2009-10-25

Centrali nucleari americane

Per circa un anno, circa 400 tra operai e progettisti hanno lavorato vicino alla cittadina di Ardacia, in Florida, per costruire quella che al momento è la più grande centrale ad energia foto-voltaica americana e alla fine del mese l'impianto dovrebbe entrare in funzione, avvenimento che sarà sottolineato dalla visita del presidente Obama.
Il sistema copre circa 70 ettari di terreno e fornirà una potenza attorno ai 25 MW; assieme ad altri due progetti dello stesso stato americano, porterà a circa 110 MW l'energia rinnovabile della Florida. Rispetto alla richiesta attuale di energia, queste cifre sono piccole, ma corrispondono comunque all'eliminazione di più di 3 tonnellate all'anno di gas responsabili dell'effetto serra, una quantità pur sempre ragguardevole.
Il progetto è costato 150 milioni di dollari e potrà servire circa 3000 utenze. Quindi al momento il costo di un progetto fotovoltaico è un po' meno di 3 volte di quello di una centrale nucleare della stessa potenza; d'altra parte, nel caso nucleare si deve tener conto del costo di smaltimento delle scorie. È prevedibile che con la conoscenza e gli investimenti, i costi delle fotovoltaiche debbano diminuire, come succede per tutte le fonti energetiche.
Per i costi di esercizio invece, non c'è storia: il costo dell'Uranio (che si esaurirà probabilmente nei prossimi 50 anni), quello del trattamento delle scorie e quello legato al personale necessario per il funzionamento e controllo sono di ordini di grandezza più alti della manutenzione di una centrale solare.
Il governo americano negli ultimi anni ha dato un forte impulso alle energie rinnovabile e in particolare quella foto-voltaica, pensando anche allo sviluppo economico del futuro. Infatti, in Europa Spagna e Germania stanno spingendo questo tipo di energia in modo particolarmente aggressivo ed anche la Cina ha presentato un programma energetico fortemente solarizzato, tra cui una centrale da 2GW!!. Gli Stati Uniti potrebbero quindi rischiare di dover comprare la tecnologia dei pannelli foto-voltaici all'estero, se non stessero correndo ai ripari e guadagnando know-how. È recente l'annuncio della costruzione di una centrale da 48MW nel Nevada.
Se ricordiamo che la prima centrale nucleare sperimentale forniva 5MW di potenza e la prima di tipo commerciale arrivava a 50MW, possiamo pensare che anche in questo caso le future novità tecnologiche ci forniranno altri appigli per aumentare il peso delle fonti rinnovabili. D'altra parte, il nucleare ha raggiunto un picco di potenza (e numero di centrali) tra gli anni '70 e '80, per diminuire nel seguito (i 2/3 dei progetti dagli anni '90 in poi sono stati cancellati a causa dei costi e dei tempi).

