2009-06-13

Pietre dal cielo

E' stato raccontato in alcuni film (ricordate Armageddon?), ma l'impatto di un meteorite con la Terra è considerato una cosa non proprio remota, anche se poco probabile, tanto che qualche anno fa è stato attivato un programma di ricerca internazionale per tenere sotto controllo i vari "pezzi di roccia" vaganti per lo spazio. Il sistema solare infatti non è così stabile come siamo sempre portati a pensare e non c'è ragione di pensare che quanto già successo in passato non possa più accadere.
Anzi, la Terra è sottoposta ogni giorno ad una sorta di pioggia di meteoriti, la maggior parte di quali evaporano al loro ingresso nell'atmosfera. Ma ogni tanto qualcuno, più grosso, riesce ad arrivare a terra.
È quanto è successo ad un ragazzino tedesco, il cui racconto è riportato dal Telegraph: un piccolo meteorite lo ha colpito ad una mano, lasciando al ragazzo una cicatrice di 5 centimetri e nel terreno un piccolo cratere di una ventina di centimetri. Oltre a questo, il rumore creato dal meteorite gli ha abbassato l'udito per qualche ora.
Il direttore dell'Osservatorio Hohmann ha esaminato il "sasso", confermando tramite test chimici la sua origine spaziale.
Meteoriti che superano l'atmosfera non sono così rari, la maggior parte cade in mare (che ricopre la maggior parte del nostro pianeta), ma ogni tanto succede anche sulla terra ferma. Uno studio del 1990 ha confermato almeno 57 casi nel 20esimo secolo, di cui almeno 25 hanno sfiorato un essere umano.
Se sentite un forte rumore che sembra provenire dall'alto... mettetevi al riparo!

2009-06-12

Windows 7 in Europa: Internet Explorer not included

L'autorità Antitrust europea ha dato a Microsoft ormai talmente tante multe che quasi non si contano più: una di queste riguardava la pre-installazione di Internet Explorer nel proprio sistema operativo, rendendo così ostica la concorrenza da parte di altri browser.

A Redmond, hanno quindi deciso di distribuire una versione europea del prossimo Windows, senza Internet Explorer installato: ma quanto ci aiuterà questo?

Qualsiasi sistema operativo arriva con un browser installato: Mac OS X include Safari, Linux Ubuntu include Firefox; togliere Explorer da Windows vuol dire complicare ancora di più la vita a coloro che si dovranno occupare dell'installazione!
Già di per sé, il processo d'installazione di Windows risulta complicato e lungo: si compone di troppi passaggi separati e non descritti (come l'installazione dei driver); ora, dopo essere riusciti ad impostare una risoluzione dello schermo maggiore di 640x480 e dopo aver sentito il suono all'avvio di Windows, dovremo ancora andare a scaricare e ad installare il nostro browser... Sì, ma come?

Se le cose stanno davvero come Microsoft ha annunciato, gli utenti non disporranno di nessun browser per la navigazione: come sarà possibile quindi scaricare Firefox, Opera, Safari, Chrome o lo stesso Explorer?

Attendiamo altre notizie, sperando che a Redmond non si perdano in un bicchier d'acqua ancora una volta!

