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2010-05-03

HTML 5 Compatibile? Mah, forse...

Il web, si sa, va a mode, come del resto la TV, i giornali e gran parte delle cose reali.
Fino a qualche tempo fa, l'argomento principe era il WEB 2.0, la sua interattività e le cose mirabolanti che ne potevano scaturire. In effetti, qualcosa si è visto: le webmail interattive, sul tipo di gmail, sistemi operativi online (come eyes.org); questo succedeva solo l'anno scorso.
Quest'anno invece la parola d'ordine è HTML 5.
Come dice il nome, si tratta di un'evoluzione del linguaggio del web, che ha tra i suoi obiettivi principali l'ulteriore separazione tra i diversi strati di un sito web:
  • la struttura e gli elementi che compongono la pagina (il markup vero e proprio);
  • l'apparenza, cioé colori, caratteri e altro (nei fogli di stile);
  • il contenuto della pagina, cioé il testo
Questa versione dovrebbe diminuire ancora di più la differenza tra il proprio computer e la rete; infatti il linguaggio ora prevede anche di poter registrare grandi quantità di dati in locale, in modo da, p.es., poter navigare sui siti anche quando non si è collegati alla rete. In questo modo sta diventando realtà l'utilizzo di applicazioni web al posto di quelle locali, installate sul proprio computer. Questo è ottenuto introducendo nuove regole e definendo meglio quelle esistenti (per avere un'idea di come prosegue il lavoro, questa è la pagina del W3C).

Ma come si stanno preparando i vari browser? Semplice, puntate il vostro browser preferito a questo sito: html5test.com. Molto velocemente, la pagina si aprirà con in testa il risultato di aderenza alle regole attuali; subito sotto compaiono i particolari, suddivisi per sezione, ciascuno con il suo punteggio.
Tanto per fare un esempio, questi sono i risultati da me ottenuti (rispetto al massimo, 160 punti):

BrowserSist.Oper.Punteggio
Google Chrome MacOS X.6.3137
Google Chrome Windows XP SP3
118
Safari 4.0.5 MacOS X.6.3113
Omniweb 5 MacOS X.6.3113
Opera 10.53 MacOS X.6.3102
Firefox 3.6.3 MacOS X.6.3101
Firefox 3.6.3 Windows XP SP3101
Camino 2.0 MacOS X.6.331
Internet Explorer 8 Windows XP SP3
19

Come vedete, Chrome è il browser più vicini allo standard, anche se nemmeno lui riesce a raggiungere la totalità dei punti. È strano comunque il suo comportamento, in quanto sembra dipendere anche dal sistema operativo (non avendo accesso a un sistema Windows 7 non ho potuto verificare se il fatto sia dovuto all'età di WinXP). Comportamento non entusiasmante di Firefox, superato da Safari, OmniWeb e Opera. Camino evidentemente non ha cominciato l'avvicinamento allo standard, mentre Internet Explorer sembra non pensarci nemmeno (ma questo non stupisce, vista la sua parzialissima aderenza anche agli standard precedenti).
C'è da dire che HTML5 è al momento solo un lavoro non terminato ed è classificato come draft; sia il linguaggio che i browser sono in movimento; se volete tenervi aggiornati, passate ogni tanto sul sito indicato e seguite i progressi!

2010-03-14

iPhone vietati

Più che una notizia, si tratta di un divertimento, riportato dal Wall Stree Journal.
In parole povere, gli impiegati di Microsoft sono caldamente scoraggiati da Steve Ballmer (CEO di Microsoft) ad acquistare iPhone: è del settembre scorso la scena in cui un impiegato provò a scattare una foto con il suo iPhone, che gli venne simbolicamente "sequestrato" da Steve, con minaccia di distruzione. Per dare il buon esempio, il CEO usa infatti telefonini di alcune marche, ma tutti utilizzanti il sistema mobile di Microsoft, Windows Phone.
Che queste pressioni servano a poco, lo si vede dal fatto che, da notizie trapelate dall'interno, almeno il 10% degli impiegati Microsoft accedono al sistema di posta interno tramite un iPhone; questo sarebbe confermato anche da voci autorevoli nella dirigenza Microsoft, in quanto anche tra loro ci sarebbe una percentuale di utenti iPhone, anche se viene ufficialmente comunicato che lo fanno per conoscere la concorrenza.
Oltre alle misure psicologiche, l'azienda di Redmond ha cambiato la sua politica di rimborso per i costi dei cellulari, riservandola solo a telefoni che usino Windows Phone; per questo motivo, sembra che alcuni impiegati, anche ad alto livello, abbiano cammuffato i loro iPhone per farli apparire diversi (salvo poi a non rispondere alle telefonate quando sono troppo in vista :-)
Ma c'è di più: alcuni sviluppatori Microsoft sembra impieghino parte del loro tempo libero a sviluppare per iPhone… D'altra parte, secondo alcune ricerche, iPhone negli ultimi 3 mesi ha rappresentato il 25% del mercato degli smartphone, mentre il totale di quelli con Windows Phone è arrivato al 16%
In effetti, per noi italiani (e forse anche per gli europei), queste cose ci appaiono come ridicole: come se un impiegato FIAT usasse normalmente una Ford, cioé una cosa normalissima. Negli USA invece di solito prevale la politica corporate: si acquistano di preferenza prodotti della ditta per cui si lavora, in una sorta di spirito che accomuna il gruppo azienda. In Italia invece si fanno guerre di religione non leagte al posto di lavoro: Mac-Windows, Nikon-Canon, TomTom-Garmin… A meno che la propria azienda non permetta l'accesso a prezzi ridotti!