2009-10-23

Clipboard multiple

Un esempio di applicazione gratuita per MacOS, che ha poco da invidiare ad altre a pagamento.
Si tratta di ClipMenu . La sua funzionalità è semplice, ma utile: tenere in memoria più Clipboard. Per chi non sapesse cos'è: ogni volta che premiamo Cmd-C (copia) o Cmd-X (taglia) non facciamo altro che portare l'oggetto (testo, immagine, qualunque cosa) in una zona di memoria chiamata Clipboard. Quando poi ci spostiamo nella parte dove vogliamo incollare l'oggetto, basta fare Cmd-V: duplichiamo il contenuto della Clipboard al punto dove ci troviamo.
Nella Clipboard resta l'oggetto copiato, per poter eventualmente ripetere l'operazione. Questo concetto era lo stesso già nel 1984, all'uscita del primo Macintosh ed è rimasto praticamente immutato ai nostri giorni, su tutti i sistemi operativi dove da allora è stato portato.
Tuttavia ha sempre avuto un problema di base: se copiamo e incolliamo del testo e poi ripetiamo la cosa con altro testo, il primo è perso: per incollarlo dovremo di nuovo copiarlo. Altro caso: da un documento dobbiamo copiare alcune parti non consecutive; se la Clipboard potesse tenere più oggetti, potremmo copiare un pezzo dopo l'altro, passare all'altro documento e incollare tutto in un passo solo, invece di andare avanti e indietro da un documento all'altro.
Sono perciò fioriti vari programmini in grado di memorizzare la sequenza di Clipboard e da cui andare a pescare quelle che servono. È un principio molto semplice, tanto che mi sono sempre chiesto perché una simile funzione non sia mai stata inserita di serie nei vari sistemi.
Personalmente ho usato per un lungo periodo la versione free di PTHPasteboard, ma da pochi mesi lo sviluppatore ha deciso di portare avanti solo la versione a pagamento (con funzionalità in più e con un periodo demo), l'unica compatibile con SnowLeopard. Mi sono perciò messo in ricerca sulla rete e tra tutti quelli che ho trovato, ho deciso per ClipMenu.
Una volta lanciata l'applicazione, troviamo una nuova icona sulla barra dei menu a destra (l'icona è molto simile a quella usata fino al MacOS 9 per il file della Clipboard). All'interno del menu si trova una cartella in cui vengono tenute le ultime clipboard (in numero configurabile): scegliendo il singolo menu, il contenuto viene incollato nella finestra attiva come se avessimo premuto Cmd-V. A fianco di ogni elemento compare un'icona che indica il tipo di dato: un documento di TextEdit per indicare il testo, differenziato tra RichText e PlainText, un simbolo @ per gli indirizzi web e così via; per le figure si può scegliere quanto farne comparire (anche se una figura troppo grande farebbe perdere utilità al menu). Sono mostrati i primi caratteri in numero configurabile, ma fermandosi su un menu compare un tooltip che mostra tutto l'intero pezzo copiato. Il tutto è altamente configurabile, fino al punto di poter memorizzare e poi accedere a degli snippets, cioè parole o intere frasi di testo, sempre disponibili in un'altra cartella del menu. Se poi al momento del click per incollare, teniamo premuto Option, abbiamo accesso ad una serie di funzioni: dal togliere le informazioni RichText, al cambio del maiuscolo/minuscolo, conversione tra codifiche di testo, introduzione del testo racchiuso tra tag, eliminazione degli spazi nel testo e moltissime altre; oltre alla possibilità di crearne di nuove.
Senza spendere nulla ci troveremo una vera gestione avanzata della Clipboard; non avremo la condivisione della clipboard sulla rete locale e altri plus forniti dai programma a pagamento, ma nel 90% dei casi avremo tutto quanto serve. Secondo me è un software che vale pena provare; se poi scoprirete di non poterne fare a meno, pensate ad una donazione, come suggerisce l'autore dal proprio sito. Per la cronaca, il codice non è pubblico: la proprietà è dell'autore.

2009-10-18

Snow Leopard e MySQL

Come già detto tempo fa, già con Leopard era possibile installare e usare MySQL a 64bit. Ma cosa succede passando a Snow Leopard?
La prima risposta è: nulla! L'installazione di MySQL resta al suo posto, assieme ovviamente a tutti i dati che avevamo. Ma non è proprio così tutto liscio: se infatti dopo aver aggiornato da MacOS X.5 a MacOS X.6 e magari dopo aver fatto partire anche il kernel a 64bit, se apriamo le preferenze di sistema troviamo due cose:

  • se avevamo usato l'installazione a 32bit, il preference pane che fa partire MySQL è ovviamente anche lui a 32bit, per cui siamo invitati a rilanciare le preferenze a 32bit, ma questo è poca cosa;
  • una volta auto-rilanciato, ci accorgiamo che il pulsante di attivazione del server MySQL non dà risultato, come se ci fosse qualcosa che non va.
Infatti, è proprio così: l'aggiornamento del sistema operativo va a sfrugugliare un po' per trovare estensioni e programmi non compatibili; per esempio, qualcuno stava ancora usando la vecchia versione free di Wire Tap Pro? Bene, sappiate che con Snow Leopard non funziona più e viene infatti messa da parte, pronta per passare nel cestino. Ma evidentemente il sistema fa anche altre cose...
Proviamo ad andare nella cartella dove si trova l'installazione di MySQL con tutti i nostri dati: dato che si trova in un percorso non visibile, prendiamo il menu Vai e diamo il comando Vai alla cartella... e compare un pannello nella finestra selezionata (lo si ottiene anche con la scorciatoia da tastiera cmd-shift-G) e scriviamo l'indirizzo cercato:

