Ancora diminuzione di market share da parte di Internet Explorer, anche se resta per il momento il più usato.
Infatti, secondo il sito Statcounter (che raccoglie circa 11000 conteggi al mese) nell'ultimo anno il browser di Microsoft sta continuando a scendere (ora è attorno al 60%), mentre Firefox mantiene un leggero guadagno, portandosi al 30%. Molto staccati gli altri browser: 4% per Safari, 3% per Google Chrome, 2% per Opera.
Tra questi, registra un certo successo Chrome, che negli ultimi 3 mesi sembra aver superato Opera.
Se però si considera solo l'Europa, il divario tra Explorer e Firefox si riduce: 50% per il primo, 40% per il secondo.
Nel Nord America, invece, una parte di quote di Firefox è stata erosa da Safari, che si mantiene sul 10%. In casa nostra, Explorer e Firefox confermano la media mondiale, mentre si registra una crescita di Chrome, appena sotto il 10%, con Safari al 8%.
Per quanto riguarda i sistemi operativi usati per navigare su internet, XP la fa da padrone con il 70%, leggermente in calo rispetto a Vista (salito al 20%!), mentre MacOS X si aggira sul 7%.
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2009-10-03
2009-05-25
Pronti a riavviare?
Qualunque sia il sistema che utilizziamo sul nostro personal, sia Mac OS, sia Windows, Linux o Unix non siamo mai molto contenti quando vediamo comparire il segnale, diverso a seconda del sistema, che ci avverte che sta per essere installato un aggiornamento; infatti, spesso l'aggiornamento vuol dire un riavvio, soprattutto se si tratta di sicurezza. Per gli utenti Mac o Linux, il riavvio sembra quasi un affronto: se il sistema sta su, perché riavviarlo, magari dopo due mesi di uptime? Ma anche per l'utente Windows l'aggiornamento con riavvio "rompe" abbastanza, magari mentre si è in ritardo con il lavoro.
Certo, possiamo posticipare, ma ci resta il dubbio: aggiornamento importante? Corregge un buco di sicurezza?
Ma ora si stanno mettendo le basi per effettuare qualunque aggiornamento senza riavviare! Si tratta di una cosa non da poco: pensiamo ad un server utilizzato da migliaia di utenti; o semplicemente sommiamo tutto il tempo perso in un anno per riavviare i nostri vari pc!
La società che sta affrontando questo problema è la Ksplice: di solito gli update devono sostituire parti di codice del sistema che in quel momento sta lavorando; la Ksplice affronta questo problema analizzando i cambi di basso livello che l'update dovrebbe fare ed implementandoli direttamente a basso livello, senza passare da linguaggi evoluti.
Gli esperimenti sono cominciati su Linux, sistema spesso utilizzato sui server: il sistema è stato in grado di installare quasi il 90% degli update tra il 2005 e il 2008 senza riavviare; i restanti sono comunque andati a buon fine senza riavvio con l'intervento del programmatore. Si tratta ora di fare in modo che tale intervento possa essere fatto nel processo di update.
Ora la Ksplice sta offrendo il sistema, consulenze comprese, a chi ha necessità di non interrompere il servizio ai propri utenti. Nel frattempo, al MIT viene usata dal 2008 questa tecnologia per aggiornare due server da 37 milioni di contatti al mese: direi che è un buon collaudo! Bisogna infatti bilanciare il rischio che proviene dal non aggiornare (e magari non chiudere un buco di sicurezza) e quello di farlo senza il riavvio: al momento le prospettive sembrano buone.
Per ora l'obiettivo sono server basati su Linux, ma come al solito, quando la tecnologia sarà matura, ci possiamo aspettare una sua diffusione agli altri sistemi, compresi i cellulari.
[fonte: www.technologyreview.com]
Certo, possiamo posticipare, ma ci resta il dubbio: aggiornamento importante? Corregge un buco di sicurezza?
Ma ora si stanno mettendo le basi per effettuare qualunque aggiornamento senza riavviare! Si tratta di una cosa non da poco: pensiamo ad un server utilizzato da migliaia di utenti; o semplicemente sommiamo tutto il tempo perso in un anno per riavviare i nostri vari pc!
La società che sta affrontando questo problema è la Ksplice: di solito gli update devono sostituire parti di codice del sistema che in quel momento sta lavorando; la Ksplice affronta questo problema analizzando i cambi di basso livello che l'update dovrebbe fare ed implementandoli direttamente a basso livello, senza passare da linguaggi evoluti.