2009-06-09

Un nuovo Safari

Qualcuno l'aveva già installato sul proprio computer in versione beta, solo in inglese. Ora è arrivata la versione definitiva: Safari 4, da Apple.
Già con la beta si poteva notare una velocità superiore al normale; ma questa versione stabile è incredibile! Le più grandi differenze si notano soprattutto sui siti più elaborati, dove il javascript abbonda: è lì infatti che il nuovo motore javascript fa sentire la sua potenza. E oggi molti siti utilizzano javascript per la programmazione avanzata, come per esempio ajax.
Consiglio di prendersi la briga di scaricare la versione 4 dal sito Apple (gratis, ovviamente), sia che abbiamo un Mac (si dice che funzioni anche con Panther, cioé due versioni fa di MacOS!) che con Windows: il confronto con la velocità di qualunque altro browser è vincente: non ho potuto programmare finora delle prove quantitative, ma l'annuncio di essere anche più veloce di Chrome non dovrebbe essere uno scoop pubblicitario. Provate ad andare su un sito di qualche giornale on-line: con tutto il beneficio del dubbio sulle mie misure "a occhio": meno di un secondo per il sito della BBC-UK; un secondo pieno per LaStampa, lo stesso per il sito del Corriere; meno di 3 secondi per la home page di yalp, con tutto il suo carico di Silverlight... e potrei continuare!
Safari 4 si presenta con un'interfaccia tornata più standard (i tab sono tornati sotto l'address bar, dove dovevano essere: mi dava fastidio la loro posizione in alto, subito sotto ai menu, come con Chrome), ma senza perdere i plus: oltre ai preferiti, anche la Cronologia può essere esplorata col sistema CoverFlow, che mi permette di vedere la pagina reale; pagina TopSites sempre disponibile, da cui lanciare immediatamente i siti più visitati. In questo modo è facile sfruttare i 7 Mega (nominali) della connessione.
Questo ci fa scoprire che quando ce la prendiamo col nostro provider... potremmo anche essere in torto: magari è il browser a metterci tutto quel tempo per costruire la pagina (a meno che non si tratti di un sito completo in Flash, che allora anche la connessione gioca il suo ruolo).
Per chi interessa, questa versione è in italiano (la beta era solo inglese).
Finora ho riscontrato solo un (piccolo) problema: se cambio la toolbar aggiungendo qualche pulsante, non è detto che restino sempre: qualche volta ritorna la toolbar di default. Poca roba: tra shortcut di tastiera e gesture sulla trackpad, capita poche volte che vada a cercare un pulsante.
Non l'ho ancora provato su Windows: altri dicono che va benissimo.
Insomma, un aggiornamento da fare subito e un nuovo record nelle prestazioni!

2009-05-31

Leopard e X11

Forse non tutti gli utenti di MacOS X avranno notato una piccola applicazione nascosta nella cartella
/Applicazioni/Utility
Si tratta di X11, che fornisce l'ambiente per eseguire applicazioni del sistema X Window; non fraintendete: non si tratta di far girare Microsoft Windows! Stiamo parlando di far girare applicazioni costruite per UNIX che necessitano dell'ambiente X Window. Questo apre possibilità quasi infinite: basta fare una ricerca sul web per scoprire quante applicazioni aggiuntive possiamo scaricare, di solito gratis: dal desktop publishing al server musicale, il tutto funzionante su MacOS, addirittura condividendo lo stesso schermo.
Alcuni esempi: GIMP, il concorrente OpenSource di Adobe Photoshop; Inkscape, equivalente di Illustrator. Per altri software, basta andare sui siti di Fink o di MacPorts, per rendersi conto di quanto sia grande questo mondo.
Con Leopard, non è nemmeno necessario ricordarsi che una certa applicazione ha bisogno di X11: avviandola, partirà automaticamente l'ambiente ed avremo finestre di applicazioni UNIX a fianco di quelle native di MacOS X.
Manco a farlo apposta, questo ambiente XWindow è OpenSource ed Apple vi contribuisce, assieme ad altri sviluppatori; la versione fornita con Leopard è una ramificazione chiamata XQuartz. Essendo OpenSource, i contributi degli sviluppatori proseguono tra una versione di OSX e la successiva, per cui capita spesso che la versione di X11 collegata a OSX sia spesso indietro rispetto a quella raggiunta da XQuartz: gli aggiornamenti di Apple, come sappiamo, non sono così frequenti. Questo spinge gli utilizzatori di software XWindow a installare l'ultima versione direttamente dal sito XQuartz, senza attendere l'aggiornamento di Apple.
In effetti, la versione aggiornata che potete trovare sul sito di solito ha più funzionalità e bug fix di quella ufficiale Apple; per questo, se volete provare qualche software XWindow, consiglio di andare sul sito indicato, scaricare l'ultima versione stabile e installarla. Da notare che questa installazione deve essere ripetuta dopo ogni aggiornamento del sistema o di sicurezza: l'installer Apple infatti ripristina sempre la propria versione, anche se non è l'ultima. Ma il downlod e l'installazione è talmente veloce, che ne vale la pena; la versione del sito è diversa da quella Apple anche per l'icona, per cui potete accorgervi facilmente cosa state usando.
Un esempio dei vantaggi della versione aggiornata si è avuto nei mesi scorsi: con la versione Apple i software XWindow presentavano dei caratteri dei menu molto piccoli, quasi illeggibili. Il problema era dovuto al fatto che l'ambiente X11 partiva tenendo come default per la risoluzione 72 dpi, che era la risoluzione "storica" di tutti i computer Apple. Però da un po' di tempo sono disponibili monitor a risoluzione ben più alta: dato che X11 conosceva solo il 72dpi, tutti i font venivano costruiti considerando la corrispondente grandezza dei pixel; il risultato era che sui monitor ad alta risoluzione, come anche quelli dei recenti MacBookPro, le scritte diventavano difficili da leggere.
Da qualche settimana, l'aggiornamento a X.5.7 ha sostituito X11 con qualcosa di più recente ed il problema è stato eliminato; però chi usava XQuartz dal sito di sourceForge aveva già risolto da un po'! Da qui il consiglio di installare XQuartz e rifarlo ad ogni aggiornamento Apple.
Una parentesi: mentre tutti si lamentavano di avere caratteri molto piccoli, a me lo spazio monitor non basta mai, per cui ero utente felice di X11 Apple; ma con questo aggiornamento, mi son trovato che GIMP, sempre particolarmente ricco di finestre, veniva ad occupare praticamente tutto il monitor, con menu che avevano bisogno di finestre enormi! Per fortuna che nelle ultime versioni, XQuartz, oltre a leggere la risoluzione dello schermo direttamente dall'hardware, può anche essere istruito a partire con una risoluzione definita. È perciò semplicissimo cambiare le dimensioni dei caratteri (e di tutto il resto): basta chiudere X11, aprire il Terminale (chi segue questi post ormai dovrebbe già sapere di fare attenzione a dare comandi a caso... pena il possibile crash del sistema!) e digitare il comando seguente:
defaults write org.x.X11 dpi -int 133
dove 133 è il valore di risoluzione in dpi, valore valido per gli ultimi MacBookPro; se vogliamo i caratteri più piccoli, basta mettere un valore inferiore: p.es. 96, oppure tornare ai 72 dpi (che è quello che ho fatto io!). Riapriamo X11 ed il gioco è fatto!
Per i più curiosi, questo comando non fa altro che aggiungere una chiave chiamata dpi al file
org.x.X11.plist
ed assegnarvi il valore indicato. Alla partenza, X11 vede questa chiave e assegna la risoluzione scelta al server XWindows. Chi ha installato XCode, può usare la utility Property List Editor per fare la stessa cosa (il file si trova nella cartella Preference della libreria utente).