/usr/local

e nella finestra ora ci troviamo la cartella di MySQL, con un nome simile a mysql-versione-sistema; gli sviluppatori di MySQL hanno deciso in questo modo in modo che possiamo sapere che versione abbiamo a prima vista. Ma in realtà, tutti i comandi cercano una cartella chiamata solamente mysql. Nell'installazione originale, questa cartella è semplicemente un link (in MacOS vengono anche chiamati alias) che rimanda a quella col nome lungo. Tale cartella non esiste più: evidentemente l'installer di SnowLeopard la vede come inutile e la cancella!
Quindi dobbiamo ristabilirla. Ma ricordiamoci che siamo in una cartella il cui proprietario è l'utente System (per verificarlo basta selezionare quella col nome lungo e dare cmd-I: sul fondo della finestra vediamo i permessi), per cui è meglio fare l'operazione dal Terminale. Allora apriamolo: anche con SnowLeopard si trova in

Applicazioni/Utility.

Giusto per fare l'abitudine ai comandi, prima dimostriamo quello che abbiamo già visto: cioé che nel percorso cercato si trova solo la cartella col nome lungo; per cui scriviamo il comando (facciamo attenzione agli spazi: se non siamo sicuri possiamo copiare la stringa qui sotto e incollarla nella finestra del Terminale):

cd /usr/local

col quale ci portiamo nella cartella che abbiamo aperto dal Finder e poi cerchiamo tutto quello che comincia con mysql:

ls -ldt mysql*

ed otterremo quello qualcosa del genere:

drwxr-xr-x 17 root wheel 578 4 Ott 11:41 mysql-5.1.36-osx10.5-x86

dove vediamo la cartella di mysql (la versione ovviamente dipende da quella che avete installata), posseduta dall'utente root del gruppo wheel. Dobbiamo perciò creare un link (comando ln) a questa cartella e chiamarlo mysql. E dovremo farlo facendoci passare per un amministratore del sistema, cioé usaremo il comando sudo, pronti a fornire la password:

sudo ln -s mysql-5.1.36-osx10.5-x86

Come previsto, ci viene richiesta la password ed il comando verrà eseguito. Per sicurezza, proviamo a vedere se ora la cartella c'è, usando lo stesso comando di prima:

ls -ldt mysql*

Questa volta il risultato sarà qualcosa del genere

lrwxr-xr-x 1 root wheel 25 12 Ott 00:38 mysql -> mysql-5.1.36-osx10.5-x86/
drwxr-xr-x 17 root wheel 578 4 Ott 11:41 mysql-5.1.36-osx10.5-x86

Notiamo nella prima riga che Unix ci fa sapere che la cartella di nome mysql punta a quella sotto, che è proprio quello che volevamo.
Ora non ci resta che chiudere il Terminale, riaprire le preferenze di sistema, pannello MySQL e vedremo che questa volta il server si avvierà senza problemi!

2009-10-12

Snow Leopard ed i 64 bit

Con un po' di ritardo, come al solito (sempre meglio attendere che altri facciano i primi test!): ho aggiornato a Snow Leopard sul mio MacBook Pro!
Si è molto parlato del passaggio a 64 bit, utilizzabile solo su Mac non troppo vecchi. Per riassumere, ci sono al momento 3 tipi di computer:

  1. Mac basati su PowerPC (PPC): possono dimenticarsi direttamente di Snow Leopard, dato che funziona solo con le CPU Intel. Ciò non toglie che siano ancora utili: a casa mia, attualmente un eMac sta facendo il server ed il PowerBook G4 è ancora arzillo, con il dual boot Tiger - Leopard.
  2. Mac basati su Intel con EFI a 32bit: supportano SnowLeopard e possono far girare i software progettati a 64bit; a seconda dei modelli possono o meno avvantaggiarsi delle altre innovazioni (e poi si diceva che SL era solo una grande sequenza di patch...); il kernel lavora a 32 bit.
  3. Mac con CPU Intel con EFI a 64 bit: supportano tutti i software a 64 bit, ma vengono di default avviati con il kernel a 32 bit. Volendo possono essere lanciati col kernel a 64 bit.
  4. Mac speciali: praticamente solo gli XServer di ultima generazione, partono di default con il kernel a 64 bit.
Chi possiede il tipo 2 potrà utilizzare tutti i nuovi software che verrano rilasciati per SL, ottenendo anche un buon speed bump. Chi invece possiede il tipo 3 avrà probabilmente accesso a buona parte dei vantaggi di SL, ma avrà anche la possibilità di scelta: infatti, come detto sopra, questi Mac si avviano di default con kernel a 32 bit. Per avere anche il vantaggio del 64 bit nativi, basta riavviare e non appena si sente il classico "boing" di avvio, si tengono premuti i tasti 6 e 4 (ma guarda un po'...) ed avremo che anche il kernel viaggerà a 64bit.

Ma perché Apple non ha lasciato che i Mac compatibili con i 64bit non si avviassero subito in tal modo? Semplice: ci sono in giro tantissime estensioni e plug-in non ancora aggiornati che potrebbero minare dal profondo la stabilità del sistema. Nel momento dell'installazione, SnowLeopard controlla le estensioni e sposta quelle certamente non compatibili (nel mio caso ne ha trovate due), ma nulla garantisce che quelle rimaste siano corrette; per cui di default i Mac si avviano con il kernel a 32 bit.
Prima però di provare direttamente, dobbiamo sapere se il nostro Mac ha la EFI giusta; apriamo il terminale e scriviamo il seguente comando:

ioreg -l -p IODeviceTree | grep firmware-abi

Se il risultato contiene una stringa simile

| | "firmware-abi" = <"EFI64">

siamo a posto! Se invece compare "EFI32", non c'è niente da fare (anche se qualcuno sta pensando di aggiornare l'EFI: vedremo se avrà successo): potremo utilizzare lo stesso i software a 64 bit, ma in modo non nativo, esattamente come potevamo già fare con Leopard; unica cosa: con SnowLeopard dovremo espressamente dirlo. Basta selezionare l'applicazione, aprire le info (cmd-I) e togliere la spunta al check "Apri in modalità 32 bit" e il software partirà in 64 bit.
Ora che sappiamo di avere un Mac compatibile, usiamo la procedura descritta (tasti 6 e 4) per riavviare; come controllo, dopo l'avvio lanciamo l'applicazione System Profiler (si trova dentro /Applicazioni/Utility). Sulla colonna a sinistra clicchiamo su Software e sulla destra verifichiamo che la scritta Estensioni e Kernel a 64 bit abbia a fianco un bel SI.
Supponendo che tutti i nostri programmi funzionino, ora siamo col kernel a 64 bit... fino al prossimo riavvio! Anche se i nostri Mac vedono pochi boot, può capitare di doverlo fare p.es. per una installazione di un nuovo software o per un aggiornamento di sistema. È semplice verificare che un riavvio ci riporta al kernel a 32 bit voluto da Apple.
Ma noi non ci scoraggiamo! Esiste una piccola applicazione (la trovate qui) in grado di dirvi che tipo di Mac avete e di fare quello che serve per farvi partire stabilmente a 64 bit. Questo è il percorso consigliato per chi non conosce bene Unix, in quanto è senza pericoli.

Se invece siamo abituati a muoverci nei meandri di MacOS, armiamoci di TextWrangler e andiamo ad aprire il file /Library/Preferences/SystemConfiguration/com.apple.Boot.plist. Trattandosi appunto di un .plist, potremmo anche farlo più facilmente con il Property List Editor, che però viene installato solo assieme a XCode, cosa che non fanno tutti. In teoria, dovremmo persino farlo da Terminale, per non modificare i permessi; ma questo lo correggeremo.
Proseguiamo quindi con TextWragler; troveremo nel file queste righe:

<key>Kernel Flags</key>
<string></string>



e dopo la modifica dovremo avere sulla seconda riga:

<string>arch=x86_64</string>

Salviamo e dal prossimo avvio saremo sempre automaticamente col kernel a 64 bit! Ripeto: provate questa strada solo se vi sentite confidenti, altrimenti rischiate di danneggiare il sistema, arrivando anche a non farlo più ripartire; siete avvisati!