Gli esperimenti sono cominciati su Linux, sistema spesso utilizzato sui server: il sistema è stato in grado di installare quasi il 90% degli update tra il 2005 e il 2008 senza riavviare; i restanti sono comunque andati a buon fine senza riavvio con l'intervento del programmatore. Si tratta ora di fare in modo che tale intervento possa essere fatto nel processo di update.
Ora la Ksplice sta offrendo il sistema, consulenze comprese, a chi ha necessità di non interrompere il servizio ai propri utenti. Nel frattempo, al MIT viene usata dal 2008 questa tecnologia per aggiornare due server da 37 milioni di contatti al mese: direi che è un buon collaudo! Bisogna infatti bilanciare il rischio che proviene dal non aggiornare (e magari non chiudere un buco di sicurezza) e quello di farlo senza il riavvio: al momento le prospettive sembrano buone.
Per ora l'obiettivo sono server basati su Linux, ma come al solito, quando la tecnologia sarà matura, ci possiamo aspettare una sua diffusione agli altri sistemi, compresi i cellulari.
[fonte: www.technologyreview.com]
2009-05-10
La grafica? La faccio su internet
Aveva cominciato Adobe con un test drive nel 2007 (ora si trova sutto sul sito di photoshop.com), all'inizio considerato un esercizio di programmazione e soprattutto come un modo per avvicinare più gente alla suite di Photoshop. Si va sul sito indicato, ci si registra gratuitamente (ma è possibile farci un giro senza bisogno di registrazione), si carica un'immagine dal proprio computer e la si edita quasi come si fosse sul proprio pc. Al termine si salva l'immagine sul proprio spazio, ottenuto con la registrazione; alla fine si può scaricare il risultato in locale. Adobe cominciò quindi l'era delle Rich Internet Applications (RIA), prima utilizzando la tecnologia Flash, poi impiegando questa esperienza nel miglioramento di Flex, il linguaggio ActionScript e XML ereditato da Macromedia. Infatti photoshop.com è realizzato in Flex (lo si riconosce dall'icona del caricamento), anche se il prodotto finale è un vero e prorio componente Flash.
Ora la cosa si sta espandendo e non è detto che i figli non superino i padri: l'ultimo sito è Aviary.com; qui si sono superati: addrittura si hanno a disposizione quattro applicazioni, ciascuna specializzata: Phoenix (editing di immagini), Peacok (specializzato negli effetti speciali), Toucan (per schemi, immagini semplici, letteralmente "scarabocchi"), Raven (editor vettoriale, tipo il vecchio Freehand, per capirsi). Anche se tutte sono ancora in versione beta, già adesso soddisfano le esigenze di molti. Vi capiterà di dimenticare che state lavorando via internet, tanto la risposta del sistema è pronta. La tecnologia è quella che ormai si chiama Web 2.0, ma quello che è da sottolineare è che è stato fatto praticamente tutto in javascript (tecnologia Ajax), guadagnando molto in velocità rispetto a Flash.
Il punto divertente è che si può accedere direttamente a repository di immagini, come Flicker ed altri: da lì si possono caricare le immagini per poi salvarle al termine (photoshop.com invece mette a disposizione spazio su disco al suo interno). E' possibile comunque registrare su Aviary il proprio lavoro; in questo caso, si può decidere se permettere ad altri di modificare le proprie foto, generandone delle altre oppure vietandone l'accesso; la licenza richiede che Aviary abbia almeno il permesso di mostrarli nel proprio sito (se ne può vedere una parte nella sezione Gallery). Da notare l'editor vettoriale, di cui non si conosce l'utilità fino a che non se ne prova uno. Si può anche scaricare il prodotto finale sul proprio computer, ma solo in formati "piatti" (jpeg, png,...): restano sul sito i file con i vari layer (sì, è possibile utilizzare anche quelli, completi di trasparenza!).
L'accesso base alle applicazioni è gratuito, spazio server compreso; se si vuole maggiore spazio e funzioni avanzate, il costo è contenuto (circa 10 dollari) rispetto all'acquisto di un costoso software desktop. Inoltre, Aviary afferma di stare sviluppando una versione AIR (tecnologia Adobe) per far girare lo stesso sistema in locale sul proprio pc, anche se non è chiaro se sarà a pagamento o meno e se si dovrà comunque collegare al sito per salvare.
Mentre Photoshop.com fa sapere di aver ampliato il sistema in modo da lavorare su immagini da 25MB, Aviary non dice nulla al proposito: meglio fare un aprova di upload per vedere se viene accettato. D'altra parte, una reflex digitale di costo intermedio oggi può generare immagini tra 10 e 15 MegaPixel, per cui dovremmo trovarci a nostro agio. Essendo un servizio web, un qualunque browser è sufficiente: sia Firefox, Safari e Explorer sono a posto su Windows, Mac e Linux; meglio avere un motore javascript veloce (al momento Safari 4 è il più veloce).