2010-01-05

Class action

Siete tra quelli che hanno acquistato un normale pc e poi, senza nemmeno utilizzarlo, hanno formattato immediatamente l'hard disk, per installarvi sopra Linux in uno dei molti sapori in circolazione?
Bene, allora sappiate che potreste ottenere un rimborso per la licenza di Windows, qualunque essa sia, che non avete utilizzato.
Infatti, l'associazione consumatori ADUC sta preparando una cosiddetta class action per far ottenere il rimborso.
Qualcuno potrebbe obiettare di non aver pagato la licenza di Windows, ma non è così: infatti, la presenza del sistema operativo di Redmond è stata certamente valutata dal produttore dell'hardware e quindi in qualche modo pagata; in altre parole, avreste potuto pagare meno il computer se il produttore non ci avesse messo una copia di Windows.
Solitamente, questo viene considerato un plus: si acquista un computer con già il sistema installato, senza necessità di effettuare operazioni che per la media degli acquirenti non sono certo intuitive; però alcuni acquistano l'hardware per farci girare, p.es. Ubuntu, ottenibile gratuitamente dalla rete o su media ottico: per questi utenti non è un problema dover installare un altro sistema, ma per il loro portafoglio sì!
Ma quanto può incidere il costo del sistema operativo di Microsoft? Il listino ufficiale italiano indica 209€ per la Home Premium (la versione a minor costo), fino ad arrivare a 339€ per la Ultimate. Naturalmente questi sono i costi per l'utente finale; un produttore di pc avrà degli sconti, dovuti al maggior volume di vendite: da indicazioni trovate in rete (questa, per esempio) si può vedere che il prezzo si aggira attorno alla metà o poco meno, cioé 100€ per la Home, fino ai 175€ per la Ultimate. All'incirca, questo sarà il costo massimo che il produttore si accolla per dare Windows pre-installato e questo dovrebbe essere quanto i seguaci di Linux pagano per un sistema che non usano; ho detto "dovrebbe", poiché ogni azienda che si rispetti di solito effettua un ricarico sulle spese sostenute.
Comunque, nella migliore delle ipotesi, possiamo pensare di aver pagato circa la metà del valore della licenza; che non sono poi bruscolini, soprattutto se non viene usata. Non possiamo nemmeno pensare di rivendere la licenza, in quanto questa di solito è valida solo se abbinata al computer su cui è stata installata.
Il sito ADUC, in questa pagina, annuncia che sta organizzando una class action su questo argomento, basata anche sul fatto di aver già vinto una causa pilota, indetta nel 2005 e vinta nel 2007 (sul sito sono riportati tutti i documenti corrispondenti).
Vi comunque alcuni vincoli, dettati dalla legge italiana: si può accedere alla class action se si ha fatto l'acquisto come privato (senza utilizzare la partita IVA) e se, in questo caso, non si ha mai usato il software. Questo equivale in pratica o a formattare l'hard disk alla prima accensione (caso migliore) o a non accettare la licenza d'uso; questo vale anche nel caso in cui la licenza viene considerata accettata al momento dell'acquisto.
La class action partirà non appena i tribunali saranno in grado di accettarla (la legge fa riferimento a strutture che al momento non esistono); nel frattempo la ADUC sta chiedendo inviare informazioni: questo non equivale ad aderire, che potrà essere fatto solo quando l'azione sarà aperta. Nei link riportati, chi è interessato può trovare i dettagli.
Auspicabilmente, si dovrebbe arrivare ad una situazione in cui chi vuole acquisterà un pc con Windows, pagandolo meno di una licenza separta, ma coloro ai quali Windows non interessa potranno comprare l'hardware ad un costo inferiore.

Mi sono chiesto se questo sia il caso anche per i Mac della Apple, però mi pare che la situazione sia un poco diversa. Secondo me, chi acquista un Mac lo fa prima di tutto per utilizzarlo con il MacOS, anche se poi può decidere di farne girare altri, virtualizzandoli. Secondo, la licenza di MacOS è costata al massimo 130€ di listino (l'ultima versione è di 29€ a prezzo pieno); terzo: computer e sistema operativo sono prodotti dalla stessa ditta, per cui è pensabile che Apple non conti nel prezzo del Mac alcun costo di sistema. Inoltre, il motore di MacOS è Unix, il che rende quasi inutile l'installazione di Linux.

2009-10-03

Browser che vai, browser che vieni...

Ancora diminuzione di market share da parte di Internet Explorer, anche se resta per il momento il più usato.
Infatti, secondo il sito Statcounter (che raccoglie circa 11000 conteggi al mese) nell'ultimo anno il browser di Microsoft sta continuando a scendere (ora è attorno al 60%), mentre Firefox mantiene un leggero guadagno, portandosi al 30%. Molto staccati gli altri browser: 4% per Safari, 3% per Google Chrome, 2% per Opera.
Tra questi, registra un certo successo Chrome, che negli ultimi 3 mesi sembra aver superato Opera.
Se però si considera solo l'Europa, il divario tra Explorer e Firefox si riduce: 50% per il primo, 40% per il secondo.
Nel Nord America, invece, una parte di quote di Firefox è stata erosa da Safari, che si mantiene sul 10%. In casa nostra, Explorer e Firefox confermano la media mondiale, mentre si registra una crescita di Chrome, appena sotto il 10%, con Safari al 8%.
Per quanto riguarda i sistemi operativi usati per navigare su internet, XP la fa da padrone con il 70%, leggermente in calo rispetto a Vista (salito al 20%!), mentre MacOS X si aggira sul 7%.

2009-07-30

AVG e iTunes

L'ultimo aggiornamento di AVG, l'antivirus gratuito, non ha avuto nulla di meglio da fare che considerare due componenti di iTunes come trojan, mettendoli in quarantena e impedendo il funzionamento del software.
L'azienda ha avvertito del problema tramite il suo sito ed ha fatto uscire un nuovo aggiornamento che risolve; a parte il fatto che gli utenti Windows dovranno reinstallare iTunes che, tra l'altro, è indispensabile per la sincronizzazione di iPhone e dei vari iPod (a meno di trighi vari).
Non è la prima volta che succede una cosa simile: l'anno scorso AVG aveva messo in quarantena alcuni file indispensabili di Windows, impedendo l'uso del pc.
I virus sono diventati così difficili da fermare che la linea di intervento è sempre più sottile.

2009-07-29

Yahoo-Microsoft: è fatta.

