distante: se usciva del fumo, qualcosa non andava! Il nome è rimasto nel caso del software: si fa girare il programma e si sta a vedere che le operazioni principali funzionino! Per esempio, è un ottimo metodo per gli sviluppi con frequenti nightly build, in cui si va a vedere che non ci siano problemi di base (...il fumo!), per poter proseguire verso una build vera e propria, che invece richiederà un test di qualità molto più approfondito.
Bene, questo smoke test è stato effettuato rispetto ad un modello ristretto (da cui sono eliminati molti tag: date non in formato ISO, settaggi di compatibilità, ecc...), verso il quale ci si poteva attendere molte incompatibilità; infatti, sono comparsi più di 100.000 messaggi di errore. Come atteso.
Allora, vai col modello di transizione (transitional): questo è stato definito in modo da comprendere molti tag necessari per i vari tipi di documento, quindi ci dovremmo attendere una compatibilità abbastanza buona, anche se magari non perfetta. Tutto sommato, la realtà è così, anche se ci si attendeva qualcosa di meglio: 84 non compatibilità.
I commenti dell'autore del test sono:
- ad oggi, i documenti MS Office 2007 non seguono lo standard ISO29500;
- l'aderenza al modello stretto richiede interventi pesanti sull'applicazione;
- l'aderenza a quello transitional richiede meno interventi, ma sempre non leggeri.
Ricorda inoltre che la veloce approvazione della ISO 29500 era giustificata proprio per evitare che Microsoft andasse per la propria strada, come spesso ha fatto nel passato, tentando (e spesso riuscendoci) di creare una propria deviazione dallo standard, per spingere i propri clienti ad utilizzare solo la propria suite per avere tutte le caratteristiche fornite.
Lo stesso autore propone di effettuare lo stesso test con la ISO 26300, che descrive la struttura di OpenDocument (ODF), formato tipico usato da OpenOffice. Vedremo cosa salterà fuori!
2008-04-11
Microsoft vorrebbe un Apple Store
Come tutti gli amanti della mela sapranno, gli Apple Store sono giganteschi centri commerciale in cui troviamo computer, software e molto altro direttamente da Cupertino. In Italia non ce ne sono molti, ma i pochi che esistono sono quasi identici a quelli americani. Il sogno di ogni Mac-User è visitare un Apple Store, come quando da bambini si voleva visitare tutti i negozi di giocattoli!
Perché Apple piace? Perché è un'azienda alla moda, con un capo carismatico, è sempre perennemente alla ricerca dell'ultima trovata tecnologica. Questo crea una specie di fanatismo nei confronti di Apple e le crea un alone quasi misterioso intorno, che fa anche nascere negli utenti di altri sistemi operativi una sorta di derisione. D'altra parte, un recente (e buffo) studio ha sentenziato che il il logo Apple (la mela mordicchiata) stimola la creatività :-)
Lasciamo perdere un attimo Apple e guardiamo l'attuale immagine di Microsoft: l'azienda brutta e cattiva che pensa solo a vendere, non alla qualità di ciò che vende. E questa immagine se l'è fortemente voluta, con le moltitudini di multe a suo carico (e con gli accidenti che quotidianamente gli utenti le lanciano...). Tuttavia Bill Gates non vuole che la sua ditta abbia questa faccia per il pubblico.
Nel classico stile Apple quindi, i signori di Redmond vorrebbero aprire una catena di Microsoft Store, per ora solo in America. Secondo i rumors, quindi, entro breve potremo vedere maniaci microsoftiani invadere negozi pieni di scaffali con tastiere e mouse Microsoft, portatili con Windows Vista e Zune scontati. Ci saranno anche gli Evangelist? Che per Apple ci chiamano Guru. Succederà davvero?
Come fruitori di computer, diciamo che la presenza di negozi Microsoft non è proprio la cosa di cui si sentiva il bisogno: basta entrare in un qualunque negozio di informatica e troveremo tutto quello che può servirci. Forse preferiremmo che i soldi necessari all'apertura di questi Store fossero meglio impiegati, per esempio nel fare test di qualità dei software venduti, invece di far fare agli utenti tutti i beta test, evitando quindi qualche Service Pack...
[Fonte: Tom's Hardware]
2008-03-24
Vista Service Pack 1
È arrivato da qualche giorno il primo aggiornamento a Microsoft Vista, il Service Pack 1. Dovrebbe comprendere tutte le patch emesse nell'ultimo anno più qualche bug fix aggiuntivo, ma nessuna caratteristica di cui ci si può accorgere. Il pacchetto è stato alcune settimane in beta test, molti bachi relativi sono stati corretti, per cui non dovrebbero esserci grossi problemi, anche se con i software non si può mai dire...Da un lato Microsoft pubblicizza questo SP1 come ottima soluzione per bachi e problemi di compatibilità hardware; dall'altra, gli utenti sottolineano come Vista sia stato rilasciato in origine con troppi bachi e questo SP arrivi troppo in ritardo.
Al momento l'aggiornamento è disponibile solo per le lingue Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo; le altre lingue dovrebbero essere pronte per Aprile (come al solito, l'Italiano arriva dopo...). Per procedere con l'installazione, dovranno essere presenti i Service Stack: dovete perciò installarli se non l'avete ancora fatto. Da notare anche che alcuni driver possono dare problemi con SP1, per cui il meccanismo di installazione non permette di proseguire se qualcuno di quei driver viene trovato nel sistema.
Una buona presentazione del SP1 si trova nel blog del Vista team, dove sono anche indicati i driver problematici.
Bisogna comunque notare una cosa piuttosto strana: Microsoft invita caldamente (...strongly suggest...) i propri clienti ad attendere che l'aggiornamento avvenga attraverso il meccanismo automatico, il che dovrebbe succedere per tutti attorno alla metà di Aprile; poi indica invece l'indirizzo da cui può essere scaricato, per chi non vuole attendere. Ma allora... si consiglia di aggiornare o no?
2008-03-18
Safari 3.1
La versione 3.1 di Safari, il browser di Apple, è disponibile per l'aggiornamento da questa pagina. sia per la versione per Mac che per Windows. Per la versione Windows è necessario XP o Vista. Per entrambi i sistemi, sono necessari almeno 256 MB liberi.
Secondo la comunicazione di Apple, Safari dovrebbe essere il browser più veloce, principalmente nella parte Javascript.
Le novità annunciate sono: il supporto ai tag video di HTML 5, accesso ai database SQLite locali, supporto delle animazioni CSS.
Secondo la comunicazione di Apple, Safari dovrebbe essere il browser più veloce, principalmente nella parte Javascript.
Le novità annunciate sono: il supporto ai tag video di HTML 5, accesso ai database SQLite locali, supporto delle animazioni CSS.
Iscriviti a:
Post (Atom)