Se quindi abbiamo bisogno di editare o creare immagini non troppo grosse e non vogliamo spendere, pur avendo praticamente gli stessi strumenti, può valer la pena di farci un giro! naturalmente, c'è sempre anche Gimp...
Ora la cosa si sta espandendo e non è detto che i figli non superino i padri: l'ultimo sito è Aviary.com; qui si sono superati: addrittura si hanno a disposizione quattro applicazioni, ciascuna specializzata: Phoenix (editing di immagini), Peacok (specializzato negli effetti speciali), Toucan (per schemi, immagini semplici, letteralmente "scarabocchi"), Raven (editor vettoriale, tipo il vecchio Freehand, per capirsi). Anche se tutte sono ancora in versione beta, già adesso soddisfano le esigenze di molti. Vi capiterà di dimenticare che state lavorando via internet, tanto la risposta del sistema è pronta. La tecnologia è quella che ormai si chiama Web 2.0, ma quello che è da sottolineare è che è stato fatto praticamente tutto in javascript (tecnologia Ajax), guadagnando molto in velocità rispetto a Flash.
Il punto divertente è che si può accedere direttamente a repository di immagini, come Flicker ed altri: da lì si possono caricare le immagini per poi salvarle al termine (photoshop.com invece mette a disposizione spazio su disco al suo interno). E' possibile comunque registrare su Aviary il proprio lavoro; in questo caso, si può decidere se permettere ad altri di modificare le proprie foto, generandone delle altre oppure vietandone l'accesso; la licenza richiede che Aviary abbia almeno il permesso di mostrarli nel proprio sito (se ne può vedere una parte nella sezione Gallery). Da notare l'editor vettoriale, di cui non si conosce l'utilità fino a che non se ne prova uno. Si può anche scaricare il prodotto finale sul proprio computer, ma solo in formati "piatti" (jpeg, png,...): restano sul sito i file con i vari layer (sì, è possibile utilizzare anche quelli, completi di trasparenza!).
L'accesso base alle applicazioni è gratuito, spazio server compreso; se si vuole maggiore spazio e funzioni avanzate, il costo è contenuto (circa 10 dollari) rispetto all'acquisto di un costoso software desktop. Inoltre, Aviary afferma di stare sviluppando una versione AIR (tecnologia Adobe) per far girare lo stesso sistema in locale sul proprio pc, anche se non è chiaro se sarà a pagamento o meno e se si dovrà comunque collegare al sito per salvare.
Mentre Photoshop.com fa sapere di aver ampliato il sistema in modo da lavorare su immagini da 25MB, Aviary non dice nulla al proposito: meglio fare un aprova di upload per vedere se viene accettato. D'altra parte, una reflex digitale di costo intermedio oggi può generare immagini tra 10 e 15 MegaPixel, per cui dovremmo trovarci a nostro agio. Essendo un servizio web, un qualunque browser è sufficiente: sia Firefox, Safari e Explorer sono a posto su Windows, Mac e Linux; meglio avere un motore javascript veloce (al momento Safari 4 è il più veloce).
Se quindi abbiamo bisogno di editare o creare immagini non troppo grosse e non vogliamo spendere, pur avendo praticamente gli stessi strumenti, può valer la pena di farci un giro! naturalmente, c'è sempre anche Gimp...
2008-12-19
SQLite: il browser
Forse ne avrete sentito parlare, anche se in mezzo a concorrenti più famosi può capitare di non notarlo o magari di confonderlo.
Si tratta di SQLite (sito), una libreria che implementa un database SQL che è possibile incorporare nelle applicazioni, rilasciato come OpenSource. Come altri illustri predecessori (per esempio MS Access) raccoglie in un unico file tutto quanto costituisce un database: tabelle, query, report, ecc...
Questa caratteristica di riunire tutto in un file e di poter essere linkato dalle applicazioni senza problemi (in partenza era costruito per essere interfacciato con il linguaggio C, ma esistono bind anche per altri linguaggi), ne sta facendo un ottimo compagno per quelle applicazioni che, pur essendo leggere, hanno bisogno di registrare dati con la potenza di un database; tutta la libreria non supera infatti i 300 kB. In alcuni casi la velocità supera altri prodotti free, come per esempio MySQL, anche se ovviamente si trova con un subset di funzioni. Inoltre, cosa molto appetibile, è multi-piattaforma ed il file generato può essere letto con ogni sistema operativo. Tra gli svantaggi: non è possibile usare le stored procedure, non può essere utilizzato in modo accettabile in rete.