Alla fine, ci sono riusciti: Microsoft e Yahoo hanno finalmente raggiunto un accordo!
Se avete seguito la telenovela, ricorderete prima una sequenza di tentativi di acquisto da parte di Microsoft, seguiti da aumenti di capitale di Yahoo per eludere la scalata. Poi il lamento degli azionisti di Yahoo, ai quali interessa la crescita del proprio denaro e vedevano l'ostacolo all'acquisto come un danno ai propri investimenti. Da qui il cambio alla guida di Yahoo. Per finire oggi in questo accordo.
Niente acquisto, Yahoo continuerà ad esistere, ma gli accordi con Microsoft saranno sempre più stretti. L'accordo riguarda infatti niente meno che 10 anni: un tempo lunghissimo per quel che riguarda il web.
Yahoo userà il motore di ricerca di Microsoft, quel Bing che sta riscuotendo un certo successo, almeno rispetto al LiveSearch; Microsoft invece avrà la licenza di usare le tecnologie Yahoo per i propri prodotti, dando a Yahoo un po' meno del 90% dei guadagni che nei primi 5 anni arriveranno dalle pubblicità inserite nei motori di ricerca.
Ok, al momento non ci sarà una grande variazione sul mercato: le due aziende assieme rappresentano meno del 30% del volume delle ricerche, dove ovviamente il resto appartiene a Google. Inoltre, Bing è cresciuto negli ultimi tempi, ma l'ha fatto sottraendo volume a Yahoo, mentre Google è rimasto stabile. Le quote parlano chiaro: Google 65%, Yahoo 20%, Bing 9%: è chiaro chi guadagnerà popolarità da questo accordo (Bing al momento viene indicato come ancora in versione beta).
Bing raddoppierà i propri volumi, attirando quindi più inserzionisti, l'unico modo di guadagnare con le ricerche web. Inoltre, se la tendenza attuale verrà confermata, alcune applicazioni (e magari anche una parte dei sistemi operativi) potrebbero migrare sul web: Bill Gates lo propone da alcuni anni, anche se per ora con poco successo: Adobe con le versioni online di Photoshop e Google con le sue varie applicazioni, hanno fatto certamente di più. Per Microsoft quindi la presenza su questo mercato potrebbe essere importante; guarda caso, i propri guadagni provenienti da licenze stanno diminuendo; per avere un'idea, date un'occhiata alla home page di Bing: i link proposti riguardano immagini, shopping e cose simili, ben distanti dai servizi offerti sulla pagina corrispondente da Google; poi date un'occhiata alla home di Yahoo e capirete perché Microsoft stava corteggiando Yahoo da tempo.
Yahoo otterrà certamente un buon vantaggio economico nel breve periodo, a spese però della sua popolarità sul web; l'impressione è che i propri conti non dovevano essere molto esaltanti.
Al momento Google resta sempre irraggiungbile: però vi sono segnali secondo cui Bing starebbe raccogliendo approvazioni tra gli utilizzatori; inoltre, cosa piuttosto strana, sembrerebbe che gli utenti di Bing siano più propensi a cliccare sulle pubblicità, rispetto a quelli di Google. Vera o falsa, questa cosa potrebbe spingere gli inserzionisti a preferire Bing. Personalmente, ho provato a fare qualche ricerca uguale su Bing e Google: almeno le prime 2 pagine sono praticamente uguali; la differenza potrebbero farla le applicazioni collegati e su questo Google è maestra.
Di solito, la concorrenza è buona cosa per gli utenti; staremo a vedere cosa salterà fuori.

2009-05-28

Ancora batterie calde calde...

Non si ferma l'epidemia delle batterie per portatili: forse ricorderete qualche anno fa, quando Apple e Sony organizzarono un un ritiro dal mercato di una grossa partita di batterie Li-Ion per grossi problemi di incendio potenziale. Anzi, girò per la rete la foto di un MacBook praticamente distrutto dalla batteria di notte, <span style="font-style: italic;">mentre era spento</span>. Mentre qualcuno stava già sparlando di Apple, altri portatili cominciarono a diventare fornellini. Le batterie erano tutte Sony e vennero tutte ritirate: circa 10 milioni.
Nel novembre scorso, altri principi di incendio: Sony disse di aver trovato le cause: un difetto negli elettrodi ed un aggiornamento degli impianti di produzione, evidentemente non a posto. Per qualche motivo, questa volta i portatili Sony non erano dichiarati affetti, comunque ci fu un ritiro anche di alcuni di quelli.
Un mese fa, un'altra ripetizione: questa volta a dover ritirare batterie è stata HP (ma batterie sempre di Sony). Ora però ci risiamo: sempre HP, per portatili venduti in Cina.
Personalmente, ne venni a contatto durante la prima ondata: acquistata una batteria per il Powerbook G4, non feci a tempo a caricarla: visto il numero di serie, contattai via web la Apple, che spedì un corriere a ritirare la batteria difettosa, sostituendola con una nuova (che oggi va ancora benissimo). Potete immaginare con quali costi: il recupero fu di Apple, ma suppongo che i costi fossero sostenuti da Sony.
Che però evidentemente ancora oggi non è riuscita a capire le cause: praticamente tutte le marche di laptop in qualche modo sono state toccate. Non ci è dato sapere quanto sta costando a Sony: forse il resto della produzione, non difettosa, copre tutte le spese?
Tutti i possessore di portatili farebbero bene a tenere sott'occhio il sito web della marca scelta: non si si mai...

2009-05-25

Pronti a riavviare?