2009-05-28

Ecco a voi l'iPod Touch di Microsoft!

Microsoft ha finalmente presentato il tanto atteso concorrente dell'iPod Touch di Apple: dall'estate 2009 sarà possibile acquistare Zune HD. Il dispositivo si presenta come un iPod Touch mal riuscito e con il colore sbagliato, ma integra un ricevitore radio HD, un'uscita HD e uno schermo touch da 3,3" (che raggiunge una risoluzione di 480x272).

Sappiamo tutti che Zune è stato un flop: mentre gli utenti vorrebbero una nuova XBox (magari 720°?), a Redmon ascoltano i clienti e presentano l'iPod Touch con scritto Microsoft.
Lo stesso Chris Stephenson, general manager del marketing di Zune, ha dichiarato che Zune HD è stato creato per competere ad iPod Touch.

Quindi mentre Apple ha rivoluzionato il mercato, rendendo la parola iPod sinonimo di "Lettore MP3", Microsoft si limita a tenere quella piccola fetta che le permette di affermare che "Zune è un prodotto vincente".

D'altra parte la maggior parte degli utenti che usano iPod/iPhone si dichiarano soddisfatti del loro lettore/telefono; dov'è la maggior parte degli utenti di Zune? Si parla dell'MP3 Microsoft solo per eventuali annunci, come questo, ma poi lo si perde di vista. D'altra parte il suo prezzo per l'entry level è maggiore di quello dell'iPod Shuffle, o addirittura di altri lettori (si vedono lettori da 30€), quindi perché dovrei scegliere Microsoft, piuttosto che la pluripremiata Apple, piuttosto che il Creative e così via? Forse per l'utilissima uscita HD installata in un lettore che non potrà mai apprezzare la fluidità dell'Alta Definizione, senza un processore potente; ma un processore potente succhia via la batteria...