Tutto questo ne fa un'ottima soluzione in molti casi (la grandezza non è un ostacolo, in quanto può arrivare anche a dimensioni di 1TB); inoltre la versione 5 del PHP lo contiene di default. Tuttavia non ha un'interfaccia con la quale creare facilmente tabelle e campi, come i prodotti commerciali
Per questo motivo esistono soluzioni di altri sviluppatori, ma a mio parere la più semplice di queste (e gira su Windows, Mac, Linux) è SQLite Browser (sito). Nonostante l'ultima versione sia del 2006, funziona bene sui vari sistemi ed è molto semplice da utilizzare. Lo scopo del progetto è infatti quello di permettere anche ad utenti meno smaliziati di creare e modificare database SQLite senza dover passare dal linguaggio SQL. L'interfaccia si presenta come un foglio elettronico, con vari comandi per creare campi, record e modificare le caratteristiche.
Se state sviluppando un'applicazione che ha bisogno di un database ma non potete basarvi sull'esistenza di MySQL o altri sul computer dell'utente, SQLite può darvi una possibilità e SQLite Browser diventerà vostro amico!
Si tratta di SQLite (sito), una libreria che implementa un database SQL che è possibile incorporare nelle applicazioni, rilasciato come OpenSource. Come altri illustri predecessori (per esempio MS Access) raccoglie in un unico file tutto quanto costituisce un database: tabelle, query, report, ecc...
Questa caratteristica di riunire tutto in un file e di poter essere linkato dalle applicazioni senza problemi (in partenza era costruito per essere interfacciato con il linguaggio C, ma esistono bind anche per altri linguaggi), ne sta facendo un ottimo compagno per quelle applicazioni che, pur essendo leggere, hanno bisogno di registrare dati con la potenza di un database; tutta la libreria non supera infatti i 300 kB. In alcuni casi la velocità supera altri prodotti free, come per esempio MySQL, anche se ovviamente si trova con un subset di funzioni. Inoltre, cosa molto appetibile, è multi-piattaforma ed il file generato può essere letto con ogni sistema operativo. Tra gli svantaggi: non è possibile usare le stored procedure, non può essere utilizzato in modo accettabile in rete.
Tutto questo ne fa un'ottima soluzione in molti casi (la grandezza non è un ostacolo, in quanto può arrivare anche a dimensioni di 1TB); inoltre la versione 5 del PHP lo contiene di default. Tuttavia non ha un'interfaccia con la quale creare facilmente tabelle e campi, come i prodotti commerciali
Per questo motivo esistono soluzioni di altri sviluppatori, ma a mio parere la più semplice di queste (e gira su Windows, Mac, Linux) è SQLite Browser (sito). Nonostante l'ultima versione sia del 2006, funziona bene sui vari sistemi ed è molto semplice da utilizzare. Lo scopo del progetto è infatti quello di permettere anche ad utenti meno smaliziati di creare e modificare database SQLite senza dover passare dal linguaggio SQL. L'interfaccia si presenta come un foglio elettronico, con vari comandi per creare campi, record e modificare le caratteristiche.
Se state sviluppando un'applicazione che ha bisogno di un database ma non potete basarvi sull'esistenza di MySQL o altri sul computer dell'utente, SQLite può darvi una possibilità e SQLite Browser diventerà vostro amico!
2008-11-13
La battaglia dell'Office
Microsoft Office continua a farla da padrone (anche se l'ultima versione si presenta con una interfaccia impossibile da imparare), OpenOffice avanza soprattutto nelle organizzazioni che non possono o non vogliono permettersi il costo della suite Microsoft, nascono come funghi siti che forniscono applicazioni di produttività office via web. Dobbiamo poi aggiungere suite magari meno complete, ma che forniscono il 90% delle funzionalità utilizzate dalla stragrande maggioranza degli utilizzatori, spesso con una semplicità estrema, come iWork per il mondo Apple.
Pensavamo che questa lotta avesse ormai definito i maggiori antagonisti, ma pensavamo male!
Ecco infatti il gigante IBM che si fa avanti per mezzo usando l'altisonante nome Lotus: ecco, in versione beta, Lotus Symphony! Per di più in forma gratuita!
A guardare le caratteristiche dichiarate, non siamo a livello stratosferico: dopo tutto è soltanto una beta. Si presenta infatti con le applicazioni di base: word processing, spreadsheet e presentazioni; rispetto ai concorrenti manca la parte mail (fornita come Lotus Notes, ma a pagamento) e il database; manca inoltre il modulo grafico, ottima aggiunta di OpenOffice.