Qualunque sia il sistema che utilizziamo sul nostro personal, sia Mac OS, sia Windows, Linux o Unix non siamo mai molto contenti quando vediamo comparire il segnale, diverso a seconda del sistema, che ci avverte che sta per essere installato un aggiornamento; infatti, spesso l'aggiornamento vuol dire un riavvio, soprattutto se si tratta di sicurezza. Per gli utenti Mac o Linux, il riavvio sembra quasi un affronto: se il sistema sta su, perché riavviarlo, magari dopo due mesi di uptime? Ma anche per l'utente Windows l'aggiornamento con riavvio "rompe" abbastanza, magari mentre si è in ritardo con il lavoro.
Certo, possiamo posticipare, ma ci resta il dubbio: aggiornamento importante? Corregge un buco di sicurezza?
Ma ora si stanno mettendo le basi per effettuare qualunque aggiornamento senza riavviare! Si tratta di una cosa non da poco: pensiamo ad un server utilizzato da migliaia di utenti; o semplicemente sommiamo tutto il tempo perso in un anno per riavviare i nostri vari pc!
La società che sta affrontando questo problema è la Ksplice: di solito gli update devono sostituire parti di codice del sistema che in quel momento sta lavorando; la Ksplice affronta questo problema analizzando i cambi di basso livello che l'update dovrebbe fare ed implementandoli direttamente a basso livello, senza passare da linguaggi evoluti.
Gli esperimenti sono cominciati su Linux, sistema spesso utilizzato sui server: il sistema è stato in grado di installare quasi il 90% degli update tra il 2005 e il 2008 senza riavviare; i restanti sono comunque andati a buon fine senza riavvio con l'intervento del programmatore. Si tratta ora di fare in modo che tale intervento possa essere fatto nel processo di update.
Ora la Ksplice sta offrendo il sistema, consulenze comprese, a chi ha necessità di non interrompere il servizio ai propri utenti. Nel frattempo, al MIT viene usata dal 2008 questa tecnologia per aggiornare due server da 37 milioni di contatti al mese: direi che è un buon collaudo! Bisogna infatti bilanciare il rischio che proviene dal non aggiornare (e magari non chiudere un buco di sicurezza) e quello di farlo senza il riavvio: al momento le prospettive sembrano buone.
Per ora l'obiettivo sono server basati su Linux, ma come al solito, quando la tecnologia sarà matura, ci possiamo aspettare una sua diffusione agli altri sistemi, compresi i cellulari.

[fonte: www.technologyreview.com]

2009-05-20

Sei sicuro di essere sicuro?

Ormai una parte dei ricordi, dei documenti e altro sono su internet; per non parlare dei vari giochi di ruolo e di strategia. Ognuno di questi siti ci fa entrare solo se inseriamo il nostro nickname e la relativa password; ma... se ce la dimentichiamo? Ogni sito ha un sistema per ricuperare l'accesso in caso di smarrimento password: spedizione di una nuova password alla nostra email, per esempio; oppure, molti siti prevedono una cosiddetta domanda segreta, a cui abbiamo risposto al momento dell'iscrizione.
Questo sembra un buon livello di sicurezza: chi potrebbe rispondere ad una domanda con la stessa nostra risposta? Ebbene: non è così! Alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University, in collaborazione con Microsoft, hanno presentato uno studio al simposio IEEE per la sicurezza, secondo il quale è abbastanza probabile indovinare la risposta, quindi per niente segreta.
Un esempio che ha fatto il giro del mondo fu l'intrusione nella casella postale su Yahoo del governatore dell'Alasca (Sarah Polin), durante la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti; i "ladri" risposero alla domanda segreta inserendo il nome della località in cui la politica incontrò la prima volta il marito, notizia evidentemente pubblica.
Certo, per una persona che non ha vita pubblica potrebbe essere difficile recuperare una simile informazione; però i nostri amici potrebbero saperla e magari non sono proprio amici: se qualcuno entrasse nella nostra utenza del gioco di strategia preferito e ci cancellasse quanto abbiamo messo su faticosamente, non saremmo proprio contenti, che ne dite?
Le probabilità di intrusione aumentano per quei siti che impongono domande semplici (luogo di nascita, per esempio), ma anche negli altri casi non sembra così difficile: nell'esperimento presentato, più del 15% delle persone sotto esame hanno indovinato le risposte di persone sconosciute! I casi favorevoli aumentano se si tratta di persone che si conoscono, come gli amici o personaggi pubblici (fino a poco meno del 30%). Sembrano percentuali basse, ma se la base è rappresentata da qualche milione di utenti internet, i casi favorevoli sono comunque troppi. Siamo quindi nella situazione in cui il sistema di password, magari a prova di spyware, con anche un controllo di lunghezza minima, obbligatorietà di lettere maiuscole, minuscole e cifre (cioè una combinazione molto sicura), viene superato da un sistema di recupero password alla portata di molti. È come usare una serratura a prova di ladro e lasciare la chiave sotto lo zerbino!
Un modo per ricuperare la sicurezza nei casi di "domanda segreta" sarebbe di rispondere con una serie di caratteri senza senso compiuto, meglio se casuali; però, se abbiamo dimenticato la password, come facciamo a ricordarci della risposta segreta? Anzi: si è anche trovato che entro pochi mesi questa risposta, anche se vera, viene dimenticata: chi si ricorda se all'iscrizione abbiamo usato l'articolo davanti al nome, se abbiamo messo delle virgole oppure usato le maiuscole? Più che una sicurezza, questo meccanismo sembra più un ostacolo.
Come consiglio, meglio usare i siti che, in caso di smarrimento della password, ne spediscono una nuova alla nostra mail: attenzione però alla password usata per entrare nella mail! Il tutto rischia di presentarsi come un serpente che si morde la coda!
Personalmente, ho risolto in altro modo: l'eventuale risposta alla domanda segreta è sempre una sequenza casuale di caratteri, almeno una ventina e la password... non me la scordo mai! Come? La scrivo sul palmare, in un software con sicurezza a 128 bit: c'è un'altra password da ricordare, ma questa volta è una sola! Per cose importanti, tipo banca e altro, meglio non usare il browser per memorizzare la password di un sito: alcuni browser sono ben protetti, ma perché rischiare?

2009-05-08

Windows 7: sembra quasi un SO opensource

La notizia ha già fatto il giro di tutti i blog mondiali: la prima Release Candidate di Windows 7 è stata resa disponibile per il download gratuito. In poche parole, qualsiasi utente che voglia provare la nuova versione, potrà accedere al suo account Windows Live e dal sito Microsoft, in tutta legalità, scaricare la RC di Windows Seven.

Non si era mai visto, prima di Windows Server 2008, un sistema operativo, prima della sua reale comparsa sul mercato, in download gratis dal sito del produttore: Microsoft sta cercando di rendere Windows più accessibile e più amico di tutti, un po' come Apple ha sempre pubblicizzato Mac OS X; ma se la mela morsicata è molto riservata sulle novità, a Redmond devono ovviamente fare il contrario: ed ecco perché ora possiamo tranquillamente scaricare Windows Seven dal sito Microsoft!
Durante il download del sistema operativo, possiamo guardare alcuni video sulle nuove funzionalità di Windows Seven. I filmati sono strutturati in modo sostanzialmente in modo simile alle pubblicità Apple: due tizi, su sfondo nero, seduti davanti a due computer portatili (la cui marca è coperta da un adesivo "I'm a PC"), che raccontano e discutono le nuove funzionalità di Windows.
Escludendo le funzionalità già viste in altri sistemi operativi (e tengo a precisare: non solo in Mac OS X, giusto per evitare che qualche utente contro Apple si scagli addosso a questo post!), rimangono davvero poche cose: di queste, la maggior parte non sono nel cuore di Windows, ma nelle sue applicazioni aggiuntive (come Internet Explorer 8 e Windows Live Messenger).