Microsoft, ancora una volta, si è dimostrata insensibile alle richieste dei clienti: vogliono aggiornamenti di Windows, vogliono la nuova XBox, voglio un sistema più stabile e meno crash sulla loro console.
E nel frattempo Apple lancia il menù online, Sony aggiorna la Playstation rendendola molto più stabile, Mac OS X arriva al 10.5.7, l'iPhone sta per essere aggiornato, la Playstation Portable ha trovato finalmente il suo posto nel mondo del multimedia... E dovunque guardi c'è qualcuno con un paio di cuffie bianche e un iPod in tasca.

Ah! Dimenticavo: Zune ha in il wi-fi e può accedere al suo personalissimo Marketplace.

Ancora batterie calde calde...

Non si ferma l'epidemia delle batterie per portatili: forse ricorderete qualche anno fa, quando Apple e Sony organizzarono un un ritiro dal mercato di una grossa partita di batterie Li-Ion per grossi problemi di incendio potenziale. Anzi, girò per la rete la foto di un MacBook praticamente distrutto dalla batteria di notte, <span style="font-style: italic;">mentre era spento</span>. Mentre qualcuno stava già sparlando di Apple, altri portatili cominciarono a diventare fornellini. Le batterie erano tutte Sony e vennero tutte ritirate: circa 10 milioni.
Nel novembre scorso, altri principi di incendio: Sony disse di aver trovato le cause: un difetto negli elettrodi ed un aggiornamento degli impianti di produzione, evidentemente non a posto. Per qualche motivo, questa volta i portatili Sony non erano dichiarati affetti, comunque ci fu un ritiro anche di alcuni di quelli.
Un mese fa, un'altra ripetizione: questa volta a dover ritirare batterie è stata HP (ma batterie sempre di Sony). Ora però ci risiamo: sempre HP, per portatili venduti in Cina.
Personalmente, ne venni a contatto durante la prima ondata: acquistata una batteria per il Powerbook G4, non feci a tempo a caricarla: visto il numero di serie, contattai via web la Apple, che spedì un corriere a ritirare la batteria difettosa, sostituendola con una nuova (che oggi va ancora benissimo). Potete immaginare con quali costi: il recupero fu di Apple, ma suppongo che i costi fossero sostenuti da Sony.
Che però evidentemente ancora oggi non è riuscita a capire le cause: praticamente tutte le marche di laptop in qualche modo sono state toccate. Non ci è dato sapere quanto sta costando a Sony: forse il resto della produzione, non difettosa, copre tutte le spese?
Tutti i possessore di portatili farebbero bene a tenere sott'occhio il sito web della marca scelta: non si si mai...

2009-05-25

Pronti a riavviare?

Qualunque sia il sistema che utilizziamo sul nostro personal, sia Mac OS, sia Windows, Linux o Unix non siamo mai molto contenti quando vediamo comparire il segnale, diverso a seconda del sistema, che ci avverte che sta per essere installato un aggiornamento; infatti, spesso l'aggiornamento vuol dire un riavvio, soprattutto se si tratta di sicurezza. Per gli utenti Mac o Linux, il riavvio sembra quasi un affronto: se il sistema sta su, perché riavviarlo, magari dopo due mesi di uptime? Ma anche per l'utente Windows l'aggiornamento con riavvio "rompe" abbastanza, magari mentre si è in ritardo con il lavoro.
Certo, possiamo posticipare, ma ci resta il dubbio: aggiornamento importante? Corregge un buco di sicurezza?
Ma ora si stanno mettendo le basi per effettuare qualunque aggiornamento senza riavviare! Si tratta di una cosa non da poco: pensiamo ad un server utilizzato da migliaia di utenti; o semplicemente sommiamo tutto il tempo perso in un anno per riavviare i nostri vari pc!
La società che sta affrontando questo problema è la Ksplice: di solito gli update devono sostituire parti di codice del sistema che in quel momento sta lavorando; la Ksplice affronta questo problema analizzando i cambi di basso livello che l'update dovrebbe fare ed implementandoli direttamente a basso livello, senza passare da linguaggi evoluti.
Gli esperimenti sono cominciati su Linux, sistema spesso utilizzato sui server: il sistema è stato in grado di installare quasi il 90% degli update tra il 2005 e il 2008 senza riavviare; i restanti sono comunque andati a buon fine senza riavvio con l'intervento del programmatore. Si tratta ora di fare in modo che tale intervento possa essere fatto nel processo di update.
Ora la Ksplice sta offrendo il sistema, consulenze comprese, a chi ha necessità di non interrompere il servizio ai propri utenti. Nel frattempo, al MIT viene usata dal 2008 questa tecnologia per aggiornare due server da 37 milioni di contatti al mese: direi che è un buon collaudo! Bisogna infatti bilanciare il rischio che proviene dal non aggiornare (e magari non chiudere un buco di sicurezza) e quello di farlo senza il riavvio: al momento le prospettive sembrano buone.
Per ora l'obiettivo sono server basati su Linux, ma come al solito, quando la tecnologia sarà matura, ci possiamo aspettare una sua diffusione agli altri sistemi, compresi i cellulari.