Il concetto di base è comunque quello di OpenOffice: il software in pratica è uno solo, il che permette di mantenere la stessa interfaccia, gli stessi menu per le tre applicazioni, con le toolbar che cambiano a seconda del tipo di documento aperto. Allo stesso modo, offre la stampa pdf inglobata nelle applicazioni.
Vengono supportate anche le macro, ma non sono compatibili con quelle Microsoft, né in ingresso né in uscita.
Come compatibilità con i sistemi operativi, OpenOffice resta il più completo: Microsoft infatti offre versioni per Windows e Mac, mentre Symphony è utilizzabile su Windows e Linux, ma OpenOffice li serve tutti e tre. Symphony fornisce l'uscita in html solo nella parte di presentazione.
Ovviamente, sia OpenOffice che Symphony sono gratis, mentre il costo di Microsoft è accettabile sono nella versione Home.
I documenti di Symphony sono nel formato OpenDoc, lo stesso di OpenOffice, probabilmente non completamente compatibile con Microsoft (che è solita interpretare a proprio piacimento gli standard).
In effetti, la prima reazione non è positiva: forse non si sentiva la mancanza di un altro attore in questo campo, soprattutto se con meno possibilità. Tuttavia, la versione definitiva di Symphony è prevista per il prossimo anno e allora vedremo se ne sarà valsa la pena: la presenza di IBM dovrebbe essere una garanzia per la bontà del prodotto. Sul sito indicato, oltre al download, è possibile visionare una brochure di prodotto, anche se la cosa migliore sarebbe di scaricarlo e provarlo... Chi usa Mac al momento può solo fare lo spettatore, a meno che non approfitti di uno dei software di virtualizzazione che permette l'installazione di Window o Linux su Mac.
Ancora una differenza: Symphony, come Microsoft, non è Open Source.
Pensavamo che questa lotta avesse ormai definito i maggiori antagonisti, ma pensavamo male!
Ecco infatti il gigante IBM che si fa avanti per mezzo usando l'altisonante nome Lotus: ecco, in versione beta, Lotus Symphony! Per di più in forma gratuita!
A guardare le caratteristiche dichiarate, non siamo a livello stratosferico: dopo tutto è soltanto una beta. Si presenta infatti con le applicazioni di base: word processing, spreadsheet e presentazioni; rispetto ai concorrenti manca la parte mail (fornita come Lotus Notes, ma a pagamento) e il database; manca inoltre il modulo grafico, ottima aggiunta di OpenOffice.
Il concetto di base è comunque quello di OpenOffice: il software in pratica è uno solo, il che permette di mantenere la stessa interfaccia, gli stessi menu per le tre applicazioni, con le toolbar che cambiano a seconda del tipo di documento aperto. Allo stesso modo, offre la stampa pdf inglobata nelle applicazioni.
Vengono supportate anche le macro, ma non sono compatibili con quelle Microsoft, né in ingresso né in uscita.
Come compatibilità con i sistemi operativi, OpenOffice resta il più completo: Microsoft infatti offre versioni per Windows e Mac, mentre Symphony è utilizzabile su Windows e Linux, ma OpenOffice li serve tutti e tre. Symphony fornisce l'uscita in html solo nella parte di presentazione.
Ovviamente, sia OpenOffice che Symphony sono gratis, mentre il costo di Microsoft è accettabile sono nella versione Home.
I documenti di Symphony sono nel formato OpenDoc, lo stesso di OpenOffice, probabilmente non completamente compatibile con Microsoft (che è solita interpretare a proprio piacimento gli standard).
In effetti, la prima reazione non è positiva: forse non si sentiva la mancanza di un altro attore in questo campo, soprattutto se con meno possibilità. Tuttavia, la versione definitiva di Symphony è prevista per il prossimo anno e allora vedremo se ne sarà valsa la pena: la presenza di IBM dovrebbe essere una garanzia per la bontà del prodotto. Sul sito indicato, oltre al download, è possibile visionare una brochure di prodotto, anche se la cosa migliore sarebbe di scaricarlo e provarlo... Chi usa Mac al momento può solo fare lo spettatore, a meno che non approfitti di uno dei software di virtualizzazione che permette l'installazione di Window o Linux su Mac.
Ancora una differenza: Symphony, come Microsoft, non è Open Source.