A breve, pubblicheremo una recensione di Windows Seven in tutte le sue novità. Come sempre, stay tuned.

2009-01-02

Ottima fine d'anno, Zune!

Incredibile come certi bug nei software non vengano trovati (ma li cercano, almeno?), tanto i clienti sono ormai abituati a sopportare il peso di errori di programmazioni.
Oggi è la voltta di Microsoft: una versione del suo lettore MP3 (Zune) ha lasciato, nel migliore dei casi, senza musica i loro proprietari. Sembra infatti che non fosse stato previsto il giorno in più dell'anno bisestile, che sappiamo non essere il 31 dicembre ma il 29 febbraio. Per qualche oscuro motivo, questo giorno in più ha fatto sparire tutta la musica contenuta nello Zune.
Certo, Microsoft è immediatamente corsa ai ripari... facendo cosa? Dicendo ai propri clienti di attendere un giorno, in modo da arrivare al 1 gennaio. Poi, però, ciascuno dovrà scaricare completamente lo Zune, resettarlo, ricaricarlo completamente e poi tornare al sito da cui ha acquistato i brani, per riscaricarli assieme ai diritti di riproduzione.
Al momento, alcuni sono tornati in possesso della propria musica, altri no; forse non si è ancora scaricata la batteria.
Se si fosse trattato di un'automobile o anche di un elettrodomestico, ci sarebbero anche state richieste di danni; nel caso del software non è possibile.
Infatti, la licenza d'uso (quelle di tutti i produttori software) mettono in chiaro che nessuno è responsabile di danni o mancati funzionamenti o perdite di dati. Come dire: se non l'abbiamo fatto per bene... peccato.
Come quando si usavano le pellicole per le fotografie (beh, qualche volta le uso ancora :-): i laboratori di sviluppo avvertivano che eventuali danni durante lo sviluppo sarebbero stati ripagati con il prezzo del rullino, qualunque foto ci fosse sulla pellicola. Ma poi la gente è passata al digitale...
Al momento non possiamo fare a meno dei software, però...

2008-12-19

SQLite: il browser

Forse ne avrete sentito parlare, anche se in mezzo a concorrenti più famosi può capitare di non notarlo o magari di confonderlo.
Si tratta di SQLite (sito), una libreria che implementa un database SQL che è possibile incorporare nelle applicazioni, rilasciato come OpenSource. Come altri illustri predecessori (per esempio MS Access) raccoglie in un unico file tutto quanto costituisce un database: tabelle, query, report, ecc...
Questa caratteristica di riunire tutto in un file e di poter essere linkato dalle applicazioni senza problemi (in partenza era costruito per essere interfacciato con il linguaggio C, ma esistono bind anche per altri linguaggi), ne sta facendo un ottimo compagno per quelle applicazioni che, pur essendo leggere, hanno bisogno di registrare dati con la potenza di un database; tutta la libreria non supera infatti i 300 kB. In alcuni casi la velocità supera altri prodotti free, come per esempio MySQL, anche se ovviamente si trova con un subset di funzioni. Inoltre, cosa molto appetibile, è multi-piattaforma ed il file generato può essere letto con ogni sistema operativo. Tra gli svantaggi: non è possibile usare le stored procedure, non può essere utilizzato in modo accettabile in rete.
Tutto questo ne fa un'ottima soluzione in molti casi (la grandezza non è un ostacolo, in quanto può arrivare anche a dimensioni di 1TB); inoltre la versione 5 del PHP lo contiene di default. Tuttavia non ha un'interfaccia con la quale creare facilmente tabelle e campi, come i prodotti commerciali
Per questo motivo esistono soluzioni di altri sviluppatori, ma a mio parere la più semplice di queste (e gira su Windows, Mac, Linux) è SQLite Browser (sito). Nonostante l'ultima versione sia del 2006, funziona bene sui vari sistemi ed è molto semplice da utilizzare. Lo scopo del progetto è infatti quello di permettere anche ad utenti meno smaliziati di creare e modificare database SQLite senza dover passare dal linguaggio SQL. L'interfaccia si presenta come un foglio elettronico, con vari comandi per creare campi, record e modificare le caratteristiche.
Se state sviluppando un'applicazione che ha bisogno di un database ma non potete basarvi sull'esistenza di MySQL o altri sul computer dell'utente, SQLite può darvi una possibilità e SQLite Browser diventerà vostro amico!