Ora che siete a posto, potete provare i vari software per vedere quali sono compatibili; personalmente non ho avuto grossi problemi: persino Bryce 5.5 e Poser 5, anche se abbastanza vecchi, funzionano (Poser 5 ogni tanto ha qualche indecisione). Parallel 4 deve essere aggiornato (in modalità 32 bit funziona) con una patch dal sito, come anche Cyberduck; Eclipse e Flex Builder non hanno problemi. Le Preferenze di Sistema sono tutte a 64 bit, escluso MacFuse, che però funziona comunque (quindi XMarks, Growl e così via).
Non ho fatto prove esplicite di tempi, ma la sensazione di velocità è netta: sul mio MacBookPro a 2.5GHz, con 2 GB RAM il Finder è una scheggia e Safari parte con un solo saltello. Le applicazioni a 32 bit sono un po' più lente, ma forse sempre più veloci che a 32 bit. X11 fa girare egregiamente Gimp.
Notizia inaspettata: anche la mia interfaccia Midi M-Audio Midisport 2x2 funziona egregiamente con il normale driver, anche se il produttore non ha ancora rilasciato i driver appositi (la 1x1 è persino supportata nativamente da SL!). Anche MySQL non mi ha dato problemi (salvo una piccola correzione, di cui parleremo tra breve).

Diciamo quindi che vale la pena fare un tentativo con i 64 bit!

2009-10-11

Batterie nucleari e virali

Alcuni ricercatori dell'Università del Missouri stanno provando a ridurre ai minimi termini una pila nucleare, in modo che sia possibile utilizzarla al posto delle attuali pile alcaline.
Il sistema è semplice: un preparato radioattivo decade emettendo particelle cariche (la normale radioattività) e queste possono essere raccolte per generare corrente elettrica. L'idea non è nuova: simili apparati sono utilizzati da tempo per dare energia ad alcune navicelle spaziali e (manco a dirlo) in campo militare; ma mentre da un lato c'è l'enorme vantaggio che un decadimento radioattivo può durare migliaia di anni, con conseguente durata della batteria, dall'altro c'è il fatto che questi dispositivi sono troppo grandi per alimentare qualcosa di più piccolo di un sottomarino.
In effetti l'energia a disposizione garantirebbe una corrente costante per moltissimo tempo, ma le particelle ad alta energia emesse, a lungo andare danneggiano il semiconduttore solido che deve raccoglierle: è ovvio. È proprio per questo che la pila deve avere grandi dimensioni, in modo da avere sempre un guscio di semiconduttore che fornisce corrente. Allora la scelta dei ricercatori è stata di utilizzare un semiconduttore liquido, che le particelle non possono danneggiare.
Ora la ricerca sta cercando di miniaturizzare il tutto, per arrivare a batterie di dimensioni normali, ma con una durata milioni di volte maggiore di quelle attuali.
Naturalmente, il nome "nucleare" può può far pensare ad una via non praticabile, visti i problemi di sicurezza p.es. dei reattori di potenza; tuttavia, alcuni sistemi basati sulla radioattività atomica sono normalmente usati nella vita comune: pensiamo ad esempio ai pacemaker! Inoltre proprio il liquido che estrae corrente elettrica serve anche per schermare l'esterno dalle radiazioni potenzialmente dannose.

Qualche mese si è parlato ancora di batterie, ma questa volta basate su virus modificati geneticamente: in questo modo, tali virus non sono pericolosi per l'uomo e verrebbero usati per costruire micro-poli elettrici delle dimensioni di un decimo di un capello. I ricercatori del MIT sono così riusciti a produrre una sotticle pellicola che agisce come un anodo. Al momento le pile così costruite hanno le dimensioni di una moneta, ma si pensa di poter ulteriormente scendere più in basso, fino ad avere batterie che prendono la forma dello strumento elettronico che alimentano. Al momento possono subire un centinaio di cicli di carica-scarica prima di perdere efficienza, ma ci si attende di migliorare ulteriormente. Inoltre non verrebbe usato alcun materiale potenzialmente dannoso per l'ambiente.