2008-10-12
Il framework .NET su *nix
Chi ogni tanto passa da queste pagine avrà certamente notato il mio apprezzamento per i progetti OpenSource: non si ringrazierà mai a sufficienza quei gruppi di persone che, in modo completamente gratuito, spende giorni del suo tempo per costruire e portare avanti progetti di complessità analoga ai prodotti commerciali, per il puro scopo (e probabilmente, divertimento) di fornire alternative gratuite che girano, talvolta meglio, sui nostri computer.
Due esempi famosi: OpenOffice (alternativa a Microsoft Office) e GIMP (con le funzionalità di Adobe Photoshop, anche se i menu differenti fermano molta gente).
Oggi voglio portare un altro esempio. A questo indirizzo si trova il progetto Mono, che ha il ragguardevole scopo di portare sui sistemi Unix, Linux e derivati (come MacOS X) il framework Microsoft denominato con lo strano nome di dotNET. Cosa buffa è che sia in grado di funzionare persino su Windows, dove esiste già! Chissà quale dei due funziona meglio :-)
Con questo framework sarà possibile sviluppare in molti linguaggi, tra quali anche quelli esclusivi Microsoft: C#, LINKQ, VB8, Python, Java, Ruby e altri. Può far girare ASP.NET, ADO.NET ed anche Windows.Form.
Chi sviluppa usando Microsoft Visual Studio sa che questo gira solo su piattaforma Windows; allora nel progetto viene anche fornita una IDE per C# e .NET. In questo modo è possibile non solo far girare programmi costruiti per Windows ma anche sviluppare direttamente su *unix! Questa IDE si chiama MonoDevelop, si trova a questo indirizzo in versione 1, ma esiste già una alfa della versione 2. Come ogni IDE che si rispetti, prevede il completamento del codice e la gestione delle classi.
Un progetto che ogni sviluppatore dovrebbe seguire!
Due esempi famosi: OpenOffice (alternativa a Microsoft Office) e GIMP (con le funzionalità di Adobe Photoshop, anche se i menu differenti fermano molta gente).
Oggi voglio portare un altro esempio. A questo indirizzo si trova il progetto Mono, che ha il ragguardevole scopo di portare sui sistemi Unix, Linux e derivati (come MacOS X) il framework Microsoft denominato con lo strano nome di dotNET. Cosa buffa è che sia in grado di funzionare persino su Windows, dove esiste già! Chissà quale dei due funziona meglio :-)
Con questo framework sarà possibile sviluppare in molti linguaggi, tra quali anche quelli esclusivi Microsoft: C#, LINKQ, VB8, Python, Java, Ruby e altri. Può far girare ASP.NET, ADO.NET ed anche Windows.Form.
Chi sviluppa usando Microsoft Visual Studio sa che questo gira solo su piattaforma Windows; allora nel progetto viene anche fornita una IDE per C# e .NET. In questo modo è possibile non solo far girare programmi costruiti per Windows ma anche sviluppare direttamente su *unix! Questa IDE si chiama MonoDevelop, si trova a questo indirizzo in versione 1, ma esiste già una alfa della versione 2. Come ogni IDE che si rispetti, prevede il completamento del codice e la gestione delle classi.
Un progetto che ogni sviluppatore dovrebbe seguire!
2008-05-20
Convertire doc in html
Avete mai provato ad usare la funzione "converti in HTML" di Microsoft Word? Il risultato ha molte caratteristiche divertenti: file enormi, con tag proprietari (che sono soltanto necessari a Word per poter ricostruire il tutto in .doc) e persino informazioni riservate (le Proprietà) che ciascuno potrebbe leggere chiedendo il codice della pagina al browser.
Non ci sono alternative? Certo! Vediamone qualcuna.
1) salviamo da Word come pagina web filtrata: questo dovrebbe eliminare buona parte dei tag proprietari, ma anche l'inserimento delle informazioni inserite nel dialogo Proprietà. Il file è ancora un po' pesantino, ma almeno nessuno legge le note che abbiamo inserito.
2) usiamo Gmail: è un tool di conversione semplice semplice, ma funziona. Spediamo su Gmail una posta con in allegato il documento Word che vogliamo tradurre. Tra i comandi di Gmail, clicchiamo su "View as HTML". Il documento verrà mostrato all'interno del browser; ora posizioniamo il mouse sulla pagina con il documento e scegliamo di vedere il codice della pagina: basterà copiarlo e incollarlo in un editor e salvarlo con l'estensione html. Se il nostro browser preferito non ci lascia copiare il codice, basta salvare la pagina dal menu File. Quando lo apriremo, noteremo che non è proprio un codice pulitissimo, ma è decente e possiamo sempre dargli una passata noi.