2008-11-13

La battaglia dell'Office

Microsoft Office continua a farla da padrone (anche se l'ultima versione si presenta con una interfaccia impossibile da imparare), OpenOffice avanza soprattutto nelle organizzazioni che non possono o non vogliono permettersi il costo della suite Microsoft, nascono come funghi siti che forniscono applicazioni di produttività office via web. Dobbiamo poi aggiungere suite magari meno complete, ma che forniscono il 90% delle funzionalità utilizzate dalla stragrande maggioranza degli utilizzatori, spesso con una semplicità estrema, come iWork per il mondo Apple.
Pensavamo che questa lotta avesse ormai definito i maggiori antagonisti, ma pensavamo male!
Ecco infatti il gigante IBM che si fa avanti per mezzo usando l'altisonante nome Lotus: ecco, in versione beta, Lotus Symphony! Per di più in forma gratuita!
A guardare le caratteristiche dichiarate, non siamo a livello stratosferico: dopo tutto è soltanto una beta. Si presenta infatti con le applicazioni di base: word processing, spreadsheet e presentazioni; rispetto ai concorrenti manca la parte mail (fornita come Lotus Notes, ma a pagamento) e il database; manca inoltre il modulo grafico, ottima aggiunta di OpenOffice.
Il concetto di base è comunque quello di OpenOffice: il software in pratica è uno solo, il che permette di mantenere la stessa interfaccia, gli stessi menu per le tre applicazioni, con le toolbar che cambiano a seconda del tipo di documento aperto. Allo stesso modo, offre la stampa pdf inglobata nelle applicazioni.
Vengono supportate anche le macro, ma non sono compatibili con quelle Microsoft, né in ingresso né in uscita.
Come compatibilità con i sistemi operativi, OpenOffice resta il più completo: Microsoft infatti offre versioni per Windows e Mac, mentre Symphony è utilizzabile su Windows e Linux, ma OpenOffice li serve tutti e tre. Symphony fornisce l'uscita in html solo nella parte di presentazione.
Ovviamente, sia OpenOffice che Symphony sono gratis, mentre il costo di Microsoft è accettabile sono nella versione Home.
I documenti di Symphony sono nel formato OpenDoc, lo stesso di OpenOffice, probabilmente non completamente compatibile con Microsoft (che è solita interpretare a proprio piacimento gli standard).
In effetti, la prima reazione non è positiva: forse non si sentiva la mancanza di un altro attore in questo campo, soprattutto se con meno possibilità. Tuttavia, la versione definitiva di Symphony è prevista per il prossimo anno e allora vedremo se ne sarà valsa la pena: la presenza di IBM dovrebbe essere una garanzia per la bontà del prodotto. Sul sito indicato, oltre al download, è possibile visionare una brochure di prodotto, anche se la cosa migliore sarebbe di scaricarlo e provarlo... Chi usa Mac al momento può solo fare lo spettatore, a meno che non approfitti di uno dei software di virtualizzazione che permette l'installazione di Window o Linux su Mac.
Ancora una differenza: Symphony, come Microsoft, non è Open Source.

2008-10-12

Il framework .NET su *nix

Chi ogni tanto passa da queste pagine avrà certamente notato il mio apprezzamento per i progetti OpenSource: non si ringrazierà mai a sufficienza quei gruppi di persone che, in modo completamente gratuito, spende giorni del suo tempo per costruire e portare avanti progetti di complessità analoga ai prodotti commerciali, per il puro scopo (e probabilmente, divertimento) di fornire alternative gratuite che girano, talvolta meglio, sui nostri computer.
Due esempi famosi: OpenOffice (alternativa a Microsoft Office) e GIMP (con le funzionalità di Adobe Photoshop, anche se i menu differenti fermano molta gente).
Oggi voglio portare un altro esempio. A questo indirizzo si trova il progetto Mono, che ha il ragguardevole scopo di portare sui sistemi Unix, Linux e derivati (come MacOS X) il framework Microsoft denominato con lo strano nome di dotNET. Cosa buffa è che sia in grado di funzionare persino su Windows, dove esiste già! Chissà quale dei due funziona meglio :-)
Con questo framework sarà possibile sviluppare in molti linguaggi, tra quali anche quelli esclusivi Microsoft: C#, LINKQ, VB8, Python, Java, Ruby e altri. Può far girare ASP.NET, ADO.NET ed anche Windows.Form.
Chi sviluppa usando Microsoft Visual Studio sa che questo gira solo su piattaforma Windows; allora nel progetto viene anche fornita una IDE per C# e .NET. In questo modo è possibile non solo far girare programmi costruiti per Windows ma anche sviluppare direttamente su *unix! Questa IDE si chiama MonoDevelop, si trova a questo indirizzo in versione 1, ma esiste già una alfa della versione 2. Come ogni IDE che si rispetti, prevede il completamento del codice e la gestione delle classi.
Un progetto che ogni sviluppatore dovrebbe seguire!

2008-08-18

Un po' di DNS!

Ognuno di voi, che sta leggendo questo articolo, si connette ad Internet attraverso un Internet Service Provider (ISP - Fornitore di Servizi Internet). Questo ISP, oltre a fornire il servizio di collegamento in sé, solitamente fornisce anche dei cosiddetti Domain Name Server (DNS) che provvedono alla risoluzione d'indirizzi IP e nomi host.

Nella stragrande maggioranza dei casi, molti utenti riscontrano performance migliori senza i DNS forniti direttamente dall'ISP; per questo sono disponibili alcuni DNS Pubblici, a cui si possono effettuare richieste senza per forza utilizzare uno specifico ISP.
Girovagando per la rete ho trovato un elenco dei DNS Pubblici più conosciuti; essendo la suddetta lista un po' vecchia, ho preferito effettuare un ping ad ognuno di questi server per verificarne l'esistenza: l'elenco che vedete sotto è il risultato.

TIN
212.216.172.222
212.216.172.162
212.216.172.62
212.216.112.112
195.31.190.31
194.243.154.62

Infostrada
195.210.91.100

Wind (questi DNS non consentono la ricezione di Ping)
212.245.255.2
212.245.158.66
212.245.158.66

Atlanet
213.234.128.211
213.234.132.130
151.92.2.35

McLink
195.110.128.1

I.Net (questi DNS non consentono la ricezione di Ping)
194.20.8.1

Jumpy
212.17.192.216

Public DNS
193.205.245.5
193.205.245.8
194.119.192.34

OpenDNS
208.67.220.220
208.67.222.222

Fastweb
213.140.2.12
213.140.2.21

Attualmente io sto utilizzando gli OpenDNS, che sono i più famosi, veloci e sicuri. Tuttavia, qualcuno potrà voler provare altri DNS.

Per inserire i DNS vi basterà modificare la configurazione Internet del vostro computer. Su Mac OS X Leopard, aprite Preferenze di Sistema > Network, quindi selezionate la vostra connessione (es. Ethernet o Airport) e fate click su "Avanzate"; navigate nel tab "DNS" e aggiungete gli indirizzi IP dei DNS scelti nella tabella "Server DNS".
Su Windows XP, andate in Start > Pannello di Controllo, quindi entrate in "Connessioni di Rete", selezionate il vostro collegamento (es. Connessione alla Rete Locale) e dal menù contestuale scegliete "Proprietà"; nella finestra che apparirà, cercate nella tabella intestata con "La connessione utilizza i componenti seguenti", la voce "Protocollo Internet (TCP/IP)", selezionatela e fate click su "Proprietà"; nella finestra fate click su "Utilizza i seguenti indirizzi server DNS" ed inserite i DNS scelti nei campi sottostanti.
Se vi collegate ad Internet tramite un router, sarà necessario agire sulla sua configurazione per inserire i DNS voluti.