2009-10-03

Browser che vai, browser che vieni...

Ancora diminuzione di market share da parte di Internet Explorer, anche se resta per il momento il più usato.
Infatti, secondo il sito Statcounter (che raccoglie circa 11000 conteggi al mese) nell'ultimo anno il browser di Microsoft sta continuando a scendere (ora è attorno al 60%), mentre Firefox mantiene un leggero guadagno, portandosi al 30%. Molto staccati gli altri browser: 4% per Safari, 3% per Google Chrome, 2% per Opera.
Tra questi, registra un certo successo Chrome, che negli ultimi 3 mesi sembra aver superato Opera.
Se però si considera solo l'Europa, il divario tra Explorer e Firefox si riduce: 50% per il primo, 40% per il secondo.
Nel Nord America, invece, una parte di quote di Firefox è stata erosa da Safari, che si mantiene sul 10%. In casa nostra, Explorer e Firefox confermano la media mondiale, mentre si registra una crescita di Chrome, appena sotto il 10%, con Safari al 8%.
Per quanto riguarda i sistemi operativi usati per navigare su internet, XP la fa da padrone con il 70%, leggermente in calo rispetto a Vista (salito al 20%!), mentre MacOS X si aggira sul 7%.

2009-09-04

Ecco a voi... Gli alberi artificiali!

Non è un prodotto Apple, non è un gioco e non è neanche uno scherzo! E' solo una delle tante idee inserite in un libro recentemente pubblicato dall'Institution of Mechanical Engineers (qui il sito web).

L'inquinamento continua ad aumentare e gli alberi non riescono più a trasformare tutta l'anidride carbonica prodotta dall'uomo: come aiutarli? Piantando degli altri alberi artificiali.

Secondo le previsioni dell'IMECHE, potrebbero arrivare ad essere 100'000 solo nel Regno Unito e sarebbero in grado di diminuire le emissioni dannose (di cifre ancora non se ne parla), nelle zone più urbanizzate, nel giro di 10 o 20 anni. E sempre dalle stesse previsioni si evince che le nuove tecnologie, attuali e future, potrebbero aiutare l'uomo a salvarsi dalla catastrofe (stile Wall-E).
Gli alberi artificiali sono solo una delle proposte inserite nel tomo: la geo-ingegneria potrà, nei prossimi 100 anni, portare alla (quasi) completa decarbonizzazione dell pianeta.

Ma queste non sono solo previsioni di qualcosa che potrà accadere: gli alberi artificiali esistono già! Si alimentano ad energia eolica e sono in grado di "succhiare" l'inquinamento e trasformarlo in ossigeno.

Saranno la soluzione ai problemi che attualmente affliggono la Terra? Questo nessuno lo può dire, ma nel frattempo sarebbe altrettanto utile cominciare a preferire la bici per girare in città ed a ricordarsi di spegnere gli elettrodomestici che non servono.

2009-08-14

Guerra fredda contro iTunes

Bisogna proprio chiamarla guerra fredda: nessun colpo vero, ma solo minacce, dove, guarda caso, i consumatori ci rimettono. Mentre Apple lavora ad un probabile nuovo formato multimediale, chiamato Cocktail, che dovrebbe contenere informazioni aggiuntive (come video e testi) oltre i singoli brani, alcune delle più importanti etichette musicali, fra cui Sony, Universal ed EMI, stanno sviluppando il Cmx.

Cmx sarà un altro formato multimediale, sviluppato principalmente per contrastare il Cocktail di iTunes (e, probabilmente, sarà eseguibile su qualsiasi lettore musicale, iTunes escluso): ogni file Cmx conterrà un intero album, alcuni video, interviste agli artisti e altre cosette "interessanti".

Sta quindi finendo l'era del "mi compro una canzone" che il digitale aveva portato? Finiremo di nuovo ad acquistare album interi, di cui poi ascolteremo sì e no una canzone, lasciando a "marcire" tutti i video, le interviste, i testi ecc ecc...?
A volte, questa guerra fredda di cui parlavo prima, ci porta solo indietro nel tempo...