3) Editor Javascript: ce ne sono molti in giro per il web; come esempio, molto completo, consideriamo TinyMCE, nella cui pagina troviamo anche una demo che può essere utilizzata per il nostro scopo. Si tratta di copiare ed incollare il contenuto del file in questi editor. Di solito, come nel caso indicato, questi editor hanno anche un pulsante che mostra il codice HTML: selezioniamo tutto, copiamo, incolliamo nel nostro editor html preferito e siamo a posto! In questo modo abbiamo un codice pulitissimo.
4) Uso del HTMLTidy: è un programma open source che ha proprio lo scopo di pulire e correggere il codice html. In origine ha la sola interfaccia a linea di comando, cioé si usa dalla finestra DOS (Windows) o dalla shell (*nix, MacOS). Esistono però delle interfacce grafiche che ne facilitano l'uso; p.es. per il Mac consiglio l'ottimo Balthisar Tidy, (anche se viene indicato come versione 0.6 è praticamente completo) che permette l'accesso a tutte le caratteristiche della linea di comando in modo semplice. È sufficiente operare con il comando sul file html da ripulire, fornendo le opzioni corrette ed otteniamo in uscita un file che non solo è pulito e leggero, ma anche formattato in modo da poterlo leggere bene. Se usiamo la shell, un comando tipico è:
dove l'opzione --word2000 è quella esplicita per i file creati da Word.
Tutto questo nel caso dovessimo ripulire pochi file; se invece ne abbiamo molti, allora può valer la spesa di acquistare un software apposito: Word Cleaner è un esempio, anche se 75€ sono giustificati solo da un lavoro pesante. Da considerare anche Textism, gratuito per documenti fino a 20kB (oltre è necessaria un'iscrizione).
Non ci sono alternative? Certo! Vediamone qualcuna.
1) salviamo da Word come pagina web filtrata: questo dovrebbe eliminare buona parte dei tag proprietari, ma anche l'inserimento delle informazioni inserite nel dialogo Proprietà. Il file è ancora un po' pesantino, ma almeno nessuno legge le note che abbiamo inserito.
2) usiamo Gmail: è un tool di conversione semplice semplice, ma funziona. Spediamo su Gmail una posta con in allegato il documento Word che vogliamo tradurre. Tra i comandi di Gmail, clicchiamo su "View as HTML". Il documento verrà mostrato all'interno del browser; ora posizioniamo il mouse sulla pagina con il documento e scegliamo di vedere il codice della pagina: basterà copiarlo e incollarlo in un editor e salvarlo con l'estensione html. Se il nostro browser preferito non ci lascia copiare il codice, basta salvare la pagina dal menu File. Quando lo apriremo, noteremo che non è proprio un codice pulitissimo, ma è decente e possiamo sempre dargli una passata noi.
3) Editor Javascript: ce ne sono molti in giro per il web; come esempio, molto completo, consideriamo TinyMCE, nella cui pagina troviamo anche una demo che può essere utilizzata per il nostro scopo. Si tratta di copiare ed incollare il contenuto del file in questi editor. Di solito, come nel caso indicato, questi editor hanno anche un pulsante che mostra il codice HTML: selezioniamo tutto, copiamo, incolliamo nel nostro editor html preferito e siamo a posto! In questo modo abbiamo un codice pulitissimo.
4) Uso del HTMLTidy: è un programma open source che ha proprio lo scopo di pulire e correggere il codice html. In origine ha la sola interfaccia a linea di comando, cioé si usa dalla finestra DOS (Windows) o dalla shell (*nix, MacOS). Esistono però delle interfacce grafiche che ne facilitano l'uso; p.es. per il Mac consiglio l'ottimo Balthisar Tidy, (anche se viene indicato come versione 0.6 è praticamente completo) che permette l'accesso a tutte le caratteristiche della linea di comando in modo semplice. È sufficiente operare con il comando sul file html da ripulire, fornendo le opzioni corrette ed otteniamo in uscita un file che non solo è pulito e leggero, ma anche formattato in modo da poterlo leggere bene. Se usiamo la shell, un comando tipico è:
tidy -f errs.txt --word2000 mioFileWordHTML.htmldove l'opzione --word2000 è quella esplicita per i file creati da Word.
Tutto questo nel caso dovessimo ripulire pochi file; se invece ne abbiamo molti, allora può valer la spesa di acquistare un software apposito: Word Cleaner è un esempio, anche se 75€ sono giustificati solo da un lavoro pesante. Da considerare anche Textism, gratuito per documenti fino a 20kB (oltre è necessaria un'iscrizione).