[fonte: www.technologyreview.com]

2009-05-20

Sei sicuro di essere sicuro?

Ormai una parte dei ricordi, dei documenti e altro sono su internet; per non parlare dei vari giochi di ruolo e di strategia. Ognuno di questi siti ci fa entrare solo se inseriamo il nostro nickname e la relativa password; ma... se ce la dimentichiamo? Ogni sito ha un sistema per ricuperare l'accesso in caso di smarrimento password: spedizione di una nuova password alla nostra email, per esempio; oppure, molti siti prevedono una cosiddetta domanda segreta, a cui abbiamo risposto al momento dell'iscrizione.
Questo sembra un buon livello di sicurezza: chi potrebbe rispondere ad una domanda con la stessa nostra risposta? Ebbene: non è così! Alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University, in collaborazione con Microsoft, hanno presentato uno studio al simposio IEEE per la sicurezza, secondo il quale è abbastanza probabile indovinare la risposta, quindi per niente segreta.
Un esempio che ha fatto il giro del mondo fu l'intrusione nella casella postale su Yahoo del governatore dell'Alasca (Sarah Polin), durante la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti; i "ladri" risposero alla domanda segreta inserendo il nome della località in cui la politica incontrò la prima volta il marito, notizia evidentemente pubblica.
Certo, per una persona che non ha vita pubblica potrebbe essere difficile recuperare una simile informazione; però i nostri amici potrebbero saperla e magari non sono proprio amici: se qualcuno entrasse nella nostra utenza del gioco di strategia preferito e ci cancellasse quanto abbiamo messo su faticosamente, non saremmo proprio contenti, che ne dite?
Le probabilità di intrusione aumentano per quei siti che impongono domande semplici (luogo di nascita, per esempio), ma anche negli altri casi non sembra così difficile: nell'esperimento presentato, più del 15% delle persone sotto esame hanno indovinato le risposte di persone sconosciute! I casi favorevoli aumentano se si tratta di persone che si conoscono, come gli amici o personaggi pubblici (fino a poco meno del 30%). Sembrano percentuali basse, ma se la base è rappresentata da qualche milione di utenti internet, i casi favorevoli sono comunque troppi. Siamo quindi nella situazione in cui il sistema di password, magari a prova di spyware, con anche un controllo di lunghezza minima, obbligatorietà di lettere maiuscole, minuscole e cifre (cioè una combinazione molto sicura), viene superato da un sistema di recupero password alla portata di molti. È come usare una serratura a prova di ladro e lasciare la chiave sotto lo zerbino!
Un modo per ricuperare la sicurezza nei casi di "domanda segreta" sarebbe di rispondere con una serie di caratteri senza senso compiuto, meglio se casuali; però, se abbiamo dimenticato la password, come facciamo a ricordarci della risposta segreta? Anzi: si è anche trovato che entro pochi mesi questa risposta, anche se vera, viene dimenticata: chi si ricorda se all'iscrizione abbiamo usato l'articolo davanti al nome, se abbiamo messo delle virgole oppure usato le maiuscole? Più che una sicurezza, questo meccanismo sembra più un ostacolo.
Come consiglio, meglio usare i siti che, in caso di smarrimento della password, ne spediscono una nuova alla nostra mail: attenzione però alla password usata per entrare nella mail! Il tutto rischia di presentarsi come un serpente che si morde la coda!
Personalmente, ho risolto in altro modo: l'eventuale risposta alla domanda segreta è sempre una sequenza casuale di caratteri, almeno una ventina e la password... non me la scordo mai! Come? La scrivo sul palmare, in un software con sicurezza a 128 bit: c'è un'altra password da ricordare, ma questa volta è una sola! Per cose importanti, tipo banca e altro, meglio non usare il browser per memorizzare la password di un sito: alcuni browser sono ben protetti, ma perché rischiare?