Salviamo i preferiti!

Di sicuro, durante la navigazione capita spesso di trovare quasi per caso un sito interessante, di cui non volete perdere traccia. Allora è semplice aggiungerlo alla lista dei preferiti (bookmarks = segnalibri, in inglese), pronto ad essere richiamato in seguito.
Poi avrete certamente scoperto che avere una sola lunghissima lista è poco utile: come si chiamava quel certo sito che... ecc ecc... Quindi avete cominciato ad usare le cartelle, che possono raccogliere preferiti di argomento simile. Questo non è un lavoro da poco; ma... e se all'improvviso tutto sparisse?
Come? Il sistema diventa lento e non si può far altro che installare da zero; anche su Mac, su cui di rado occorre re-installare, può succedere l'irreparabile, per qualche click in più... e trovarsi con la lista dei preferiti azzerata! Oppure potrei aver bisogno di accedere alla stessa lista su computer diversi, magari anche con sistemi operativi diversi.
Diamo allora un'occhiata ai metodi che abbiamo a disposizione.

Esportazione della lista: molti browser lo permettono, anche se si tratta di un comando poco sfruttato: con Firefox, Safari, Camino, Internet Explorer è semplice; basta trovare il comando Esporta/Importa (di solito nel menu File o dal menu Organizza i Preferiti) ed il gioco è fatto. Con IE7 viene addirittura caricato un wizard, ma l'effetto finale è lo stesso (dovete girare un po' nei menu, vista la loro insolita collocazione).
Il file, di solito un HTML, può essere messo su un proprio spazio su un server o più semplicemente su una memoria USB: dovunque potremo avere a disposizione gli stessi preferiti del nostro computer.
Nota 1: se il secondo computer è aperto ad altri utenti e noi non vogliamo che i nostri preferiti siano visti, invece di fare un Import, potremo utilizzare i preferiti come pagina HTML, impostandola come Home Page (l'impostazione è di solito nelle preferenze; nel caso di IE7 si trova direttamente da menu). Oppure, se proprio vogliamo la comodità di avere i preferiti nei menu, ci dovremo ricordare di cancellarli tutti prima di abbandonare il computer.
Nota 2: non tutti hanno accesso ad un proprio spazio web, ma ci sono molti servizi che mettono a disposizione spazio su disco, come i servizi di backup e di condivisione; basta indicare le informazioni come private ed anche i servizi di condivisione diventano... privati! Box.net, Evernote ed altri sono tutti utili a questo scopo. Attenzione che alcuni siti gratuiti non ammettono di essere usati per file diversi dal previsto (p.es. solo fotografie, ecc...)

Delicious; se non vogliamo che siano condivisi, basta che ogni volta che salviamo un preferito lo marchiamo come privato. Se si usa Firefox, esiste un add-on che permette di salvare contemporaneamente una copia del preferito in locale ed una sul server e, se viene indicata come privata, nessuno a parte noi, potrà accedervi. L'unico problema: ricordatevi di marcarlo come privato ogni volta che ne salvate uno.

Foxmark: accessibile solo a Firefox, tramite un add-on, funziona perfettamente. Bisogna creare un account sul sito e ripetere nome/password nella finestra dell'add-on. Da allora in poi, ad ogni chiusura di Firefox il server sarà aggiornato e ad ogni apertura verranno aggiornati i preferiti del browser. E' il metodo che ho scelto io. Problema: non adatto se ci capita di lavorare su computer per una volta sola, dato che è necessaria l'installazione dell'add-on che accederà sempre ai nostri preferiti.

Google: fino a poco tempo fa, il servizio di Google di sincronizzazione dei preferiti funzionava perfettamente ma ora non è più disponibile. Dobbiamo sperare che tale progetto venga ripreso. D'altra parte, nella sezione Documenti è pur sempre possibile fare l'upload del file HTML dei preferiti esportati dal nostro browser: si tratta di un file di testo, che poi può essere aperto ed usato direttamente (i link sono cliccabili) o a scelta può essere scaricato ed importato nel browser quando necessario. L'importante è ricordarsi di non editarlo e salvarlo in formato Word: al browser non piacerebbe granché!

2008-08-04

Apple avanza nelle imprese

Lo Yankee Group, una ditta indipendente di consulenze e ricerche, ha effettuato uno studio sulla penetrazione di alcune marche di computer nelle aziende.
Il risultato, incredibile solo qualche anno fa, mostra che circa l'80% delle aziende esaminate ha almeno un Macintosh al suo interno! Lo stesso studio, effettuato due anni fa, aveva fornito un ben diverso 47%.
Inoltre, il numero di utenti reali accertati è salito. Non si tratta solo di una sorta di onda lunga, magari dovuta ad iPod e iPhone e le loro campagne pubblicitarie: dal 2% di market share, Apple è passata al 10% del mercato aziendale. Il 20% delle aziende intervistate ha affermato di avere almeno 50 Mac in uso, fino ad arrivare a qualche migliaio in qualche caso.
La cosa più divertente è che il motivo dell'adozione dei Mac è spesso la possibilità di farci girare più sistemi operativi, da Windows a Linux a, ovviamente, MacOS. Anzi, più di un quarto degli intervistati ha detto di usare il Mac per farci girare Windows (che spreco, direi! :-) Un altro quarto usa computer Mac impostati in dual boot con MacOS e Windows XP o Vista (utilizzando BootCamp, fornito di serie da Apple); tuttavia anche la possibilità di far coesistere nello stesso momento entrambi i sistemi (con VMWare o Parallels) ha la sua importanza: si ha la possibilità di usare sempre MacOS e, quando si ha bisogno della completa compatibilità, si usa direttamente il software Windows, che gira condividendo tutto: lo schermo, la memoria, le varie risorse. Questo risolve il problema che molti software aziendali esistono solo su Windows; infatti, anche se su MacOS esistono le controparti, un'azienda preferisce non cambiare il software su cui si appoggia tutta la propria amministrazione. In questo modo, tale software può girare senza problemi sul Mac.
D'altra parte, non tutti mirano a Windows: sembra infatti che uno dei fattori importanti per questa scelta sia la maggiore stabilità e affidabilità di Unix, su cui gira MacOS. Yankee Groups conclude che questi numeri, ben diversi dagli scorsi, non rappresentano una moda, ma una vera scelta.
A pochi anni di distanza, si cominciano a vedere i risultati della scelta di Apple di cambiare da Motorola a Intel: oltre alle possibilità tecnologiche (consumi, potenza, ecc...), sembra che ora anche strategicamente stia pagando. La stessa Microsoft sta provando a cavalcare il successo, scoprendo che alla fine vende software e non PC: infatti uno degli scopi dichiarati di Ballmer sembra che sia quello di facilitare il funzionamento di Windows su macchine Apple.