2008-04-27
Nuova versione di Ubuntu
Non ho mai provato l'ebrezza di compilare ed installare un sistema operativo... cioé non ho mai usato Linux partendo da zero, anche se so che il mio fido Mac ha un cuore Unix, quindi vicino a Linux. Per me, anche se mi classifico un utente evoluto di computer, complicarsi troppo le cose quando si usa il computer come un mezzo (e non un fine) significa darsi la zappa sui piedi.
Però, da quando mio figlio ha installato da solo una versione di Ubuntu su una partizione del suo iMac, ho potuto verificare che, anche se non è ancora di facile utilizzo per tutti, questa distribuzione di Linux sta facendo passi da gigante.
Allora, ecco perché ho pensato di inserire questo post, con la notizia che la versione da lungo attesa di Ubuntu, la 8.04, è stata rilasciata.
Utilizza Gnome 2.22, ma soprattutto arriva con la possibilità di un installer che si occupa di fare tutto lo sporco lavoro, dalla creazione delle necessarie partizioni fino all'installazione vera e propria. Come al solito, la distro arriva con un set di software, tutti Open Source, che dovrebbero essere sufficienti per le necessità di un utente normale, da OpenOffice ad un client BitTorrent fino ad un framework per il playback dell'audio utilizzabile da praticamente tutte le applicazioni.
Diciamo che se state pensando di lasciare le finestre per il pinguino, il momento giusto si è avvicinato molto!
2008-04-23
Il baco di Safari
Ormai è una notizia conosciuta: durante una competizione pubblica, un hacker ha vinto un sostanzioso premio (10mila dollari ed un MacBook Air) per essere riuscito a forare il nuovo portatile di Apple, per raggiungere il contenuto di un file nascosto in qualche cartella all'interno del suo hard disk. Il primo tentativo era andato a vuoto (si doveva usare solo comandi di rete), ma il secondo, dove si poteva usare qualunque altro mezzo (escluso quello fisico...:-), è andato a segno dopo pochi minuti!
Questo ha lasciato di sasso gli addetti ai lavori, in quanto al momento la base unix di MacOS X è considerata fra le più sicure.
Poi è venuto fuori che il problema era legato a... codice Open Source! usato nel browser Safari. E tale codice nel frattempo era stato corretto dalla comunità!
In pratica, i tecnici Apple si erano dimenticati di fare l'aggiornamento! Chi di voi ha un sito con un CMS OpenSource sa quanto sia importante mantenere il codice aggiornato all'ultima versione: la notizia di una falla si propaga tra i cracker in un batter d'occhio. E in questo caso, il buco era stato scoperto quasi un anno fa: da allora si sono successi almeno due o tre rilasci di Safari, senza che venisse corretto: bastava scaricare la nuova versione.
Indubbiamente, non si tratta di una buona pubblicità per il browser Apple, sbarcato da qualche tempo anche su Windows; questo si va ad aggiungere a certe raccomandazioni da parte del gruppo eBay, che invitavano a non usare Safari per le transazioni. Su questa parte, ci sono state notizie contrastanti, in quanto la non-sicurezza, secondo eBay, sarebbe legata alla non implementazione di estensioni agli standard (ai quali invece Safari si attiene scrupolosamente). Strada in salita, quindi, su Windows.
Indubbiamente, non si tratta di una buona pubblicità per il browser Apple, sbarcato da qualche tempo anche su Windows; questo si va ad aggiungere a certe raccomandazioni da parte del gruppo eBay, che invitavano a non usare Safari per le transazioni. Su questa parte, ci sono state notizie contrastanti, in quanto la non-sicurezza, secondo eBay, sarebbe legata alla non implementazione di estensioni agli standard (ai quali invece Safari si attiene scrupolosamente). Strada in salita, quindi, su Windows.
Il vincitore del MacBook Air ha fatto sapere che si era preparato con alcuni colleghi, impiegando almeno 2 giorni per trovare la falla (evidentemente non si aspettava di trovare una versione vecchia!) ed altri 3 o 4 per avvantaggiarsene. Questo spiega come mai siano bastati pochi minuti per ottenere il risultato: c'era dietro il lavoro di una settimana.
Per la cronaca, sono stati necessari 2 giorni per Windows Vista (il vincitore ha detto che non aveva previsto la presenza del SP1, per cui ha dovuto cambiare strategia sul momento, trovando un buco nel Flash). Per quanto riguarda Linux, sembra che le falle siano state trovate, ma che nessuno sia riuscito a sfruttarle: malignamente, qualcuno ha osservato che in genere gli hacker operano su tale piattaforma e magari vi contribuiscono; secondo queste voci, quindi, vi sarebbe un certo conflitto di interessi...
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