2008-07-07

Remote Desktop

Vi siete mai trovati nella necessità di comandare un computer remoto dalla vostra postazione? Se siete in una rete, probabilmente è una necessità frequente. Gli utenti Windows devono essere previdenti ed installare sulla macchina remota un VNC server, magari free (molto bello UltraVNC); per gli utenti Mac, OS X lo permette di serie, senza aggiungere tool di terze parti.
E se avete un Mac, ma dovete collegarvi ad un server Windows e non volete passare dal web (tipo LogMeIn)?
Da pochi giorni è uscito dalla fase beta Microsoft Remote Desktop Connection 2, applicazione Universal per far comparire in una finestra del Mac la scrivania del server Windows, per mezzo della quale possiamo comandarlo. Tra le novità: la possibilità di aprire più collegamenti remoti, una interfaccia grafica rinnovata ed il supporto per NLA, autenticazione network, per la sicurezza della connessione.
Il prodotto è gratuito. Se però preferite usare OpenSource, provate a confrontarlo con CoRD.
Un punto che potrà fermare molti mac user: il prodotto di Microsoft richiede installazione ed anche la password dell'utente (a me fa sempre un po' impressione fornire la mia password di utente...) e a detta di alcuni non può rivaleggiare con CoRD, che però ha i suoi difetti (è ancora in beta).
Vedete voi!

2008-06-29

Niente Vista per Intel

Se vi ricordate, un po' di tempo fa, all'uscita di Vista, la Intel fece sapere che non avrebbe aggiornato i propri computer al nuovo sistema operativo, almeno fino all'uscita del primo service pack.
Ora che questa patch è uscita, Intel continuerà ancora ad usare al proprio interno il "vecchio" Windows XP. Evidentemente Vista al momento non fornisce sufficiente affidabilità, anche per Intel.
Questo non fa che aggiungersi alle molteplici opinioni dei vari utenti, che anzi nel passato hanno avanzato petizioni presso Microsoft, affinché mantenesse il supporto a XP; le petizioni non hanno ottenuto il risultato voluto, poiché Microsoft ha interrotto il supporto. E' ancora possibile avere XP, ma solo acquistando Vista e facendo il downgrade a XP; ciò nonostante Vista non decolla, nemmeno con questi mezzi. Evidentemente Microsoft deve imparare ad ascoltare i propri utenti.

2008-05-20

Convertire doc in html

Avete mai provato ad usare la funzione "converti in HTML" di Microsoft Word? Il risultato ha molte caratteristiche divertenti: file enormi, con tag proprietari (che sono soltanto necessari a Word per poter ricostruire il tutto in .doc) e persino informazioni riservate (le Proprietà) che ciascuno potrebbe leggere chiedendo il codice della pagina al browser.
Non ci sono alternative? Certo! Vediamone qualcuna.

1) salviamo da Word come pagina web filtrata: questo dovrebbe eliminare buona parte dei tag proprietari, ma anche l'inserimento delle informazioni inserite nel dialogo Proprietà. Il file è ancora un po' pesantino, ma almeno nessuno legge le note che abbiamo inserito.

2) usiamo Gmail: è un tool di conversione semplice semplice, ma funziona. Spediamo su Gmail una posta con in allegato il documento Word che vogliamo tradurre. Tra i comandi di Gmail, clicchiamo su "View as HTML". Il documento verrà mostrato all'interno del browser; ora posizioniamo il mouse sulla pagina con il documento e scegliamo di vedere il codice della pagina: basterà copiarlo e incollarlo in un editor e salvarlo con l'estensione html. Se il nostro browser preferito non ci lascia copiare il codice, basta salvare la pagina dal menu File. Quando lo apriremo, noteremo che non è proprio un codice pulitissimo, ma è decente e possiamo sempre dargli una passata noi.

3) Editor Javascript: ce ne sono molti in giro per il web; come esempio, molto completo, consideriamo TinyMCE, nella cui pagina troviamo anche una demo che può essere utilizzata per il nostro scopo. Si tratta di copiare ed incollare il contenuto del file in questi editor. Di solito, come nel caso indicato, questi editor hanno anche un pulsante che mostra il codice HTML: selezioniamo tutto, copiamo, incolliamo nel nostro editor html preferito e siamo a posto! In questo modo abbiamo un codice pulitissimo.

4) Uso del HTMLTidy: è un programma open source che ha proprio lo scopo di pulire e correggere il codice html. In origine ha la sola interfaccia a linea di comando, cioé si usa dalla finestra DOS (Windows) o dalla shell (*nix, MacOS). Esistono però delle interfacce grafiche che ne facilitano l'uso; p.es. per il Mac consiglio l'ottimo Balthisar Tidy, (anche se viene indicato come versione 0.6 è praticamente completo) che permette l'accesso a tutte le caratteristiche della linea di comando in modo semplice. È sufficiente operare con il comando sul file html da ripulire, fornendo le opzioni corrette ed otteniamo in uscita un file che non solo è pulito e leggero, ma anche formattato in modo da poterlo leggere bene. Se usiamo la shell, un comando tipico è:
tidy -f errs.txt --word2000 mioFileWordHTML.html
dove l'opzione --word2000 è quella esplicita per i file creati da Word.

Tutto questo nel caso dovessimo ripulire pochi file; se invece ne abbiamo molti, allora può valer la spesa di acquistare un software apposito: Word Cleaner è un esempio, anche se 75€ sono giustificati solo da un lavoro pesante. Da considerare anche Textism, gratuito per documenti fino a 20kB (oltre è necessaria un'iscrizione).